Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
Sito Ufficiale
Sabato  25-11-2017   ore  6:51    Buongiorno   IP 54.81.139.56
(Auguri a Padre Aldo per i suoi 43 anni di attività in Mozambico!)
Archivio delle lettere di Padre Aldo a partire dal 10-12-00
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tutte le vecchie lettere dal 10-12-00 al 20-07-16 in formato compresso ZIP (KB 274,8)[2006]

LETTERE

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Padre Aldo
Qui sono archiviate le raccolte delle lettere di Padre Aldo a partire dalla data di origine del presente sito.
Qui è contenuta una importante storia di alta professionalità, di grande altruismo, una cronaca quasi quotidiana degli enormi problemi di un popolo senza colpa e della silenziosa ed eroica lotta di un piccolo grande medico che, incurante delle difficoltà, riesce a curare persone malate grazie all'aiuto di molti benefattori.
Una storia da rileggere e da non dimenticare.


LETTERE

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Quelimane, 26 marzo 2016
Carissimi, auguro a tutti Buona Pasqua!
L'accesso a internet è stato bloccato per molto tempo e si è riaperto appena questo pomeriggio. Io sto bene. Da tre giorni è cessata la grande sudata ininterrotta, cominciata all'inizio di dicembre. Tre giorni di pioggia hanno concesso un respiro di sollievo sia a noi umani, sia alle coltivazioni che languivano sotto la morsa implacabile del solleone. Un abbraccio a tutti!


Quelimane, 10 giugno 2016
Mi riduco a scrivere di notte, perchè di giorno tutti i possibili spazi liberi di tempo vengono di fatto occupati da persone che vogliono parlare con me. Di salute sto bene, grazie a Dio.
Qui nell'ospedale di Quelimane stiamo vivendo il passaggio tra il vecchio e il nuovo blocco operatorio, profondamente ristrutturato e modernizzato. Ora è un blocco con tutte le carte in regola. Le sale sono passate da tre a cinque. In teoria potremmo operare cinque pazienti alla volta, ma in pratica dobbiamo fare i conti con l'ossigeno; infatti i manometri che collegano le bombole di ossigeno all'apparecchio di anestesia sono difettosi. Funzionano solo 4 su 5 ed è estremamente difficile riuscire a trovare il modo di procurarne almeno un altro. Abbiamo già tentato senza riuscirci, fino ad ora. Abbiamo approntato una scala d'uso delle singole sale, tenendo conto che le specialità sono otto: chirurgia generale, ortopedia, ginecologia e ostetricia, neurochirurgia, otorino, maxillo faciale, oftalmologia e urologia.
La grande novità è che la nostra sala, destinata alla chirurgia generale, potrà essere impiegata cinque giorni per settimana invece di tre (come avveniva in precedenza). Speriamo così di snellire drasticamente il tempo d'attesa dell'operazione: le ernie e gl'idroceli in lista sono circa mille e cinquecento! Inoltre abbiamo due nuove e potenti autoclavi che permetteranno di avere tutto il materiale sterilizzato in tempi brevi, considerando che ogni notte ci sono varie operazioni d'urgenza, specialmente parti cesarei. Spesso ci accadeva di non poter operare prima delle 10 o 11, perchè tutti i lenzuoli e i camici erano stati usati e bisognava attendere che fossero lavati e sterilizzati di nuovo.
Un'altra grande novità è l'imminente apertura del novo ospedale centrale di Quelimane, con più di 600 letti. Sono stati assunti con contratto 45 nuovi specialisti cubani per coprire tutte le necessità. Una macchina così grande e complessa avrebbe bisogno di molto personale tecnico medio, che abbia frequentato un corso che non fornisce laurea. Ma questo tipo di personale scarseggia nel paese. Spero di poter restare nell'ospedale provinciale di Quelimane, dove lavoro da 35 anni, perchè dovrebbe aprirsi un servizio di fistole vescico e retto vaginali nei letti decongestionati per via della migrazione di alcuni servizi dall'ospedale vecchio a quello nuovo.
Con il proposito si scrivervi più spesso, vi saluto e vi auguro buona estate e buone vacanze.


Quelimane, 13 giugno 2016
Approfitto di un quarto d'ora imprevisto, per scrivervi altre due righe. Mi riferisco alla celebrazione del giubileo dell'anno santo della misericordia da parte di noi tutti missionari, padri, suore, seminaristi, aspiranti e postulanti, un centinaio di persone. L'abbiamo celebrato lo scorso fine settimana: c'è stato un pellegrinaggio alla cattedrale con canti. Io però ero in ospedale a occuparmi delle visite del sabato mattino. Alle 10:30, in cattedrale, ha avuto luogo una conferenza sull'anno santo, tenuta da una suora mozambicana della congregazione delle Domenicane Missionarie del Rosario, fondata in Perù all'inizio del '900. A mezzogiorno tutti a casa; poi alle 14:30 ritrovo davanti alla Porta Santa del giubileo. Lettura di un passo del vangelo, breve commento e poi entrata solenne, cantando, con la candela accesa in mano. Meditazione sul sacramento della riconciliazione da parte del padre Jaime, vicario del vescovo, assente perchè in visita pastorale nella missione di Milange.
Poi le confessioni di tutti i presenti. Dalle ore 20 alle 23 ci sono stati tre turni di adorazione, divisi in gruppi, secondo le congregazioni. Il giorno dopo, domenica, messa solenne con la rinnovazione della consacrazione a Dio dei missionari, suore e sacerdoti presenti. Dopo la messa siamo tornati a casa per prendere le bevande (padri) e il cibo (suore). Abbiamo mangiato nel prato del recinto della cattedrale sotto alberi da ombra, condividendo il cibo e le bevande gli uni con gli altri. Due poveri sono passati a chiedere di partecipare alla nostra allegria, e sono rimasti molto contenti per aver potuto mangiare qualcosa di buono, almeno per un giorno. Dopo pranzo, ricreazione con canti corali a passo di danza, come si usa qui da noi in Mozambico. Ho notato tre signore, di quelle che vengono a chiedermi un'offerta per mangiare o per l'uniforme scolastica dei figli. Sono rimaste sedute in un angolo del prato per tutto il tempo del pranzo e della ricreazione. Io non le ho invitate, perchè le ritenevo solo curiose di assistere a uno spettacolo insolito. Quando ognuno si preparava per andare a casa, le tre sono venute a salutarmi e a chiedere se non era rimasto qualcosa da mangiare anche per loro. Ormai s'erano già tutti allontanati, ma le suore agostiniane stavano ancora sistemandosi. Sono corso da loro per chiedere se avevano un resto per tre persone.
"C'è rimasta solo una mezza pentola di riso in bianco. Abbiamo finito il karil [cioè il companatico]".
Ho chiesto alle tre se si accontentavano e una di loro ha tirato fuori un sacchetto di plastica ed è corsa, ridendo, a farselo riempire, non essendoci piatti disponibili. Sono poi venute a sedersi sul sedile posteriore della mia macchina e quando sono arrivato alla nostra casa, che dista circa 2 chilometri, il sacchetto era già stato vuotato e un grande sorriso di soddisfazione è apparso sul loro volto, mentre s'incamminavano verso le loro case, con grandi saluti delle mani.
Quante cose ho imparato quel giorno!


( modificato in data 3-12-2012)
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