Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
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20 Novembre 2016
Riceviamo altre foto da Maria Teresa, sorella di Padre Aldo, di ritorno dalla sua prima visita in Mozambico






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Milano 8/11/2016

Carissimi Amici di padre Aldo, padrini e madrine dell'Aldeia, dell'Arco Iris e dell'orfanotrofio del Lioma (ex Ruace), quest'anno vi scrivo con molto ritardo, e ve ne chiedo scusa, perchè nel mese di ottobre sono stata travolta dal mio trasloco, che ancora mi crea problemi di collegamenti sia internet che telefonici.
Il vero avvenimento che volevo condividere con tutti voi, è che nel mese di settembre, per la prima volta in vita mia, sono stata in Mozambico: a trovare padre Aldo, e il suo ospedale, e a visitare i nostri orfanotrofi!!!

Sono stata molto bene, laggiù Certo, ho goduto della posizione privilegiata di "sorella di" e vi assicuro che non è poco! Aldo a Quelimane, e in tutta la Zambesia, è molto conosciuto e soprattutto molto amato: lo sapevamo, ma verificarlo di persona è tutt'altra cosa. Ho conosciuto il sindaco di Quelimane e ho tagliato la torta di compleanno di Aldo con la presidente della provincia della Zambesia, sono stata invitata a pranzo e a cena, oltre che da varie comunità  di suore, dalle più svariate persone, tra cui molti mussulmani, che là  sono perfettamente integrati e vivono un ecumenismo concreto e reale; ed ero presente quando il capo della comunità  musulmana lo ha pubblicamente ringraziato per il suo lavoro a favore dei tanti malati e dei tanti poveri del Mozambico, senza distinzione di razza e di religione.

E ho scoperto che esiste una Avenida dottor Marchesini, proprio dietro la casa dei padri, beh una stradetta un po' stretta e corta, ma sempre una strada!

Sono stata a visitare l'ospedale dove lavora e ho conosciuto le infermiere del blocco operatorio, un gruppo compatto e fedele, nonchè la direttrice dell'ospedale stesso. E ho visto i suoi malati, e i tutti i medici delle varie specialità  che operano là un ospedale non certo ultimo modello, come strutture, letti e servizi, ma un ospedale dove si sta bene e si respira un'aria di attenzione ai malati: che sono tanti, davvero tanti!

Questo aspetto bello e gratificante, ha però il suo risvolto negativo e faticoso, per padre Aldo: le persone che lo assaltano, è la parola giusta, ovunque vada, appena scende dalla macchina, ma soprattutto lo attendono al cancello della casa dove abita, lo attendono la mattina quando esce e lo attendono alla sera quando rientra, e si infilano nel giardino e gli riempiono l'auto di bigliettini con le più svariate e variopinte richieste di aiuto, o semplicemente dicono "ho fame!" Molte volte rientrando da qualcuno dei nostri pranzi, in cui avevamo dovuto "difenderci" dalle tante portate, mi sono sentita in difficoltà  di fronte alla miseria di queste persone; chè alcuni saranno anche profittatori, ma a tanti glielo leggi in faccia che non hanno nulla.

Padre Aldo ce lo aveva scritto più volte di questo stuolo di persone che lo aspettano, e a leggerlo poteva avere un suo aspetto eroico, ma vi assicuro che viverlo giorno dopo giorno è faticosissimo e penoso insieme, chè non basterebbe una banca per rispondere positivamente a tutte le richieste.

Con padre Aldo ho poi visitato "il bairo" alla prima periferia di Quelimane, un intrico di strade e stradine in terra non battuta, polverose e dissestate, dove le abitazioni sono capanne in genere fatiscenti: dove, con l'aiuto di tanti di voi, si stanno costruendo alcune capanne nuove; ne ho viste di terminate, con il loro tetto in zinco, il pavimento in cemento e le pareti di canne intrecciate riempite di un fango tenace: le "ville" della zona , e ne ho vista una in costruzione; un'esperienza che mi ha lasciato un segno profondo.

La povertà  a Quelimane è grande, il meticais si sta svalutando rapidamente, il lavoro scarseggia e i prezzi aumentano di giorno in giorno.

Lungo le strade principali si vende ogni genere di cose, dai mucchi di carbonella, che si usa per cucinare, ai pali per costruire le capanne, all'olio in bottiglie piccolissime (per parcellizzare la spesa, mi hanno detto), dalle banane alle noccioline e alle galline vive, tenute legate per i piedi. E se fermi la macchina sei assalito da uno stuolo di ragazzini che cercano di arrivare primi con la loro mercanzia.

Tutti si spostano lungo le strade, incessantemente, a piedi, su piccoli motocarri da 15 persone (ma ce ne stanno almeno 20), e in bicicletta; a Quelimane ci sono tantissimi taxi bicicletta, con un cuscino al posto del portapacchi e trasportano i loro passeggeri a grande velocità, spesso senza luci di posizione e con freni in disuso; un incubo i primi giorni che ero laggiù; poi ci si abitua!

Una domenica sono stata anche al carcere, dove padre Aldo celebra la Messa per un centinaio di detenuti cattolici, molti giovanissimi, e alla fine poi viene circondato da chi gli presenta i suoi problemi di salute o "semplicemente" chiede un po' di denaro. Nel grande cortile del carcere c'è una fontana con un getto di acqua forte e bello, che fu fatta costruire anni fa da due amici milanesi, e in cui tutti vanno a lavare le loro stoviglie e i loro panni.

Ho visitato infine alcuni ospedali periferici, a Mocuba e all'Alto Molocue, dove padre Aldo, anzi il dottor Marchesini, va ad operare le fistole vescico vaginali di cui ci parla sempre nelle sue lettere, dove si sente di casa e in cui è riconosciuto con stima e affetto.


Gran parte del mio tempo poi l'ho trascorso a conoscere i nostri orfanotrofi: l'Aldeia in città, l'Arco Iris al Gurue e le nuove costruzioni al Lioma. Ovunque sono rimasta ammirata dal lavoro delle suore che seppur con stili e caratteristiche diverse fanno un'opera eccezionale.


L'Aldeia ha una nuova superiora , energica e gentile assieme, che dirige questo stuolo di 105 ragazze, dai due-tre anni ai venti, all'incirca; alcune vanno già  all'università . Frequentano le scuole su tre turni diversi, poichè così è strutturata la scuola in Mozambico, e ognuna ha la sua divisa, camicetta bianca e gonna di colore diverso, a seconda della scuola che frequenta. Ho visto la dispensa, e i frigoriferi, con una quantità  di cibo incredibile, ho visto le casette in cui è suddivisa l'Aldeia e le camerette con gli armadi in ordine perfetto, e il grande refettorio. C'è una organizzazione di base che permette il perfetto funzionamento e in cui le più grandi si prendono cura delle più piccole, ma nello stesso tempo si respira un'aria di piacevole libertà.

Una sera siamo stati invitati a cena, nel grande refettorio: quattro gruppi suddivisi per età, ognuno con una capulana di diverso colore, sotto la regia di una suora bravissima si sono esibiti in canti e danze tradizionali, con grande entusiasmo ed energia. Il popolo mozambicano ha la musica e la danza nel suo DNA.
Eppure la madre superiora ci diceva della grande difficoltà  quotidiane a procurare il cibo per tante persone, e per pagare le divise scolastiche obbligatorie, le tasse, e i libri, il materiale di cancelleria.

Ogni orfanotrofio ha un bellissimo orto, per coltivare insalata, fagioli, verze, pomodori, patate e cipolle, e spesso possiede anche animali da cortile, come galline, conigli, caprette, per cercare di difendersi il più possibile dal caro vita.

L'Arco Iris al Guruè ha una struttura diversa, è formato da un monoblocco a tre piani, al terzo c'è una specie di magazzino in cui le suore stivano i rifornimenti di base che vanno a comperare in campagna, a prezzi migliori. C'è poi una costruzione a un piano col refettorio, la cucina e le stanze per gli ospiti. In quei giorni erano presenti due volontari spagnoli che avevano portato in regalo un grosso forno elettrico per fare il pane e hanno insegnato quest'arte alle suore e ad alcune delle ragazze più grandi, per cui adesso preparano il pane per loro e per alcune comunità  vicine, che vengono ad acquistarlo: una piccola fonte di reddito.

La madre Azucena vorrebbe anche riprendere il progetto di una costruzione, da affittare ad alcuni negozianti indiani, che ne sarebbero interessati, per avere un reddito sicuro ogni mese, ma la costruzione è rimasta a metà, per mancanza di fondi. Per ora l'unico introito sicuro è quello delle due suore che sono insegnanti e percepiscono lo stipendio statale: ma le ragazze e i ragazzi oscillano tra i 40 e i 50! E l'orto e il pane non bastano a sfamarli tutti. Ogni anno qualcuno dei più grandi se ne va, ma altri ne arrivano, di più piccoli. E nessuno è mai rifiutato.

Lì ho ricevuto una grande accoglienza, e una bella merenda condivisa con tutti, poi padre Aldo ha celebrato la Messa, animata a tante danze e canti.

Ultima tappa il Lioma. Là  la costruzione è proprio tanto bella, tenuta in modo perfetto, e anche l'asilo è stato terminato e messo in funzione; per ora all'asilo ci sono solo 25 bambini, di cui 10 sono quelli dell'orfanotrofio, ma per l'anno prossima si prevede un incremento degli utenti. Insegna lì una suora che sa l'inglese ed è stato un vero divertimento vedere questi bambini di 4 o 5 anni venire a presentarsi dicendo "my name is.." e inchinarsi battendo i tacchi! perchè anche qui recite, canti, balli, e un pranzo condiviso con tutti i bambini e le bambine, nel grande cortile della casa.

Gli ospiti dell'orfanotrofio sono in tutto una trentina e fra questi ho visto gli ospiti più piccoli, un bambino di 15 giorni e una bambina di un mese, orfani di mamme morte durante il parto e portati alle suore subito dopo la nascita; alcune bambine delle più grandi si prendono cura di loro, e li nutrono col biberon e l'attenzione di una nutrice.

Lo spazio dell'orfanotrofio è grande e tutt'intorno c'è la campagna; qui oltre all'orto sono stati costruiti tanti piccoli box in muratura per tacchini, galline, conigli e maiali, mentre le caprette pascolano libere. Quasi tutto il cibo per i bambini e le suore è qui prodotto in autonomia. Il vero problema sono le tasse scolastiche e le divise, ma soprattutto i soldi ancora dovuti alla società  costruttrice, perchè non tutto è stato ancora pagato.


Cos'altro dirvi del mio viaggio? la popolazione del Mozambico è una popolazione piena di dignità, e di allegria, nonostante tutto; l'AIDS colpisce ancora il 20% della popolazione, ma i bambini sono uno stuolo infinito, e sono belli; la scolarizzazione sta facendo passi da gigante, anche se la preparazione media lascia molto a desiderare; per strada si vedono sempre gruppi di ragazzi e ragazze in divisa scolastica e si percepisce il desiderio di un miglioramento sociale. Ovunque le varie congregazioni religiose partecipano a questo fervore con scuole, fino all'università, e laboratori di arti e mestieri. Una speranza per il futuro.

Occorre quindi sostenere questo cammino, aiutando come è possibile le tante famiglie povere a mandare i loro figli a scuola, a pagare le tasse e le divise scolastiche; a permettere a padre Aldo di continuare la sua opera di supporto ai più diseredati.



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Adozioni a distanza
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158
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