Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
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20 Marzo 2017

Nuovo racconto da Padre Aldo

Abbiamo ricevuto da Aldo questo racconto dedicato agli amici che da sempre lo aiutano, scritto in una domenica pomeriggio stranamente senza impegni, accompagnato da un paio di foto....

Vorrei offrire
questo umile raccontino
come omaggio di ringraziamento
ai tanti amici che sempre hanno aiutato!

Nullatenenti

Cronaca di un pomeriggio preso a caso, raccontandone la nuda verità.

Rientro a casa prima del solito, poco dopo l'una e mezza. Le bombole di ossigeno per la sala operatoria non sono ancora arrivate da Nacala, città portuale a 700 km a nord. Finché non arrivano non si può operare. Ne sono infatti rimaste appena tre: tutte già a metà. Bisogna lasciarle da parte per le operazioni di urgenza. Morale della favola: oggi sono state cancellate le operazioni elettive ed eccomi già a casa.

Seduta sull'erba, accanto al cancello, c'è un'anziana signora che viene da parecchi giorni a chiedere aiuto per pagare il risarcimento in nome di suo nipote. In casa di vicini, non si sa bene come, ha fatto cadere sul pavimento il televisore, che si è rotto. Finché non paga il valore del televisore, deve rimanere in stato di fermo nella squadra della polizia. Il valore è di 3.500 mts, circa 50 euro. Una somma irraggiungibile per la famiglia. Per questo nonna Marianna viene due volte al giorno per sapere se è arrivata qualche offerta. Al mattino l'avevo avvisata che c'era già qualcosa e così mi ha aspettato sul prato per non perdere l'occasione.

Vado su in stanza a prendere i soldi e quando torno c'è già accanto a lei il signor Dinis, amputato di una gamba, entrato di corsa dal cancello sulle sue stampelle, appena ha visto nonna Marianna entrare in fretta e sedersi davanti alla porta d'ingresso. Anche lui da parecchi giorni aspetta che gli possa pagare i due mesi di affitto della sua capanna, 1.000 mts.

Comincia a piovere e per un po'di tempo non ci sarà nessuno per la strada.

Quando smette, vado al cancello per far comprare al guardiano 300 mets di credito per il telefonino. Vendere i cartoncini di credito: è una delle attività più sfruttate dai ragazzini. Se ne trova uno o due ogni cento metri. È un'entrata irrisoria, ma è sempre un contributo per poter comprare un po' di pesce secco o qualche altra piccola cosa per avere il "caril", cioè il companatico da mangiare con la polenta. Il mangiare è fatto di due cose: la polenta o il riso per "riempire la pancia" e il caril per dare un po' di sapore e di gusto allo sfamarsi.

Mentre aspetto che torni il guardiano con il credito per il telefono, si ferma un ragazzo, Abel, che mi saluta soltanto. Oggi non chiede nulla. Mi dice che è soddisfatto perché ha pulito il cortile di una signora, che gli ha dato da mangiare due pannocchie di granturco arrostito sulla brace, che si vendono lungo i marciapiedi. Così per oggi è già a posto! Ma vuole aggiungere qualcosa di bello: mi mostra un sacchettino di plastica, quasi vuoto. È un regalo che quella signora gli ha dato: quattro pezzetti di carbonella per accendere il fornello e poter cuocere qualcosa in casa per domani. Lo mostra come un piccolo tesoro inatteso.

Rientro in casa passando dal prato di dietro. C'è seduto per terra un poliomielitico con le gambe inservibili, rannicchiato, che aspetta in silenzio. È già buio e gli chiedo cosa fa seduto da solo lì fuori, a quell'ora. Mi dice che è venuto da Namacurra (settanta chilometri) con la sua carrozzella tipo triciclo, ormai stravecchia e quasi inservibile, caicata su un camion. Ha passato tutta la mattina al centro ortopedico dell'ospedale, dove si costruiscono e aggiustano le carrozzelle. Alla fine gli hanno detto che non ci sono i copertoni per le tre ruote. I soldi per comprarli non sono ancora arrivati. Ha lasciato lì la carrozzina ed è venuto con l'aiuto di un taxi bicicletta a casa mia per chiedere soccorso.

"Sono arrivato alle tredici e mi sono seduto sotto gli alberi. Adesso sono venuto sulla porta per farmi vedere". È appena ricominciato a piovere a dirotto. E gli schizzi dell'acqua lo bagnano. Lo invito ad entrare e a sedersi su una sedia. Mi racconta che si guadagna da vivere aggiustando le biciclette sulla strada a Namacurra. È poca cosa, ma riesce a mangiare tutti i giorni. Ora, però, i copertoni non se li può comprare al mercato: costano 300 mts ognuno e ne ha bisogno di tre. Avrebbe bisogno, in realtà, di una nuova carrozzella, perché la sua la ricevette nel 2001, sedici anni fa.

"Va ancora, perché io mi intendo di biciclette…".

Mi chiedo come posso fare per aiutarlo. Dove andrà a dormire stanotte? Dal racconto ho capito che non ha mangiato nulla tutto il giorno, ma non ha voluto pesare dicendo che è in digiuno da ieri. Gli dico di aspettare lì nell'ingresso, che gli faccio portare da mangiare un piatto di riso e pesce, con fagioli e verdura. Quando arriva, lo riceve con gratitudine e mi dice " Avevo molta fame!..".

Noi andiamo in chiesa per l'adorazione e poi penseremo a come tornare a casa, con quella pioggia. Durante l'adorazione smette quasi di piovere e nel frattempo è arrivato un altro giovane che è venuto a cercarlo.

È suo fratello, che lo aveva accompagnato da Namacurra ed aveva spinto la carrozzella dal centro ortopedico fino al nostro cancello. Anche lui non aveva mangiato nulla. Il nostro guardiano, che era rimasto a chiacchierare con loro, mi dice che vogliono tornare a Namacurra stanotte. I minibus che vanno a Namacurra partono da lì vicino a casa nostra e possono caricare sul tetto la carrozzella. Diamo da mangiare anche a suo fratello e poi vado a prendere mille meticais per comprare i copertoni al mercato e pagare il viaggio di ritorno. Il guardiano aveva già fatto fermare due taxi bicicletta per poter andare alla stazione dei minbus spingendo anche la carrozzella. Ci ringraziano e salgono sulle biciclette taxi, accompagnati dal guardiano fino al cancello. Un saluto con la mano. "Buona notte e buon viaggio!" "Buona notte e grazie!"



FINE


Quelimane, 19 Marzo 2017


firma aldo

la didascalia alle due immagini seguenti è stata scritta personalmente da Padre Aldo:

…con le persone che sempre mi cercano e mi circondano in ospedale e poi mi accompagnano fino alla macchina…



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