Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
Sito Ufficiale
Martedí  5-7-2022   ore  11:22    Buongiorno   IP 44.192.114.32
Purtroppo la notte del 5-1-2022 è mancata Maria Teresa, la sorella di Padre Aldo, che da sempre ha instancabilmente supportato in ogni modo e fino all'ultimo la sua opera.
Padre Aldo ha preparato una presentazione PPTX con alcune immagini di una visita di Maria Teresa in Mozambico avvenuta alcuni anni fa.

Chi è interessato, può scaricarla in formato compresso cliccando qui. (9.2 MB)

Ecco la comunicazione di Padre Aldo:
Carissimi, sono riuscito a fare una piccola raccolta delle immagini di Maria Teresa quando visitò il Mozambico (nel 2017, se ricordo bene)
Le ho inviate a 7 indirizzi che avevo in memoria, ma molti altri le desidererebbero.
Chiedo aiuto a chi ha indirizzi, per diffonderle. Grazie
Aldo

Il file, dopo la decompressione, può essere visualizzato mediante Microsoft PowerPoint©, oppure con un visualizzatore freeware scaricabile su questo link

ARCHIVIO dei vecchi articoli dal 2014 al 2004 [click per aprire/chiudere]
22-4-2022
Padre Aldo ci invia questo messaggio


Triduo Pasquale

Uno dei regali più belli della quaresima è stato quello di sentire un invito pressante a cercare di riconoscere Gesù stesso in ognuno dei tanti che ogni giorno vengono a chiedermi qualcosa. Una vera grazia interiore, che non mi era mai successa in forma così esplicita. Ancor prima di aprir bocca, ricevo l'avvertimento "sta attento: questo sono io".
Così mi preparo, e sapendo che è Gesú travestito, cerco di trattarlo con più attenzione e benevolenza. Mi sono meravigliato di me stesso, perché riconoscevo di non essere da solo a rendere possibile questo riconoscimento. Fin dall'inizio di questa grazia, quando la persona se ne andava, mi veniva spontaneo di farne memoria, se così posso dire, cioè di registrare l'incontro nella memoria, da conservare nella cartella "Gesù, oggi".
Alla sera, prima di addormentarmi, mi veniva spesso il desiderio di riesaminare gli incontri del giorno. Dopo un po' è divenuta una scelta, una determinazione, di non lasciare che si confondessero, questi ricordi, con tutti gli altri di differente qualità. Più volte m'è venuto il desiderio di prenderne nota per iscritto, ma come fare, col sonno che sempre ne accompagnava il riesame? Lasciavo perdere: in fondo era una cosa solo mia.
A farmi decidere di fissarne per me il ricordo, è stata l'occasione che si è presentata Venerdì Santo a notte. Volevo seguire la via crucis del papa a Roma alle ore ventuno in eurovisione, trasmesse da Rai Internazional. Alla fine della prima stazione suona il cellulare. "Ah, è del tale!"
Uno che sempre viene a lamentarsi di essere vittima di soprusi. Rispondo per cortesia, ma già con un po' di rimorso per essermi sentito scomodato, perché siamo dopo le nove di sera e sto seguendo la via crucis col papa. Ma è il travestimento scelto da Gesù e scaccio la tentazione di essere scomodato. Mi racconta che ha fatto tardi a rientrare in un condominio con guardiano, il quale si rifiuta di aprirgli il cancello. Mi prega di telefonare alla direttrice del condominio, che conosco personalmente, per onvincerla a telefonare a sua volta al guardiano, per far aprire il cancello.
Accetto e telefono, ma questa non risponde. Le mando allora un messaggio e ritorno alla televisione. A metà della terza stazione suona i telefono: è la direttrice. Mi infoma che il guardiano aveva aperto, ma fuori non c'era più nessuno. Ascolto la lamentela che la direttrice fa del mio amico, con pazienza. Torno alla via crucis. Passano due stazioni e il telefono suona di nuovo. È il mio amico, che aveva finito il credito ed era corso a comprarne uno. Ora era tornato, ed aveva parlato con la direttrice e quindi tutto era risolto. Torno alla via crucis. Appena mi siedo, mi chiama di nuovo la direttrice per lamentarsi del comportamento scorretto del mio amico. Ma è solo uno sfogo e in fretta mi dà la buona notte. Ritorno alla via crucis e assisto alla conclusione col saluto del papa e alla sua benedizione. Mi soffermo a pensare ai due modi di incontro Gesù in questa notte: con la televisione e col telefono.
Sabato Santo. Andiamo tutti in cattedrale per il canto delle lodi e ufficio delle letture, con i religiosi e le suore della città. Al rientro in casa trovo tre persone che mi attendono. Il primo è un signore che desidera provare un paio di occhiali per poter leggere, ma la ricetta che presenta è di forte miopia. Gli spiego che non ho occhiali con graduazione negativa da miopia, ma poi penso che, forse, anche per un forte miope, quelli con una graduazione di +1 o +2 potrebbe andare. Ne porto fuori alcuni esemplari e quando mette quelli di +2, la faccia si illumina: "Con questi, sì che leggo bene!". Mi ringrazia con effusioe e subito si alza per uscire.
Gli altri due sono due visitatori cronici, che vengono spesso a raccontare le loro cose e per chiedere poi, alla fine, sempre qualcosa. Dopo mezz'ora buona di conversazione, riesco a far contento uno di loro dando due cerotti medicati per una ferita sulla faccia. La ferita è già secca e sulla faccia non si usano medicazioni per quel tipo di suture, basta lavare con acqua e sapone. Alla fine cedo alle pressioni e gli porto due cerotti detti "pensi rapidi". Quando li vede, mostra tutta la sua soddisfazione e si alza per uscire. Anche l'altro, che non aveva bisogna di niente, si accoda e se ne va. Al pomeriggio altre due visite, ma volevano solo una compressa di paracetamol per il mal di testa.
Oggi, è Pasqua. Quando mi alzo, mi chiedo come verrá oggi Gesù risuscitato? Apro il telefono e trovo un messaggino di un'infermiera che lavora nel Centro di salute accanto alla chiesa. "Buona Pasqua, padre. Sono in servizio da ieri mattina alle sette e, stanotte, non mi hanno dato il cambio. Ho una gran fame! Non è rimasto nulla in casa, della cena di ieri sera?"
La chiamo al telefono e le dico che dopo la doccia, andrò in cucina a cercare qualcosa. Gesù risorto è venuto così, per telefono!
Trovo una bistecca e riso, mandioca lessa e una fetta di torta. Scaldo al micro onde e preparo un recipiente. Poi la chiamo perché venga al muro di cinta verso la chiesa, a ritirare il mangiare. "Arrivo subito!", risponde. Mi avvio verso il muro di cinta e la vedo entrare di corsa dalla porta che, dalla strada, si apre sul sagrato della chiesa. Prende il sacchetto al volo e corre di nuovo per tornare indietro al centro di salute.
Ormai è quasi l'ora della messa di Pasqua. Mi preparo con il camice e la stola in un sacchetto e vado col padre Mario alla chiesa. Mi chiedo sotto che aspetto si presenterà Gesù, al prossimo arrivo.
Passa l'ora d'inizio della messa. P. Mario comincia a lamentarsi per la mancanza di puntuaità del celebrante principale. Cerco di ammansirlo: "Oggi è Pasqua di Risurrezione! Non si possono avere amarezze! ". Poi, d'improvviso si ricorda di non aver portato con sé la maschera anti covid. "Vedi? il ritardo era per aiutare te!". Si toglie il camice e la stola e corre a casa a prendere la maschera. Nello stesso momento, in uno degli apparecchi acustici sento il segnale di fine della pila. Metto la mano nella tasca di dietro dei calzoni: per fortuna c'era la carteira con le pile nuove! Mi siedo su un banco di cemento e cambio le pile. Torno a sentirci bene! Il padre celebrante entra di corsa dal fondo della chiesa: " Scusate, scusate! ".
Gesù, questa volta, aveva scelto il modo più gentile e più umile per venire a trovarci: arrivare in ritardo lui, per dare la possibilità a noi due di arrivare in tempo, per cominciare insieme la messa di Pasqua!



20-1-2021
Due nuovi racconti di Aldo
Quelimane quotidiana (3)

Santo Stefano in ospedale


Mi chiedono in comunità se anche domani, festa di Santo Stefano, andrò in ospedale.
"Certo – rispondo – abbiamo alcune malate operate di recente che devono essere osservate tutti i giorni. E poi ci sono sempre persone che vengono a chiedere di essere visitate per «favore speciale»".
Anche se Santo Stefano è fra Natale e domenica, in comunità celebriamo le lodi e la messa al mattino presto
Mi alzo con la speranza che all'uscita dal cancello non ci sia la solita ressa delle persone che vengono a presentare richieste di ogni tipo. Oggi devo mettere il diesel nel serbatoio e vorrei avere il campo libero. Non incontro ressa, ma una coppia di genitori insiste perché li lasci salire in macchina colla loro ultima figlia di un anno e mezzo. Il motivo è che piange molto per il mal di pancia e la frequente diarrea.
Arrivo al distributore di benzina e l'unica pompa libera da lavori in corso è occupata da un signore che sta riempiendo e firmando documenti.
Mentre aspetto che il cliente davanti finisca, i due coniugi mi vogliono convincere che la figlioletta sta male e che deve fare l'ecografia per scoprire la malattia che l'affligge. Penso che è meglio accontentarli subito, per poter cominciare al più presto ad osservare i pazienti internati. L'ecografia è vicino all'entrata dell'ospedale e, quando apro la porta, scopro con un certo piacere, che l'apparecchio di aria condizionata era rimasto acceso tutta la notte. Passare dal caldo torrido esterno al fresco dei 18 gradi della sala di ecografia dà un senso di benessere che oltre che al corpo, fa bene anche allo spirito!
Quando la piccola capisce che deve stendersi sul letto e vede la sonda dell'ecografo, comincia a gridare e ad agitarsi con urla di paura. Impossibile ottenere collaborazione. Allora la mamma si stende lei sul lettino e adagia la figlia sul suo addome in posizione supina, identica a quella sua. Questo messaggio è inteso dalla figlia che si calma sufficientemente. Continuano le grida altissime ma cessano quasi del tutto il tirare calci e il divincolarsi. Anche il papà collabora per tenerla ferma. Mi colpisce la pazienza con cui i genitori trovano la soluzione per permettere di fare la ecografia. L'esame corre abbastanza facilmente e riesco a controllare gli organi essenziali: fegato, vie biliari, vena porta, ilo epatico, aorta, vena cava, reni , milza, vescica e accertare l'assenza di patologia come tumori o ascite. I genitori assistono estatici e l'ecografia si conclude con l'assicurazione che la figlia ha tutti gli organi addominali in perfetto stato e quindi le loro paure sono scoperte infondate. Ancora una volta mi rendo conto del grande potere psicosomatico di questo esame, che poi completo, come è mio costume, con una relazione scritta dei risultati dell'ecografia. Mestre scrivo leggo ad alta voce le parole della relazione, che poi firmo; alla fine mi alzo per cercare il timbro nella tasca dei calzoni e timbro sotto i loro occhi il documento. Sembra poco, ma un timbro ben dato offre una garanzia che toglie ogni dubbio o discussione.
Arrivo con mezz'ora di ritardo al reparto di chirurgia e subito vado ad osservare le pazienti recentemente operate, insieme ai miei colleghi.
Subito dopo, l'inserviente che sostituisce il portiere mi presenta sua cugina che sanguina per il retto ed è preoccupatissima. La faccio aspettare alcuni minuti, finché si liberi la sala di osservazione. Mentre aspettiamo, arriva una coppia che porta una bimba di due mesi con un ascesso delle parti molli del collo. La osservo e noto che l'ascesso presenta una buona fluttuazione ed è pronto per essere drenato. Informo il papà che lo possiamo aprire nel reparto.

Visito la signora del sanguinamento rettale, ma non presenta nessun segnale di allarme; il retto è libero, senza tumori, ragadi o fistole perianali. Il dito che ha esplorato il retto esce col guanto pulito, senza sangue.
Tranquillizzo la paziente spiegando che per il momento non presenta allarme. Se l'emorragia si ripetesse, vedremo quali indagini si potranno fare a Quelimane.
Entra la piccola dell'ascesso e mentre prepariamo il necessario, il papà mi dice che ci siamo già conosciuti quando lui aveva 19 anni e l'operai di appendicite. Lo ringrazio per avermi ricordato il fatto: è sempre bello ricordare il motivo che ci fece conoscere.
Un po' di anestesia locale e un colpo di bisturi e subito l'ascesso si svuota, con soddisfazione di tutti! Un'altra signora vuole entrare per essere visitata, perché le duole il muscolo pettorale sinistro quando alza il braccio o solleva un peso. La osservo e le faccio compiere movimenti opportuni. Mi sembra una semplice mialgia. Le dico che abbiamo a disposizione solo ibuprofene e paracetamolo. "ibuprofene l'ho già usato ma non mi ha guarito".
"Se vuole, le potrei prescrivere diclofenac, ma deve comprarlo nella farmacia privata."
"Non ho i soldi necessari".
"Mi scusi, quando ha preso ibuprofene?"
"Tre o quattro mesi fa."
"Non c'è altra scelta che riprovare. Le aggiungo anche paracetamolo insieme."
Si convince a mala pena, ma accetta la ricetta.
Subito dopo entra un'altra signora con micosi interdigitale nei piedi. Le dico che il farmaco che si usa è clotrimazolo crema. L'informo che non so se ce n'è in farmacia dell'ospedale.
"Mi aspetti qui che vado a sentire in farmacia." Torno con la notizia che è finita. Le dico che lo può comprare nella farmacia privata, ma che costa molto più dei cinque meticais delle ricette della farmacia dell'ospedale. Alla fine accetta: è meglio avere in mano la ricetta, perché i soldi potranno apparire. Questa fila che non finisce mai comincia a stancarmi, ma cerco di usare la pazienza fino alla fine. Ne arrivano altre tre e poi mi cambio in fretta, perché vorrei arrivare a casa per mangiare con i confratelli, cosa che durante la settimana non avviene mai.
Vado alla macchina con la solita fila delle donne sedute alla sua ombra, per chiedere sempre qualcosa.
Per fortuna riesco a limitare a brevi parole il discorso e monto in macchina, facendo cenno di non salire per evitare che mi riempiano le orecchie di lamentele e di richieste durante il tragitto verso casa.
Inaspettatamente non insistono e mi lasciano chiudere la porta, senza che loro aprano le altre tre.
Mi incammino verso casa, soddisfatto, per essere riuscito ad accontentare tutte le persone in tempo per arrivare per il pranzo. Giro l'angolo e un vigile mi fa fermare per mostrare la patente ed il libretto. Esco dalla macchina. "La patente ce l'ho nella tasca dei pantaloni e gliela mostro subito, ma devo aprire l'altra porta per il libretto. Esamina la patente. Tutto a posto. Mi raggiunge dall'altro lato e mi dice "Non occorre che mi mostri il libretto. Ho visto il suo nome e le dico che anch'io mi chiamo come lei: Marquezinho. Fu lei a darmi il nome, perché il parto di mia mamma era complicato e lei la operò e nascemmo due gemelli: io e mia sorella. Mia mamma volle che io mi chiamassi come lei, Marquezinho, per riconoscenza per il felice esito del parto. Sono passati più di vent'anni ed oggi sono contento, per aver finalmente incontrato la persona che mi ha dato il nome che porto!"

Quelimane, 26/12/2020



Quelimane quotidiana (2)

Arriva Natale


Mi trovo a Nampula a operare pazienti con fistole vescico vaginali post parto. Molti casi sono difficili: spesso occorrono alcune ore per una sola. Lascio sempre il telefono in silenzio senza vibrazioni: non mi va di avere distrazioni, da gente che mi chiama, mentre sono concentrato nei micro particolari di una fistola difficile. Ho la lampada frontale accesa, che mi illumina il ristretto campo operatorio. Ci vedo che è una meraviglia, ma il campo visivo è ristretto a soli dieci centimetri e spesso anche meno. Operare una fistola difficile ha un effetto singolare su di me: i dieci centimetri del campo visivo restringono l'attenzione a quella dimensione e riducono anche la coscienza, intesa come consapevolezza del mio io, a quella stessa dimensione. Non mi sento ristretto o diminuito, mi sento che in quel piccolo spazio c'è il mio io tutto intero!
Alla fine delle operazioni apro la memoria delle chiamate non attese e i messaggi inviati. Ce n'è uno insistente che viene dalla "vedova di Jovito". Jovito era un ragazzo che avevamo aiutato per parecchi anni, sempre perseguitato da varie sventure, finché un pomeriggio tornò a casa di corsa dall'ombrellone dove vendeva ricariche del telefono.
"Sto male!- disse alla moglie- prendo un taxi di bicicletta per l'ospedale". Un'ora dopo il ricovero morì di malaria. La moglie stava ancora allattando il secondo figlio. Dopo il funerale la vedova ricevette piccoli aiuti per riuscire ad andare avanti. Il contenuto dei molti sms dice: "Per Natale voglio battezzare l'ultimo figlio. Chiedo aiuto per comprare stoffa bianca per il vestito del battesimo."
A causa del covid-19 i battesimi dei figli più piccoli saranno anticipati quest'anno alla domenica 20 dicembre. Come faccio ad aiutarla qui da Nampula? Mando copia dell'sms a padre Sandro che gestisce gli aiuti ai poveri. Mi risponde dicendo di informarla di andare da lui all'inizio della settimana per ritirare un aiuto.
Appena torno a Quelimane un'altra famiglia viene a chiedere soccorso per comprare panno bianco. Non c'è nessuna raccomandazione nelle parrocchie per portare i bambini vestiti di bianco. Ho un bel da dire ai genitori che per il battesimo non ci vuole nessun vestito speciale, ma nessuno riesce a capirlo, neppure i più poveri.
Il lunedì riprendo il lavoro in ospedale a Quelimane. Ho in programma una grande operazione. Cerco di non lasciarmi fermare da nessuno nel breve percorso dal reparto di chirurgia alla sala operatoria. Ma appena volto l'angolo vedo una vecchia conoscenza, in piedi davanti alla porta d'ingresso. È un uomo del circondario di Quelimane, in lista di attesa per una bicicletta, per poter fare il tassista di bici. Mi dice di essere stato invitato per andare alla celebrazione del battesimo di un suo nipote.
"Vede padre, ho solo questi vestiti che indosso e sono rammendati e vecchi. Potrebbe vedere se mi trova un paio di calzoni e una camicia? Non posso andare vestito così ad un battesimo."
"Lei è molto magro. Ho ricevuto abiti da una signora a cui morì il marito. Bisogna che vada a vedere se ci sono calzoni non troppo larghi. Per la camicia non c'è problema. Ne ricevetti una in regalo, tempo fa, ma per me era troppo stretta. È ancora nuova e le andrà bene."
"Posso venire con lei a casa sua quando esce dall'ospedale?"
"Non è possibile, bisogna che cerchi e prepari e mi occorre tempo. Faccio un sacchetto e lo porto domani con me nella borsa.

Dopo l'operazione torno in reparto e mi viene incontro il tecnico di amministrazione Mulaleia con il foglio degli stipendi per tre inservienti che la congregazione paga da molti anni, perché non avevano certi requisiti necessari per poter rimanere nel Servizio nazionale di salute ed avrebbero dovuto essere licenziati. Il foglio in questo mese è uscito in anticipo perché devono ricevere i soldi per tempo, prima della settimana che precede il Natale.
Il Natale è molto sentito, anche da chi non è cristiano. Negli altri anni c'era il "Natale dei malati", "il Natale dei carcerati", "il Natale degli scolari", e così via. Quest'anno, con le restrizioni per il Covid-19, tutte le aggregazioni e le celebrazioni sono sospese. La celebrazione del battesimo nella parrocchia della Sagrada Família, tuttavia è permessa, perché avviene all'aperto, con maschera per tutti, misurazione della temperatura a tutti, prima di accedere alla grande tettoia della messa. Le mani sono igienizzate con alcool ed i posti nei banchi sono segnalati con un metro e mezzo d'intervallo. Ogni partecipante deve lasciare il suo nome, indirizzo e numero di telefono, per poter essere rintracciato e testato col tampone nasale, nel caso che uno de partecipanti diventi positivo nei giorni seguenti.
Nessuna luminaria per le strade, nessun addobbo nei negozi , nessun segno di festa sociale visibile, quest'anno. Però, per lo meno i battesimi dei bimbi nati nell'ultimo anno, questo sì, lo si può e lo si vuole celebrare! E celebrare con tutta la solennità che il vero Natale di Gesù esige!


Quelimane, 19 dicembre 2020



17-11-2020
Nuovo racconto di Padre Aldo

Quelimane quotidiana . 1

Torno a casa dall’ospedale abbastanza presto, verso le tre del pomeriggio. È un po' tardi se si vuole, ma in compenso ho pranzato nella mensa del blocco operatorio. Oggi c'era una "minestra di legumi", che è un nome generico, usato anche quando non ci sono legumi. Lo si dà a tutte le minestre in cui non ci sono fagioli, ma un fondo di varie verdure più o meno amalgamate e triturate. È una minestra pastosa, non brodosa, che, di fatto, non è un gran che, specie quando non è ben calda. Tuttavia gode di un gran prestigio tra i lavoratori del blocco operatorio. Io, più di un terzo non riesco a mangiarne, e offro i due terzi sempre come un dono molto gradito a chi è al punto giusto per poterla mangiare. La pietanza, invece, era proprio buona, riso bianco più una tigella di fagioli caldi e saporiti, impreziositi da foglie di cavolo ed altre verdure con un "molho" a base di fagioli borlotti, cotti al punto giusto con un po di cipolla e aglio.

In casa mi sta aspettando il tecnico Antonio, per accompagnarmi a visitare una paziente in condizioni preoccupanti, "con la pancia molto grossa e le gambe gonfie". Mi chiedo cosa potrà essere e, immaginando una causa di insufficienza cardiaca, prendo con me lo stetoscopio e l'apparecchio automatico della pressione.
"La paziente vive dentro la città, abbastanza vicino alla Sagrada, nel quartiere Brandão. Arriviamo in dieci minuti, dottore." Dice il tecnico Antonio.
Il quartiere Brandão inizia con una strada di mercato, con andirivieni in tutte le direzioni e macchine che tentano di procedere con estrema prudenza in mezzo a quella confusione. Dopo tre o quattrocento metri cominciano tre vie sterrate che si infilano tra palme da cocco e capanne. Il fondo è di terra con avvallamenti continui, a volte nella direzione del cammino, a volte in senso trasversale. L'abitazione a cui siamo diretti ha un'entrata accogliente, con una piccola spianata e poi si devia verso la parte più privata dell'abitazione, con verande più lunghe e chiuse fino all'altezza de fianchi.
Girato l'angolo ci attende una specie di sorpresa architettonica: una stanza di circa tre metri di lato e tre di altezza: un elegante cubo dalle pareti completamente costituite da stuoie nuove, di un giallo brillante, che danno l'impressione di un salotto destinato alle visite, eretta, o meglio, appoggiata su uno spiazzo tra le capanne. La nostra malata vi passa la maggior parte del giorno, perché è un luogo fresco e luminoso.

La signora sta seduta con le gambe distese su stuoie, appoggiata con la schiena contro la parete del salotto. Il marito ci mostra alcuni fogli, ricevuti nei quattro giorni passati nellospedale centrale di Quelimane, dopo i quali lhanno rimandata a casa, perché stazionaria. Tra i fogli trovo la relazione dell'ecografia che descrive la presenza di una grande ascite e di alcune masse nel contesto del fegato, dal significato di tumore maligno. L'addome è molto voluminoso e le gambe sono gonfie. Riferisce che le hanno fatto una paracentesi ed hanno tolto tre litri di liquido, ed ora respira meglio. Ormai la diagnosi è fatta, come pure una prima terapia palliativa. Mi pare che non sia il caso di farla distendere per esaminare l'addome. Restiamo a parlare ed io spiego con parole semplici la dolorosa verità, ma senza drammatizzare. Le chiedo come va con i dolori. Ci sono, ma ancora sopportabili e non continui.
Può andare ancora avanti con l'aiuto del paracetamolo.
Non posso fare gran che, per la malata ed i familiari. Tuttavia sono ora informati della reale condizione della malattia e ne sono grati. Quante volte ho constatato che lo spiegare la verità della malattia è forse l'aiuto più desiderato, perché libera dall'angoscia che l'incomprensibile porta sempre con sé per lo spirito umano.

Salutiamo la malata, il marito ed i familiari e ritorniamo a casa, riattraversando la confusione del mercato del Brandão. Arrivati a casa, alla Sagrada Família, saluto il tecnico Antonio e gli dico che l'indomani suo suocero sarà dimesso dallospedale, dove l'ho operato per due fistole perianali. Come sarà possibile fare per portarlo a casa? Combiniamo che verrà in bicicletta, ad aspettarmi in casa per quando tornerò dallospedale. Poi andremo a prenderlo con la mia macchina per portarlo fino alla casa del tecnico Antonio. Il suocero vive a Marrongane, di là da un piccolo fiume che bisogna attraversare in barca. È necessario perciò che si fermi alcuni giorni in casa sua. È un po imbarazzato.
"Ormai ho finito il mio salario, perché ogni mese devo restituire mille meticais per pagare il prestito avuto per ricomprare la bicicletta che mi hanno rubata, del valore di seimila meticais. In casa c'è rimasta solo la farina. Devo comprare pesce e fagioli, ed ora avrò ospite anche il mio suocero. Chiedo al dottore un aiuto, per favore. Per lo meno 500 meticais. Sono molto alle strette. Se potesse prepararli per domani le sarei molto grato!" ( n.b. attualmente 1 euro= 79,9 meticais quindi 500 meticais = circa 6 euro )


Quelimane 10/11/2020

PER I VERSAMENTI a Padre Aldo
Nuovo Conto

M.S.A
IBAN: IT 69 Y 01015 01600 000 070680024
BIC: BPMOIT22XXX
Presso il Banco di Sardegna
Si prega di aggiungere nella causale il proprio indirizzo a cui inviare la ricevuta per gli sgravi fiscali
Adozioni a distanza
ad oggi le adozioni confermate negli orfanotrofi di Quelimane, Gurue e Lioma, sono
167
grazie ai generosi padrini

vai alla pagina delle adozioni
Come destinare a padre Aldo il 5 ‰
Caro visitatore, ti ricordiamo che puoi destinare il tuo 5‰ per un aiuto medico a MSA (Medical Support for Africa), che supporta la preziosa opera medica di Padre Aldo Marchesini nella sua attività in Mozambico.
guarda come fare per il 5 ‰..

Nella prestigiosa rivista di cinema 'Duellanti' è stata pubblicata una pagina per invitare i lettori a destinare il 5 per mille alla onlus che sostiene Padre Aldo. Invitiamo i visitatori a scaricare il volantino, a stamparlo ed a diffonderlo. Grazie
Newsletters di Padre Aldo

Le News sono state inviate per email a tutti coloro che si sono iscritti a questo servizio.
Se non ti sei ancora iscritto, puoi farlo cliccando sullo strillone.
Solo così anche tu sarai sicuro di ricevere in anteprima le News via email non appena usciranno.
Pagine modificate nelle ultime 4 settimane: NESSUNA
( modificato in data 25-4-2022)
Torna al menu
Utenti online