Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
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Martedí  25-7-2017   ore  4:47    Buona Notte   IP 54.158.25.146

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05-2011
Carissimi,
Ottimo viaggio, con lunga sosta a Lisbona in aeroporto. L’hanno rinnovato. Ora tutti gli aerei arrivano ai bracci e si devono percorrere varie centinaia di metri per andare da un posto al’altro
Non mi ci raccapezzavo più. Le frecce ”transit”, che all’inizio seguivo ciecamente, per uscire e trovare l’entrata degli altri voli, com’era anticamente concepito l’aeroporto “da Portela” di Lisbona, dopo varie centinaia di metri, mi sono accorto che accanto a transit c’erano dei numeri sempre decrescenti. M’è venuto il sospetto che fossero i numeri delle porte d’uscita dei voli. Ho indagato e seguendo le frecce dei numeri, si arrivava alle porte. Io ero uscito dalla 25ª ed ero ormai alla 12ª, con quasi 100 metri fra una e l’altra. Mi aveva ingannato il fatto che le frecce transit erano solo da un lato , quello alla mia destra, mentre a sinistra c’erano solo numeri. Il volo per Maputo era alla porta 44, all’estrema sinistra. Dietrofront e lunga passeggiata. Fu l’ideale per muovere le gambe e scongiurare il pericolo di trombosi venose profonde, dopo l’immobilità nell’aereo da Malpensa a Lisbona, durata alcune ore.
Mi venne in mente di comprare un giornalino da 1,5€ di parole crociate in portoghese, per la curiosità di vedere se ci riuscivo. Vi ho dedicato tre quarti d’ora, poi mi sono stufato, perché non mi venivano bene. Il linguaggio enigmistico è abbastanza caratteristico e se uno non lo conosce, non si diverte a fare le parole crociate.
Allora ho tirato fuori il nuovo computer leggero e comodo e ho fatto l’intellettuale e il manager che non può perdere tempo. Volevo scrivere una e-mail per voi, visto che c’erano connessioni wireless a disposizione, ma nessuna funzionava. Alla fine ho aperto il racconto che sto scrivendo attualmente “La Montagna”, che tratta il tema del morire, a basi di colloqui fra due personaggi. La Montagna è la montagna dove in cima c’è Dio e che rappresenta la fine della vita terrena, ma, mi pare, con un taglio di felicità, o per lo meno di serenità e di bisogno di libertà da tutti i legami ed i pesi che ci portiamo addosso dal nostro passato. Ho seguito il consiglio che mi dette Andrea anni fa, di scrivere qualcosa sui colloqui attorno alla morte che avevo avuto modo di fare negli anni di medico e di padre.
Sono arrivato a pagina 11. Ho bisogno di molta revisione e di sedimentazione.
Poi mi sono alzato per fare ginnastica alle gambe prima che ci chiamassero per entrare.
Il volo da Lisbona a Maputo è stato molto regolare, di 10 ore e mezzo. Ho dormito profondamente e comodamente. Era un Aerbus transcontinentale con 4 motori.
Quand’ero alla Malpensa volevo cambiare il cartoncino del telefono per mettere quello Mozambicano, ma mi sono sbagliato e l’ho messo invertito con la destra invece della sinistra. Quando ho acceso, non riconosceva la carta sim. Ho riaperto per tirarlo fuori, ma si era bloccato e siamo stati soccorsi, io e Maria Teresa, dal personale dei bagagli ingombranti, che non riusciva neppure a smuovere il cartoncino, messo in una posizione quasi inaccessibile alla punta delle dita. Si sono uniti in tre, animati da uno spirito di crociata, finché alla fine il cartoncino s’è sfilato. A questo punto mi sono arreso ed ho preferito ricollocare quello italiano della Wind, che funzionava anche a Lisbona.
Una volta in casa nostra, a Maputo, ho aperto la valigia ed ho trovato una piccola pinza emostatica, che ha risolto con facilità tutto, ed ho rimesso il cartone mozambicano.
Anche l’aeroporto di Maputo è nuovo ed era la prima volta che uscivo dalle nuove installazioni. L’hanno fatto i cinesi, ma è molto lineare e senza percorsi da fare a piedi. Si esce dall’aeroporto al braccio lungo e si scende direttamente in un amplissimo salone dove c’è il controllo dei passaporti, attaccato alla pedana dei bagagli, che escono a ridosso alla dogana, schierata quasi in ordine di battaglia con tre apparecchi di Rx per vedere dentro le valigie senza aprirle.
Abbiamo passato momenti di panico perché, alla fine della prima ora di uscita dei bagagli, mancavano quelli di una ventina di passeggeri, tra cui io. Le saracinesche si sono chiuse ed un silenzio di tomba e di raccapriccio è aleggiato su tutti noi. Siamo rimasti lì lo stesso e dopo un quarto d’ora le saracinesche si sono riaperte e tutti abbiamo ricevuto i bagagli.
Appena uscito fuori dal braccio mobile dell’aereo, mi ha investito una ventata di caldo e di umidità, che ci ha fatto apprezzare con evidenza il vantaggio di vivere nei tropici, anche, se lì per lì, l’abbraccio caldo umido della terra africana ci ha sorpreso per la sua eccessiva effusione.
Sono già stato all’ospedale in oncologia, dove dovevo ritirare farmaci antitumorali per Quelimane. Ho preavvisato dell’arrivo del neurochirurgo del centro oncologico di Catania e ne sono stati contenti. Ho già cominciato a consegnare i soldi delle adozioni: oggi a irmã Isabel, per il Ruace, che ringrazia commossa.
Per stasera ho annunziato il film il Concerto, che vedremo in comunità.
Vi ringrazio tutti per la calorosa a affettuosa accoglienza e per i numerosissimi pacchi spediti nei giorni in cui ero fuori Milano. Sono stati giorni molto belli!
Un caro saluto!
Aldo -->
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