Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
Sito Ufficiale
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(Auguri a Padre Aldo per i suoi 43 anni di attività in Mozambico!)
Archivio delle lettere di Padre Aldo a partire dal 10-12-00
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LETTERE

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Padre Aldo
Qui sono archiviate le raccolte delle lettere di Padre Aldo a partire dalla data di origine del presente sito.
Qui Ŕ contenuta una importante storia di alta professionalitÓ, di grande altruismo, una cronaca quasi quotidiana degli enormi problemi di un popolo senza colpa e della silenziosa ed eroica lotta di un piccolo grande medico che, incurante delle difficoltà, riesce a curare persone malate grazie all'aiuto di molti benefattori.
Una storia da rileggere e da non dimenticare.


LETTERE

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dal 29-05-01 al 22-11-01
Scelta dalle lettere di Padre Aldo
(dal 29-5-2001 al 22-11-2001)


Carissimi,
            vi scrivo per chiedere di mandarmi due pompe di Ellik per lavaggio vescicale tramite cistoscopio. Ne avevo due ed una mi si è rotta la settimana scorsa. Tremo al solo pensiero che mi si rompa anche la seconda. Per questo ne vorrei acquistare subito altre due. [...]
Padre Madella a Maputo è stato ferito con un colpo di pistola da chi cercava di rubargli la macchina. Ha il femore rotto. Il dr Boriani è riuscito, tramite il ministro Veronesi, a far venire un aereo militare con l'équipe di anestesia dell'Ospedale Maggiore di Bologna per il trasporto di Madella in Italia assieme a un funzionario mozambicano dell'ambasciata italiana a Maputo, che ha bisogno di un'operazione al cervello. Madella per ora ha la trazione transcheletrica. Sarà operato in Italia.
Avrei bisogno di: 20 rotoli di carta per foto ecografiche SONY type V (High Glossy) UPP-110 HG 110 mm x 18 m.
Clomifeno da 50 mg.: 500 compresse.
200 tubi di xilocaina gel (servono per lubrificare cateteri e guanti).
Mestinon: un'altra decina di flaconi.
Strisce reattive per glicemia dell'apparecchio One Touch II. Abbiamo tre apparecchietti: Glucometer élite, One Touch II, Accu-check. So che avete già ordinato e forse spedito qualche tipo di striscia.
Grazie di tutto.


Quelimane, 3-6-2001

Carissimi,
            il lavoro in ospedale è sempre assorbente dalla mattina alla sera, ma la salute è buona. I prossimi 15 giorni saranno più impegnativi del solito, perché dovrò sostituire la direttrice, firmare molti fogli, esaminare molte questioni e ricevere in udienza chi ha bisogno di risolvere problemi. Dal 19 al 22 di giugno 2001 avremo l'assemblea della congregazione dei padri dehoniani qui a Quelimane, che si concluderà con la festa del Sacro Cuore il 22.


Quelimane, 10-6-2001

Carissimi,
            è difficile abituarsi al fatto che le cose non funzionino per il verso giusto e che a ogni angolo sorgano degl'imprevisti. Si spera sempre che l'ultimo ostacolo si sia frapposto "per sbaglio", ma sùbito ne sorge un altro. Per uno che viene qui per qualche mese all'anno questa realtà è difficile da accettare. Stiamo aspettando l'eclissi di sole del 21 giugno prossimo, sperando che ci siano pochi danni alla vista.


Quelimane, 11-6-2001

Carissimi,
            sono contento che siano arrivate le 1.000 sacche per l'urina e che mi vengano spedite un po' alla volta, assieme alle strisce per glicemia. Prendo atto che il Mestimon sia pressoché introvabile; in attesa che la ditta dica se è ancora in produzione oppure no, l'infermiere che lo usa dovrà accontentarsi delle otto scatoline che avete miracolosamente rimediato setacciando le farmacie di Milano. Sono anche contento della vostra spedizione di Efedrina e Atropina, nonché degli antibiotici, antipertensivi e antidiabetici donati dal San Fedele di Milano. Ringrazio fin da ora gli "Amici dei lebbrosi" che, con il prossimo container, manderanno qui a Quelimane due incubatrici, un letto per sala operatoria, mobiletti e tavolini vari. Noto con piacere che anche le adozioni a distanza procedono abbastanza bene. Suor Berta ve ne sarà grata.


Quelimane, 16-6-2001

Carissimi,
            sono arrivati oggi i pacchetti EMS e, assieme a loro, i collettori di urina e le lampade, partiti il 5 giugno! Grazie di tutto. Mi organizzerò per Cuore Amico  . Domani sarò d'urgenza. Vi scriverò appena possibile.


Quelimane, 24-6-2001

Carissimi,
            la riunione dei padri dehoniani presenti in Mozambico è stata molto partecipata: eravamo circa 30 confratelli. Ora io sono di nuovo al lavoro a pieno regime. La salute si mantiene sempre eccellente, grazie a Dio, e quindi riesco a tenere il passo. Stanotte, con le tre operazioni d'urgenza, siamo arrivati a quota 585 interventi fuori orario dal primo gennaio. Ho svuotato un ematoma sottodurale, ho fatto una resezione intestinale e drenato una piomiosite (= ascesso profondo di un muscolo) in una coscia che aveva almeno due litri di pus. Peritoniti, piomiositi, ascessi, perforazioni, gangrene, osteomieliti, necrosi ecc. sono ormai casi giornalieri. L'AIDS toglie le difese e tutto ciò che è infezione s'allarga a macchia d'olio. [...] Spero che arrivi il chirurgo cubano che sostituisca il dr Correa, che ebbe un infarto il 5 aprile scorso e che è ritornato a Cuba.


Quelimane, 22-7-2001

Carissimi,
            sono qui in visita due cattedratici spagnoli, uno di ortopedia e uno di chirurgia. Li accompagnano le loro mogli, anestesista l'una e caposala l'altra. Sono molto bravi e soprattutto semplici e simpatici. Il chirurgo è specialista della zona colon, retto e ano, per cui abbiamo avuto alcune discussioni di casi interessanti, integrate da operazioni fatte insieme, con la spiegazione della filosofia attuale del problema. Entrambi hanno caricato sul computer del reparto di chirurgia le loro lezioni su parecchi temi interessanti per noi. Loro preparano abitualmente le lezioni da tenere in università e nelle loro scuole di specializzazione direttamente sul computer con una serie di immagini fatte con il Power Point. Sono molto ben fatte e per noi sono un esempio di un modo di insegnare e di divulgare assai interessante. Insegnano in due piccole università della Spagna: Reus e Lerida, in Catalogna, vicino a Barcellona.
È pure arrivato il dr Bosco che ha portato filo per le fistole e 1500 dollari per le adozioni a distanza di suor Berta e di un secondo istituto per bambine abbandonate del Gurúè. Dal 7 al 10 agosto sarò al Gurúè per il Consiglio Coordinatore della Sanità della Zambézia e proseguirò per Nampula, dove dovrei restare dieci giorni a operare fistole. In certo modo, farò anch'io un po' di vacanze, uscendo dall'ambiente di Quelimane. Oggi sono d'urgenza. Vi saluto e vado al pronto soccorso a vedere se ci sono novità.


Quelimane, 5-8-2001

Carissimi,
            sto per partire per il Gurúè, dove rimarrò da martedì a venerdì prossimi. Mi accompagna la direttrice dell'ospedale di Quelimane. Domenica mi sposterò a Nampula, ospite di mons. Tomé [è l'arcivescovo mozambicano di Nampula, dell'ordine dei dehoniani; ha studiato per alcuni anni a Bologna. N.d.r.]. Devo operare pazienti con fistola. Conto di restarvi 10 giorni. Queste novità mi distraggono un po' dalla routine e hanno il loro lato positivo, ma mi fanno accumulare pazienti.


Quelimane, 17-8-2001

Carissimi,
            oggi è il quarto giorno della mia permanenza a Nampula. Ho terminato la decima paziente. Me ne restano ancora cinque. Penso di finire lunedì prossimo e di ritornare a Quelimane mercoledì 22 agosto. Sta imparando con me un urologo cubano, un tipo molto diligente e gentile: mi dà l'impressione che continuerà a operare anche dopo la mia partenza. Oltre a casi veramente difficili, che ho operato io e che sono serviti per generare rispetto per questo tipo di chirurgia, ci sono anche casi abbastanza semplici che si prestano bene per un principiante. Per ora tutte le fistole si sono chiuse bene e spero che si mantengano chiuse e senza incontinenza residua, anche dopo la rimozione del catetere. [...] Domenica prossima andrò al convento delle contemplative, dove una giovane malata di cancro farà la sua professione solenne anzi tempo, per poter morire con questo conforto. Celebrerà Dom Tomé.


Quelimane, 31-8-2001

Carissimi,
            circa il mio rientro in Italia per ritirare il premio di "Cuore Amico", dovrei arrivare con la TAP via Lisbona domenica 30 settembre alle 10 a Malpensa e ripartire martedì 9 ottobre alle 18,50 da Malpensa. Arriverò a Quelimane giovedì 11 ottobre alle 15,40.


Quelimane, 16-9-2001

Carissimi,
            ieri sono venuti in visita alcuni deputati del parlamento europeo, per vedere il nuovo padiglione finanziato dall'Unione Europea. Hanno promesso di sollecitare la costruzione di un nuovo blocco operatorio. [...] Il panacef pediatrico è molto utile, perché molti bambini sono senza difese immunitarie. Perciò, se avete la possibilità di mandarmene, mandatemene. [...] Mi dispiace di dovermi assentare in un periodo in cui mancano colleghi esperti. Rimarranno soltanto un tecnico di chirurgia e lo specializzando in chirurgia. Da Maputo è arrivata una mezza promessa di mandare un rinforzo, ma finora nulla di definito.
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A questo punto si situa il viaggio in Italia di padre Aldo dal 30 settembre all'11 ottobre 2001, per ritirare a Brescia il premio di "Cuore Amico". Lo scambio epistolare riprende con la lettera dell'11-10-2001 [n.d.r.].
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Quelimane, 11-10-2001

Carissimi,
            sono arrivato bene, senza essere fermato alla dogana dell'aeroporto. Portavo con me 25 kg di pezzi di ricambio per il trattore del Gurúè. A Quelimane ho trovato padre Ruffini con una spina di pesce nella gola da tre giorni. Aveva viaggiato da Pebane senza poter girare il collo dal dolore. Sono sùbito andato all'ospedale e con l'aiuto dello spray anestesico e di un laringoscopio sono riuscito a vederla ed a toglierla con una lunga pinza. Una lisca di almeno tre centimetri e molto grossa. Per fortuna l'intervento è stato più facile del previsto. [...] Ho trovato numerosi pacchetti da due kg arrivati in questi giorni, tutti aperti e controllati alla dogana. Alla fine hanno fatto pagare un forfait di 600 mila meticais (= 60 mila lire). Vedremo presto se questo è un nuovo regolamento o se è stato un capriccio dell'agente di servizio. Ho trovato tutti che attendevano il mio rientro e sono stati contenti di vedermi in ospedale già un'ora dopo il mio arrivo.


Quelimane, 3-11-2001

Carissimi Anna ed Aldo,
                  congratulazioni vivissime per il vostro matrimonio! Il Signore benedica la vostra unione con uno stuolo di figli amatissimi! La vostra età non vi permette di averne attraverso i cromosomi del corpo, ma i cromosomi del vostro spirito sono più che fecondi! Sta a voi scoprire sotto quale aspetto Dio vi benedirà con numerosissimi figli. Il giorno del Corpus Domini celebrai la messa per voi, ma seppi poi, alcuni mesi più tardi, che avevate dovuto rinviare la data della cerimonia. Ho ricevuto da mia sorella la notizia che avete destinato a me la metà delle offerte raccolte in occasione del vostro matrimonio. Ve ne ringrazio di cuore! Non ho ancora deciso come utilizzare tale offerta, ma avrei il desiderio di usarla per acquistare sei ciclomotori Suzuki 50 per i sei tecnici di chirurgia della provincia, che sono sacrificatissimi e guadagnano una miseria (circa 350 mila lire al mese). Devono andare avanti e indietro a piedi dall'ospedale, dove devono rispondere a tutte le urgenze chirurgiche che si presentano, là nei loro distretti. L'idea sarebbe di comprar loro i ciclomotori, di cui poi pagherebbero a rate il 50% del valore, passando ad esserne in tal modo i proprietari. Cosa ne dite? Sareste contenti di fare questo bel gesto di incoraggiamento con la vostra offerta? Vi mando i miei saluti ed il mio grazie. Il Signore vi benedica! [Gli sposi hanno acconsentito; la loro cospicua offerta è arrivata a Quelimane il 30-11-2001. N.d.r.]


Quelimane, 22-11-2001

Carissimi,
            domattina alle 5 partirò per Mocuba per un giorno solo. Parteciperò alla riunione per la programmazione sanitaria del 2002. Verranno con me due suore di Quelimane che vanno a visitare le loro consorelle di Mocuba. In questi giorni ci sono state molte urgenze impegnative, che ho dovuto operare io, anche non stando di urgenza, perché il tecnico e lo specializzando non avevano ancora sufficiente esperienza. Spero che in settimana ritorni il collega ucraino, così potremo dividerci le responsabilità e le ore di sonno [...] Ci vorrebbero strisce per la glicemia della marca Accu-check plus. Le abbiamo ormai finite. L'apparecchietto One Touch II ha le pile scariche e qui non si trovano. Potete mandarmene? Oggi sono arrivati 45 pacchetti, tutti aperti, con una tassa doganale da pagare di 150 mila lire complessivamente. [...] Se arrivasse il vaccino antirabbia, sarebbe una manna. Oggi hanno fatto l'angioplastica a padre Onorio: tutto bene, grazie a Dio.
p. Aldo Marchesini

APPENDICE  N. 1

Padre Aldo, durante il breve periodo trascorso in Italia per ritirare il premio di "Cuore Amico", descrisse in questi termini la situazione attuale del Mozambico:

" Non c'è lavoro. I disoccupati bussano alle porte chiedendo: "Avete bisogno di un lavandaio, di un giardiniere, di un impiegato?". La risposta è quasi sempre "No". La miseria è cronica. Alcuni vanno sulla spiaggia, acquistano delle noci di cocco - là costano un po' meno - poi vengono in città e le rivendono, rimediando quelle 1500/2000 lire che consentono loro di sopravvivere. Non c'è lavoro perché nessuno vuole investire capitali in Mozambico. Il 20% delle donne e il 15% degli uomini sono portatori del virus HIV. La vita media della gente è scesa ultimamente a 43 anni e mezzo. Quando è ammalato di AIDS il marito, lo è quasi sempre anche la moglie. I figli spesso rimangono contagiati e dopo pochi anni muoiono. È preoccupante non solo il numero dei morti, ma anche quello dei non-nati. Gli investitori stranieri ragionano così: che senso ha aprire un'industria in Mozambico, quando dopo cinque anni un quarto degli operai muore, aprendo il problema del loro rimpiazzo e dell'addestramento dei sostituti? Intanto s'ammalano gli altri e le sostituzioni non finiscono mai. Tutto ciò è troppo costoso. Meglio rinunciare. Inoltre il lavoratore mozambicano ha una manualità scarsa, a differenza degli asiatici. Non ha la cultura del lavoro metodico e duro. Dodici ore al giorno sono inconcepibili per lui. È poeta, cantante, artista, ma non lavoratore indefesso.
Circa la diffusione dell'AIDS, c'è da dire che in Mozambico l'attività sessuale è molto intensa - fenomeno comune a tutti i paesi poveri - e non s'accompagna all'uso del preservativo. Inoltre, scarsa è la fedeltà coniugale. Il cambiamento frequente del partner è il veicolo principale della diffusione del contagio. Bisognerebbe convincere la gente all'astinenza sessuale o, quanto meno, alla continenza e alla fedeltà. Ma una rivoluzione così radicale della mentalità diffusa si può ottenere solo in tempi lunghi, nello spazio di alcune generazioni. Intanto la gente muore. In questi ultimi tempi si parla molto della necessità di abbassare i costi delle medicine anti-AIDS. Tuttavia questo abbassamento, anche se avvenisse, non risolverebbe il problema. Si tratta di farmaci complessi, non facili da somministrare. Occorre monitorare costantemente i pazienti in terapia e gli ospedali mozambicani non sono attrezzati per questo. Se ne potrà giovare qualcuno in città, ma nelle campagne assolutamente nessuno.
Al governo stanno a cuore gl'investimenti strutturali: riassetto del sistema stradale disastrato dalla guerra civile, riapertura dei porti rimasti inattivi per molti anni, elettrodotti, telefonia ecc. Tutto questo è utile nel lungo periodo, ma non dà frutti immediati. L'ospedale di Quelimane, in cui lavoro io, ha un padiglione nuovo. Il resto è fatiscente. È costituito da prefabbricati che hanno già 25 anni e cadono a pezzi. La CEE ha detto che non finanzierà più altri padiglioni, perché è più urgente - secondo lei - costruire piccoli ospedali rurali. Manca per intere giornate l'acqua, poiché l'acquedotto, che porta a Quelimane acqua prevelata a 40 km di distanza, è vecchio e le perdite idriche lungo il tragitto sono enormi. Intanto nell'ospedale si ammucchiano le lenzuola sporche in attesa che ritorni l'acqua. Quelle pulite si esauriscono in un baleno. In questa situazione le condizioni igieniche degli ambienti e delle persone sono molto precarie ".

APPENDICE  N. 2

Padre Aldo, nell'estate del 2000, tenne a Bologna una conferenza sulle sue attività di medico a servizio dei poveri africani. Eccone alcuni stralci. Il séguito nel prossimo numero:

" La mia prima esperienza di missionario fu in Uganda. Avevo allora 29 anni. Tra le cose che più mi colpirono ci fu l'incontro con alcuni missionari ultraottuagenari che continuavano a vivere là e il cui esempio di fedeltà al vangelo fu per me importante testimonianza. L'Uganda fu il preludio della mia attività missionaria. Poi passai in Mozambico. Dato che quel paese stava preparandosi a ricevere l'indipendenza e aveva scelto un modello di vita comunista, l'idea di avviare un ospedale missionario morì prima di nascere. D'accordo con i miei superiori e con il vescovo, firmai un contratto per lavorare negli ospedali dello stato. Dopo due mesi di adattamento e integrazione nel Sistema Nazionale Sanitario, fui nominato direttore e unico medico di un ospedale di 120 letti nella cittadina di Mocuba, a 120 km dalla costa. Mi trovai da solo a curare malati di tutti i tipi ed età. Bambini disidratati dalla diarrea fino a morirne, o soffocati dalla polmonite, o ridotti a una piaga dal terribile morbillo dei tropici, o ustionati dal fuoco che si era appiccato ai vestiti, o scossi dalle convulsioni per la febbre o la malaria o la meningite. Adulti con l'addome disteso da gravi asciti, come sequela della bilharziosi, o con le braccia e gambe gonfiate da enormi ascessi muscolari, o con scroti grandi come damigiane per la filariosi o per idroceli giganti. Donne anziane con ulcere tropicali nelle gambe, maleodoranti e degenerate in cancro. Giovani donne in fin di vita per un travaglio di parto bloccato, con l'utero rotto e il feto con un braccio fuori dalla vagina. Ragazzi caduti dalle palme mentre coglievano i cocchi, con la spina dorsale spezzata e paralizzati nelle due gambe. Gente d'ogni età, vittima d'incidenti stradali, con fratture esposte, milza rotta, addome pieno di sangue. Per me Mocuba fu un'esperienza eroica. Ebbi l'occasione di praticare ogni branca della medicina, di vedere guarire malati che erano ormai in punto di morte, di vedere morire altri che erano stati ricoverati per una patologia banale. Imparai che non mi sarei mai potuto ritenere padrone della vita e della morte. Appresi con violenza e dolore la mia piccolezza e insignificanza ". (Continua)

p. Aldo Marchesini

( modificato in data 3-12-2012)
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