Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
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(Auguri a Padre Aldo per i suoi 43 anni di attività in Mozambico!)
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Padre Aldo
Qui sono archiviate le raccolte delle lettere di Padre Aldo a partire dalla data di origine del presente sito.
Qui č contenuta una importante storia di alta professionalitŕ, di grande altruismo, una cronaca quasi quotidiana degli enormi problemi di un popolo senza colpa e della silenziosa ed eroica lotta di un piccolo grande medico che, incurante delle difficoltà, riesce a curare persone malate grazie all'aiuto di molti benefattori.
Una storia da rileggere e da non dimenticare.


LETTERE

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[Dal 7 gennaio al 4 febbraio 2009 non ci sono lettere, perché padre Aldo è venuto in Italia per curarsi (n. d. r.)]

Maputo, 5-2-2009. Con 20 minuti d'anticipo sono atterrato a Maputo, dopo un ottimo viaggio iniziato a Linate. Avevo prenotato un posto sul corridoio, per essere libero di alzarmi, senza fare scomodare nessuno. In aereo ho quasi sempre dormito, perché a Milano ero andato a letto a mezzanotte, benché sapessi che dovevo alzarmi alla 4:30 per correre all'aeroporto. Ma bisognava che io preparassi alcune foto richiestemi da un giornalista di Rai2, il quale mi aveva intervistato a Milano per due ore per la rubrica Sulla via di Damasco, trasmissione che va in onda il sabato mattina per tutto l'" anno paolino ". A Lisbona sono voluto andare a far visita a suor ***, che ha un cancro inoperabile alla vescica con metastasi molto dolorose al bacino e al femore destro. Sta facendo cure palliative, per cercare di sedare il dolore. Ho celebrato la messa al suo capezzale. Per l'occasione si sono riunite parecchie suore anche da altre case. Č stata una celebrazione commovente, perché è stata una delle ultime messe cui suor *** ha potuto partecipare di persona. Da quando è allettata, l'ha sempre seguìta per radio. Per tre ore abbiamo conversato da soli di cose dello spirito e della futura morte, che lei guarda con occhi consapevoli e sereni. Poi ho pranzato con la comunità. Per una circostanza fortuita e gradevole, ho trovato lì presente anche suor ***, mozambicana, cara amica di vecchia data. Č stata per sei anni a Roma come consigliera generale. Fra venti giorni andrà in Brasile per diversi mesi. Dopo pranzo mi sono fermato a conversare di cose dello spirito con lei per più di un'ora. Questi argomenti sono belli e gratificanti, essendo poche le persone con cui si puù scendere nel profondo oltre un certo limite, con la sicurezza di comprendere e apprezzare bilateralmente le cose di cui si parla. Ho preso un taxi per andare alla nostra casa provinciale, Dopo l'adorazione, i vespri e la cena, alle 21 mi hanno portato all'aeroporto di Portelas, ormai completamente circondato dalla città di Lisbona. Volo TAP alle 23, con un certo numero di posti liberi. Il sonno mi ha travolto. Mi sono svegliato dopo sei ore ininterrotte. Gli altri dormivano ancora. Mi sono introdotto furtivamente nel bagno senza l'angoscia di dover far presto per via della fila che non finisce più. Colazione alle 10 e arrivo alle 11:25 con venti minuti di anticipo. Appena varcata la porta dell'aereo, ho sentito l'amica umidità abbracciarmi di colpo, mentre ho percepito il caldo solo dopo aver disceso la scaletta. Mi ha invaso una sensazione di gioia e di benessere fisico: finalmente di nuovo ai tropici! Alla dogana tutto è andato liscio. Valigie, bagaglio a mano, borse e giacche sono passate al detector. I doganieri, se vedono cose da dichiarare, fanno aprire senza scampo. Ma era venuto a prendermi il padre Riccardo con il cartellino di identificazione dell'aeroporto, come "funzionario di protocollo dell'Azienda Chiesa Cattolica". Io avevo in valigia due computers, due macchine fotografiche, un apparecchio elettronico per misurare la pressione, formaggio grana e tortellini donatimi dai genitori di suor ***, dottoressa pure lei. Mi avevano già dirottato verso il famigerato tavolo dell'esame, quando hanno riconosciuto il padre Riccardo, che quasi tutti i giorni va a prendere e portare passeggeri. La doganiera-capo benigne annuit con un grazioso gesto del capo e della mano et laqueus contritus est et nos liberati sumus.
Vi ringrazio dei favori e delle attenzioni di cui mi avete circondato. Sono stati giorni belli. In Mozambico tutti, appena mi hanno visto, hanno esclamato: " Oh, doutor, como engordou! ". " Sono cresciuto appena due chili " ho cercato di difendermi. " Come non ingrassare dopo 25 giorni di pranzi e cene, desinenti sempre con un dolce? ".

Quelimane, 15-3-2009. Sui tavoli si sono ammonticchiati numerosi pacchi in parte ancora da aprire e in parte già aperti. Questa operazione mi terrà occupato parecchi giorni, perché dispongo solo di brevi periodi di tempo. Ora vado al carcere di Quelimane a celebrare la messa. A più tardi.
[...] Sono di ritorno dal carcere, dove ho trovato un gruppetto di "Amici di Irmã Mary Wilson", che volevano pregare insieme con i carcerati. Con me è venuta Dona Francisca del terz'ordine francescano e l'accolito Casimiro, cui s'era aggiunta un'accolita di nome Edi, della parrocchia della Sagrada Família. I guardiani non hanno fatto nessuna difficoltà. La messa, celebrata sotto la tettoia di lamiera di zinco è stata seguita dai cattolici presenti (in numero di 123). Veramente i detenuti cattolici sono 147, ma alcuni in questa settimana sono stati trasferiti al campo aperto di Nante, nel distretto di Maganja da Costa. Là lavorano i campi e hanno una vita un po' migliore, perché non restano chiusi tutto il giorno in cella. Qui a Quelimane escono per la prima colazione (pappa di mais), il pranzo e la "cena" che è servita alle ore 15. Il "bagno solare" dura 30 minuti ed è fatto a turno per settori, durante la mattinata. Nella messa io commento le tre letture una alla volta, precedute da un'introduzione per far comprendere meglio il contesto del brano che si legge. Ne approfitto per fare un po' di catechesi a questi rudes e per permettere loro di stare fuori dalle celle un po' di più degli altri giorni. C'è sempre una decina di reclusi che fanno la comunione. Dopo la messa, terminata alle 10:15, c'è una specie di visita medica ai malati con problemi che non sono stati risolti dall'infermiere della prigione. Io porto con me un sacchetto con i campioni di medicinali che mi arrivano nei pacchi da voi spediti. All'uscita, alle 11, ho trovato una bancarella con prodotti artigianali fatti dai prigionieri, tra cui due bei tappeti grandi. C'era il vice direttore che mi diceva che il prezzo di fabbricazione è alto perché il filo è molto caro. Uno lo avevano messo a 4.600 meticais (= 110 euro) e uno a 9.000 meticais (= 270 euro). A quel prezzo non riescono a venderli. Ho detto che passerù con la macchina per fare fotografie e poi inviarle a voi, nella speranza che ci sia qualcuno disposto ad acquistarli.
Ora che ho un po' più di tempo, vi racconto le vicende dell'ultimo mese. Purtroppo non ho potuto scrivervi, perché questi sono stati giorni molto pieni, e ho potuto sedermi al tavolo di camera mia solo durante manciate di minuti per volta, separate da lunghissimi intervalli. In queste settimane sono stato molto occupato a redigere documenti con scadenza fissa. L'ultimo è stato un power point per il seminario degli agenti di pastorale della salute (un ministero delle comunità cristiane che si occupa di accompagnare i problemi dei malati). Ho tenuto una breve conferenza sabato alle undici, appena uscito dalla visita ai malati del reparto. Il titolo era altisonante: Fondamenti teologici della pastorale della salute. La preparazione del power point ha comportato un grande sforzo da parte mia: vi ho dedicato decine di ritagli di tempo negli ultimi 10 giorni, molte volte interrotti perché mi ci addormentavo sopra.
Ho redatto quattro "progetti" nella speranza di riuscire a raccogliere qualche fondo per potere realizzarli. Riguardano 1) carrozzelle [costruzione e riparazione di carrozzelle per invalidi], 2) capanne, 3) ritorno a casa [ai pazienti dimessi dall'ospedale di Quelimane, che spesso non hanno i soldi per ritornare a casa, viene dato loro quel po' di denaro che serve a pagare il biglietto della corriera], 4) aiuto agli ultimi [cioè un aiuto fisso mensile a quelle famiglie che rientrano nella fascia della povertà assoluta (50% della popolazione); piccolo capitale per iniziare un'attività lucrativa; pagamento della tassa d'iscrizione scolatica ecc.].
Maggiori dettagli si possono trovare nel sito www.padrealdo.net (a cura di un vecchio compagno di liceo di Aldo).
L'ultima novità è che uno dei due nostri ginecologi è partito definitivamente, perché ha avuto una forte angina pectoris (ma con ECG negativo) e si è spaventato. Ha insistito per andare a Maputo all'Istituto del Cuore. Mancavano due mesi alla fine del contratto e così è partito definitivamente. Appena fatta la festicciola di saluto in casa dei cubani, due giorni dopo, abbiamo scoperto che uno dei due chirurghi di Quelimane, che era andato in gita a Nampùla, era sparito nel nulla. Non rispondeva più al cellulare e il capo della brigata medica cubana di Quelimane ha informato l'ambasciata di Cuba a Maputo ed il capo di Nampula. Sono state fatte ricerche da tutte le parti: di lui non c'è più traccia. Si pensa che sia fuggito per non dover più tornare a Cuba. Così in una settimana abbiamo perso due colleghi che lavoravano.
Ma torniamo al presente. Anche qui in Mozambico la crisi economica si fa sentire. Sono finite le ricette mediche, i fogli di diario clinico, i moduli per le richieste di esami, i sacchi di colostomìa, i cateteri, scarseggiano i guanti, le fleboclisi di soluzione fisiologica e Ringer, indispensabili per combattere l'epidemia di colera presente nella Provincia. Per fortuna sono arrivati i pacchetti di Maria Teresa con i cateteri per la vescica e ho saputo che le sacche di colostomia sono già in viaggio.
Ieri è arrivato a Maputo il dr Stefano Boriani dell'Ospedale Maggiore di Bologna, per tenere un corso settimanale di chirurgia della colonna vertebrale. Resterà a Maputo tutto il tempo. Desidera perù riuscire a prendere l'aereo per Lichinga e assistere all'ordinazione episcopale di padre Elio Greselìn. Proprio nel giorno di tale ordinazione sarei dovuto andare a Beira per due settimane di fistole, ma poi sono stato obbligato a posticipare quel viaggio al 9 maggio, perché ci sarà contemporaneamente il Consiglio Coordinatore Nazionale della Salute. Ho comunque deciso che non andrù a Lichinga per evitare uno strapazzo: due giorni di viaggio per andarvi (più di 800 km), un giorno di permanenza per assistere all'ordinazione e altri due per ritornare qua a Quelimane. Non ho più le energie per simili prodezze.
Per chiudere, vorrei aprirvi il cuore e farvi conoscere quanto mi costi il fatto di non riuscire più a scrivere cose mie, racconti, riflessioni ecc. Sono sempre sotto pressione per smaltire cose urgenti. Sto scrivendo un racconto interiore intitolato L'angelo, ma è fermo da mesi. Vorrei scrivere un racconto sulle fistole e uno ispirato a colloqui con morenti. I giorni volano e con essi le settimane. Si mantiene sempre viva la speranza di avere un pomeriggio o almeno un'ora intera per potere concentrarmi in silenzio e in pace. Ma, finora, all'ultimo momento un imprevisto è venuto a portarmi via quell'ora tanto sospirata.

Quelimane, 19-3-2009. Le sacche di colostomia sono finite. Le feci vengono raccolte in sacchetti di plastica commerciale. Quindi le 600 sacche che ora sono in viaggio saranno davvero molto poche. A Quelimane almeno una decina di persone colostomizzate definitivamente vengono qua in ospedale a rifornirsi periodicamente. Tra i ricoverati qui da noi al momento sono cinque i colostomizzati. Ogni giorno ci vogliono due sacche a testa [ne abbiamo sùbito ordinate altre 3.000 (n. d. r.)]. Servono anche strisce per la glicemia.

Quelimane, 20-3-2009. L'1 aprile dovrù tenere una conferenza sulla vita di san Paolo a partire dagli Atti degli Apostoli. Ci sono appena 10 giorni e il 23 marzo ho da operare un'elefantìasi dello scroto (7 ore) e il 30 marzo una deviazione degli ureteri nel retto (4 ore). Non sono in grande forma: mi è ripreso il dolore toracico destro da ieri. Rx completamente negativi. Spero che passi come la volta scorsa in tre giorni.
Vi invio una lettera scritta dalla nostra prima studentessa universitaria, uscita dall'Aldeia: Aida Tomé. Questa lettera è indirizzata ai padrini che l'hanno adottata a distanza e contiene una discreta richiesta d'aiuto. I padrini perù non sono in grado di accollarsi le spese in toto. Se qualcuno di voi vuole contribuire...
Cari padrini, è con grande gioia che vi scrivo. Desidero che questa lettera vi trovi in buona salute. Sto bene e così pure le mie compagne e le suore. Vi scrivo per dirvi che quest'anno entrerò all'Università e farù il corso di "AMMINISTRAZIONE E GESTIONE D'IMPRESE". Le spese previste sono:
1) Alloggiamento nel convitto universitario 36.000 meticais l'anno (= 1.100 euro);
2) Tassa annuale d'iscrizione all'Università 70.440 Mt l'anno (= 2.100 euro);
3) Pagamento di fotocopie (che sostituiscono i libri) 14.000 Mt l'anno (= 400 euro);
4) Materiale accademico: quaderni, cartelle, dispense ecc. 10.000 Mt l'anno (300 euro);
TOTALE ANNUO 130.440 Mt (= 3.900 euro).
Termino qui, ringraziandovi per la vostra generosità e per tutto ciù che avete fatto per me. Che Dio benedica la vostra famiglia. A tutti voi molta pace e amore in abbondanza.
Aida Tomé
Il corso è già cominciato. Aida frequenta il corso notturno, che è il più economico. Le suore hanno pensato bene di iscriverla al convitto interno dell'Università, in modo che lei non debba uscire per le strade di notte, cosa abbastanza pericolosa. Hanno già comprato per lei una minima attrezzatura:
1 coperta 12 euro;
2 paia di lenzuoli 21 euro;
1 borsa 3 euro;
1 valigia 10 euro;
2 paia di sandali 20 euro;
1 calcolatrice digitale 12 euro.
I padrini hanno già versato sul conto dell'Università le prime due rate mensili per un totale di 18.340 Mt (= 550 euro). Ora aspettano l'arrivo di qualche aiuto per le prossime rate.

Quelimane, 22-3-2009. Il dolore toracico destro è scomparso. Venerdì ero andato a letto con un dolore molto forte e avevo preso paracetamol e codeina. Ero riuscito ad addormentarmi, quando a mezzanotte e cinque mi telefonù la signora Belinha, l'amica indiana, che stava entrando al pronto soccorso con sua figlia, che vomitava profusamente sangue. Naturalmente mi sono alzato per darle un soccorso. Era mezzanotte del 21 marzo, il compleanno di mamma (se fosse stata viva, avrebbe compiuto 100 anni). Mi venne subito in mente il compleanno di 20 anni fa, in cui a mezzanotte guardai l'orologio in sala operatoria e le mandai "spiritualmente" gli auguri. Quella vicenda fu da me formalizzata nel racconto Buon compleanno, mamma. Prima di recarmi al pronto soccorso dell'ospedale, per riuscire a muovermi sufficientemente scesi nell'infermeria dove c'era qualche bustina di Nimesulide (Aulin), mandato da voi. Tutti quelli a cui l'avevo prescritto erano tornati per farsene dare ancora un po' da tenere in casa, perché non ce n'era un altro così efficace. Arrivai all'ospedale gemendo per ogni salto della macchina a causa delle buche enormi nel manto stradale. Il sangue della ragazza non proveniva perù dallo stomaco, ma da un piccolo orifizio nel palato, dove 10 giorni prima le avevano fatto un'iniezione per estrarre un dente. Doveva essersi erosa la parete di un'arteria, perché la bocca si riempiva di sangue vivo con grande rapidità. Provai a dare un punto in croce con cromicon 2/0 e per fortuna l'emorragia si fermù. Quando risalii in macchina per rientrare a casa, mi resi conto che la Nimesulide aveva attutito poderosamente il dolore. Al mattino mi alzai senza più nessun dolore. L'ho aspettato per un giorno e poi, non essendosi più ripresentato, ho archiviato il caso, pur mantenendo in dubbio la sua possibile causa.
Un caro saluto a tutti e grazie per la vostra generosità.

Padre Aldo Marchesini

( modificato in data 3-12-2012)
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