Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
Sito Ufficiale
Martedí  18-12-2018   ore  22:11    Buona Sera   IP 54.89.187.28
(Buon Natale!!)
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Ricordiamo che l'indirizzo di posta elettronica di Maria Teresa, sorella di Padre Aldo è ora il seguente
mtsalioni@gmail.com
il precedente indirizzo di posta non è quindi più valido. Grazie

15-12-2018
Riceviamo da padre Aldo un bellissimo filmato autorealizzato con tecnica "selfie" dalla sala operatoria di Nampula, con i suoi auguri di Natale e Nuovo Anno
come sempre, padre Aldo ci tiene al corrente sia della sua attività medica che di molti aspetti della situazione sociale e politica del Mozambico


Cliccare sul simbolo triangolare per avviare il video e cliccare su per metterlo in pausa
.




Il filmato è di grosse dimensioni e per evitare di sovraccaricare il server del sito www.padrealdo.net, il relativo file è stato postato su YouTube al link https://youtu.be/Cksbl8mNBQU
12-12-2018
Riceviamo da padre Aldo un altro racconto

come potrete leggere, il nuovo sistema di controllo delle richieste inaugurato a settembre non riesce ancora ad alleggerire la pressione su di lui, tutti vogliono presentare personalmente le loro richieste.

Con gli auguri più sinceri di un Natale di pace e serenità a tutti voi, ringrazio per l’attenzione e la lettura
mts


Carlos e la sua canoa
Secondo episodio de "I fratelli di Giuseppe"

Torno a casa dopo la metà del pomeriggio e subito sbucano, di tra gli alberi del giardino, dove erano sparsi in cerca di qualche frutto da mettere sotto i denti, più di dieci persone in cerca di aiuti.
Sono circondato e tutti parlano allo stesso tempo, ognuno raccontando il suo cruccio, incurante degli altri che, anch’essi quasi gridando per farsi sentire, stanno facendo la stessa cosa.

Ce n’è uno solo che resta in silenzio, un passo dietro gli altri. Lo riconosco subito: è Carlos, il pescatore di Chinde. La sua vista, devo dire, mi preoccupa. È sempre l’uomo più disgraziato del mondo.
Chinde è una località situata in un’isola in mezzo alla foce del grande fiume Zambesi. Orfano di padre e madre, vedovo, con un figlio di 12 anni, HIV positivo, vive prendendo gli antiretrovirali. Dopo aver tentato molte maniere per sopravvivere nella povertà più reale, da alcuni anni sembra aver trovato la sua strada, facendo il pescatore con rete e canoa in quel lembo di Oceano Indiano che si mescola con le acque dolci dello Zambesi. Ha due compagni in società con lui. Bisogna conoscere bene il flusso delle alte e basse maree, perché generano correnti che possono essere molto pericolose, se le onde cominciano a incresparsi e si alza il vento.
Cominciò in qualità di garzone, per imparare il mestiere e poter contare su una parte del pesce pescato, per riuscire a mangiare tutti i giorni, o quasi. La rete si ruppe e venne a chiedermi i soldi per comprarne un’altra. Alla fine il sodalizio si sciolse e Carlos riuscì a recuperare una canoa molto vecchia e abbandonata, e a mettersi in proprio con due compagni soci.
Un anno fa apparve a Quelimane quasi in fin di vita, con una tosse cavernosa, sputo sanguinolento, febbre e brividi. Si ricoverò in medicina con bacillo di Koch di tre croci, demoralizzato. Rimase ricoverato un certo periodo, per cominciare a rimettersi; poi tornò a Chinde, perché il sistema nazionale di salute del Mozambico distribuisce gratuitamente gli anti retrovirali e gli anti tuberculari In ogni unità sanitaria del Paese. Lo rividi dopo tre mesi e non sembrava più lui, senza tosse o quasi, e un po’ ingrassato. Era venuto per un controllo.

Ed ora? Ci sarà un’altra disgrazia? Aspetto che il gruppo si esaurisca e lo chiamo a parte, per sapere cos’è successo.
"La settimana scorsa si è alzata una bufera ed abbiamo fatto naufragio a quasi un chilometro dalla riva. Io so nuotare, ma il mare era mosso ed i miei compagni ogni tanto andavano sotto. Io li ho aiutati e spinti verso riva. Per fortuna alcuni pescatori di un’altra barca ci hanno visti e ci hanno soccorso. Ci siamo salvati tutti e tre, ma dopo aver bevuto molta acqua! I soccorritori sono riusciti a recuperare la rete, ma senza barca non è possibile fare nulla. Ne ho trovata una in vendita, quasi nuova, per 9.000 meticais (equivalenti a 130 €). Sono venuto da papà per chiedere aiuto per comprare la canoa".
"Certamente ti voglio aiutare, ma in questo momento non ho soldi in cassa. Bisogna aspettare che arrivi una nuova offerta."
"Quanti giorni bisogna aspettare? Non ho con me che i vestiti. Per dormire posso andare nella stazione delle corriere, ma di notte ci vuole una coperta. "
"Ce n’è rimasta una ancora, l’ultima. Te la posso dare subito. Ma come fai per mangiare? Soldi non ce ne sono."
"Se avesse mille meticais, potrei arrangiarmi a mangiare manioca e pesce secco . Sono capace di andare avanti una settimana".
"Ti posso dare i soldi che ho per comprare il diesel. Mille te li posso dare."
Combiniamo che, se sorgono problemi, verrà ad avvisarmi.
Il giorno dopo mi aspetta al cancello di casa.
"Padre, di notte fa ancora molto freddo. Non avrebbe una maglia pesante da indossare?"
Vado in camera e ne trovo una bella pesante, che a Quelimane, col caldo che fa, non ho mai usato.
Gliela do.
" Quando posso venire per sapere se sono arrivati soldi per comprare la canoa?"
" Torna fra cinque o sei giorni, potrò avere notizie più precise."
Al sabato viene a cercarmi. Lo chiamo da lontano.
"Lunedi o martedì dovrei già avere con me i soldi."
"Grazie, papà. Che bella notizia. Ma non ho più nulla da mangiare."
Mi sono rimasti solo trecento meticais. Glieli do.
" Fino a lunedì ce la farò."
Arrivano i soldi e ne metto novemila in tasca. Ne aggiungo altri mille per il viaggio. Li voglio avere gia pronti, per darglieli subito e farlo partire senza più attese.
Martedì mattina è fuori dal cancello, quando esco per andare all’ospedale. Infila un braccio dentro il finestrino e glieli metto in mano. Nessuna parola, per non far trasparire nulla ai molti che si affollano attorno alla macchina. Solo un sorriso, un inchino e un segno di croce. Poi un ciao , solo con la mano.

Maputo, 11 novembre 2018 .
3-12-2018
Nuovo racconto di Padre Aldo

I fratelli di Giuseppe

Giuseppe, figlio di Giacobbe, fu venduto dai suoi fratelli e condotto schiavo in Egitto. Sapeva interpretare i sogni e predisse al Faraone che il suo sogno delle sette vacche grasse, sostituite da sette vacche magre, si sarebbe avverato: a sette anni di grande abbondanza sarebbero seguiti sette anni di terribile carestia. Il Faraone gli credette e lo costituì suo ministro di fiducia per vincere la fame.

Quando la carestia arrivò, abbracciò anche tutti i paesi vicini e colpì Giacobbe e tutti i suoi figli. Spinti dalla fame, i fratelli di Giuseppe attraversarono il deserto per arrivare in Egitto alla ricerca di cibo!

Ancor'oggi questa storia continua ad essere vissuta da una moltitudine senza numero di fratelli di Giuseppe. Spinti dalla fame vanno in Egitto alla ricerca di un aiuto. Lo scopo fondamentale è uno solo: trovare da mangiare…

1. Arlindo

Sto finendo di operare la penultima del giorno. L'infermiera dell'amministrazione mi viene ad informare: "C'è una persona che ha chiesto di parlare con lei, all'entrata del blocco".
"Va bene. Le dica che arriverò fra cinque minuti"
Lo riconosco da lontano: è Arlindo un ragazzo poliomielitico con le gambe incrociate e rattrappite. Sta seduto per terra accanto alla porta d'entrata. È sceso dalla carrozzella tipo triciclo per entrare a parlare con me. Era venuto a chiedere due copertoni al centro ortopedico dell'ospedale. Ce n'era qualcuno ancora in magazzino e glieli avevano già dati. Da me cercava aiuto per la tosse che lo infastidiva.
"Sei stato al pronto soccorso?"
"Ancora no"
"Aspetta, allora, che ti faccio una ricetta di antibiotici, per non farti fare due viaggi con la carrozzella. Vai a ritirare le medicine alla farmacia dell'ospedale col prezzo fisso di cinque meticais."
"C'è anche un'altra cosa, pai. Sono quattro mesi che non pago l'affitto della capanna e il padrone ha minacciato di chiudermi fuori e di ritirare la chiave"
"Quant'è l'affitto al mese?"
"Cinquecento meticais"
"Cinquecento li ho, ma sono rimasto a secco e non ho i duemila (circa 30 euro) per saldare il debito. La prossima settimana devono arrivare un po' di soldi. Se paghi questo ultimo mese subito, non ti toglierà la chiave.
Il resto del debito lo troveremo."
Mi faccio portare il blocco di ricette con la carta carbone e il timbro dell'ospedale. Scrivo la ricetta e poi la timbro anche col mio di medico. Gli porgo la ricetta e noto che anche le braccia sono solo delle braccine.
"Chi ti spinge la carrozzella?"
"È mia sorella."
Gli apro la porta per farlo uscire, camminando sul sedere. La sorella, sui dodici anni, mi viene incontro per salutarmi con un bacio.
"Ma io ti conosco!"
"Sì, sono la figlia di Sunde!" Ora la ricordo e ravviso le fattezze di quando era bambina. Sunde era stato suo papà! Anche lui viveva in carrozzina, povero e felice, amputato delle due gambe. Viveva di elemosine davanti alle botteghe, mentre la moglie lavorava coltivando il riso appena fuori città.
Mi ricordo di lui: quando ci incontravamo era sempre contento e alla fine scoppiava in una risata, buttando indietro la testa e sbattendo le palpebre senza interruzione. La risata di Sunde! Come potrei mai dimenticarla?
Il suo ricordo mi fa aprire gli occhi: fratello e sorella, marito e moglie, papà e figlia, tutto vero, ma di una verità che non è di questo mondo, che solo facendola vivere diventa vera e diventa capace di essere capita!


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