Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
Sito Ufficiale
Giovedí  23-11-2017   ore  23:13    Buona Notte   IP 54.80.146.251
(Auguri a Padre Aldo per i suoi 43 anni di attività in Mozambico!)

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09-2008
Su una vecchia rivista missionaria, saltata fuori quasi per propria volontà da un gran pacco di vecchie pubblicazioni che stavo portando nel cassonetto della carta, ho trovato questa bellissisma immagine di Padre Aldo giovanissimo assieme ad un altro religioso. Ho immediatamente inviato ad Aldo la foto ed ecco la sua risposta:

Caro Carlo,
mi ha fatto molto piacere ricevere questa foto. Non me la ricordo per nulla. Non credo di averla mai vista. Riconosco comunque il luogo: missione di Aber in Uganda ed il padre che concelebra la messa con me: è il superiore di quella missione, padre Bianchi, comboniano.
Era l’anno 1973-74. In quell’ospedale, annesso alla missione, ho vissuto la indimenticabile avventura di cominciare a fare il chirurgo in Africa, da solo, senza l’aiuto o il consiglio di uno più vecchio.
Quei ricordi sono conservati nel libro “Un medico in missione”.

Grazie, quindi, ed un caro saluto dal Mozambico.

Aldo
Entriamo in cappella, recitiamo i vespri... squilla il telefono.
Ti chiamano. Aldo, un altro ammalato grave.
Il tempo per dire al Signore una preghiera per questo malato e poi, ciao!
E io, se voglio celebrare la santa messa, assieme a lui, devo ormai aspettare le ore piccole. Il padre è tornato alle 11, e alle 11 di notte cominciamo la messa. Dirai, o penserai, che questa è la cronaca di una giornata straordinaria. È invece la cronaca di tutti i giorni e anche di tutte le notti. Perché questi benedetti neri lo vengono a chiamare anche di notte, e, a volte, per niente.
Non domandarmi come faccia. Me lo domando anch'io. Ma penso che una vita vissuta con tanta tensione non trovi altra spiegazione che nella preghiera, nella sua preghiera e nella sua offerta al Signore.
E il Signore lo premia dando alle sue mani di chirurgo una maestria tale che agli occhi miei e dei pazienti sanno di miracoloso.
Tuttavia, sono certo che gli ammalati se vengono da tutte le parti anche da 500 e più chilometri lontano, non è solo per la sua bravura di medico. Padre Aldo Marchesini sa di essere medico, ma sa meglio ancora di essere sacerdote missionario.
Io ho accesso ai suoi registri e ai registri della sua amministrazione. Non credo di tradire nessun segreto dicendo che tu non puoi calcolare la carità ch'egli fa ai poveri e agli ammalati. Una cosa che preoccuperebbe qualsiasi economo, ma che lascia tranquillissimo lui. Lui vive per i poveri e per i malati.
È tutto per loro. Per loro sa trovare le medicine. Per loro sa circondarsi di preghiere. Non bastano le sue? Non bastano!
Alle medicine pensano i suoi di famiglia, i numerosi amici medici che ha in Italia, le Associazioni cattoliche. È un fatto che ai suoi malati non manca mai nulla. Caso unico, oggi, in tutto il Mozambico. Ma più importante delle medicine, ai suoi neri non manca l'aiuto della preghiera. Ci sono gruppi di anime, sparsi per il mondo, che vivono con lui l'esperienza di preghiera. Sono religiose, sacerdoti, laici che a Bologna, a Roma, a Torino, a Fatima fanno comunità di preghiera con le missionarie dei lebbrosi dell'Etiopia e dell'India, e del Mozambico.
Anch'io faccio parte di questa comunità allargata e ogni anno facciamo riunioni di preghiere e ogni giorno abbiamo tutti appuntamento davanti al Santissimo Sacramento e al venerdì questo appuntamento diventa un'ora di adorazione che qui a Songo, si protrae invariabilmente fino a mezzanotte.
Io sono venuto quassù per fare comunità con padre Aldo ch'era solo, ma anche, e direi soprattutto, per una scelta di vita spirituale più intensa in uno spirito di maggiore solitudine.
Io posso vantarmi finché voglio, ma di fronte a padre Marchesini mi sembra di essere della zavorra. Di quella, sai, che si usa portare nella navicella di un pallone e della quale ci si libera al momento opportuno.
Ma io non ti devo parlare di me. Tu non hai chiesto notizie mie, ma del padre. Ebbene, io ti devo dire che non l'ho mai visto ridurre il suo programma di preghiere. Quando non ne può più, lui si appiglia alla preghiera di resistenza, agli sforzi che mette in opera per mantenersi fedele.
Una volta però sono intervenuto per fargli troncare il suo supplizio. Il povero padre si contorceva le mani per vincere il sonno, cambiava di posizione e ne sceglieva una sempre più scomoda, finché scivolò dallo sgabello e si mise in ginocchio sul pavimento con la faccia fra le mani.
Ne provai compassione. Gli dissi:
Aldo, ti voglio fare una confessione. Quando io fumavo, e tu sai che fumavo molto, nei tempi forti come quaresima e mese di maggio procuravo di mortificarmi nell'uso del tabacco. Mi capitava che alla fine mi sentissi pieno di orgoglio. Allora per vincere la mia superbia mi mettevo a fumare proprio negli ultimi giorni della quaresima e del mese di maggio.
Tu stai facendo lo stesso. Vuoi avere l'orgoglio di essere riuscito ad andare fino in fondo con la tua preghiera. Cedere per incostanza è una cosa, ma cedere perché il fisico non regge è un'altra. Senti a me, andiamocene a dormire. Gli angeli custodi nostri penseranno loro a riempire gli spazi vuoti lasciati dalla nostra misera carne. È una caratteristica delle anime grandi l'obbedienza. E Aldo obbedisce sempre.
Caro padre, se oggi nella maggior marte del mondo, il lavoro missionario è fatto si può dire solo di presenza, senza molte possibilità dirette di attività apostolica, la presenza attiva, sacrificata e altamente spirituale del nostro padre Marchesini costituisce un altissimo lavoro missionario a tutti i livelli.
Il nostro missionario medico vive per i suoi malati, te l'ho detto. Notte e giorno. Non ha orari. Ogni due mesi va a visitare il villaggio dei lebbrosi a 200 chilometri di distanza. Ogni settimana, poi, lascia Songo per andare a visitare i posti sanitari dove affluiscono gli ammalati che non possono raggiungere l'ospedalecentrale.
Alcune volte l'ho accompagna'to anch'io sia dalla missionaria italiana che assiste i lebbrosi nel loro villaggio, sia ai centri di assistenza disseminati nella zona di Songo.
Ebbene, se non avessi visto coi miei occhi non ci avrei mai creduto. La gente sa che il missionario si mette in viaggio per le parti loro. Pressappoco sa l'orario; ma prima che l'ora giunga, prima che l'auto spunta, è già in istrada che aspetta.
Quando giunge il padre, si rinnova la scena del Vangelo. I malati sono già stati portati lì. E lì, sulla strada, padre Marchesini visita, cura, guarisce. Sono scene che si ripetono decine di volte, ogni settimana, in ogni viaggio. Scene che ti lasciano il cuore sospeso, gonfio. Scene che si ripetono dal tempo in cui Gesù era invocato dal cieco, dal lebbroso, dallo storpio, dal paralitico.
Gesù, Dio, guariva col solo comando. Noi uomini dobbiamo fare un po' più di fatica. Ma noi siamo i suoi collaboratori, gli annunciatori della sua parola e per mezzo nostro compie il miracolo delle conversioni, ben più grandi dei miracoli dei corpi.
Il Signore è sempre grande nelle cose sue, lo sai meglio di me. Ricordaci al Cuore di Gesù e alla Vergine Santissima.
Antonio Losappio scj.
(Nota:Padre Losappio è stato per tanti anni compagno di Aldo. È morto per un tumore al polmone. Era venuto in Italia per le cure; quando ha saputo che non c'era pù niente da fare ha scelto di tornare in Africa)

Grazie all'Ing.Selmi per la scansione OCR dell'articolo
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