Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
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Padre Aldo
Qui sono archiviate le raccolte delle lettere di Padre Aldo a partire dalla data di origine del presente sito.
Qui Ŕ contenuta una importante storia di alta professionalitÓ, di grande altruismo, una cronaca quasi quotidiana degli enormi problemi di un popolo senza colpa e della silenziosa ed eroica lotta di un piccolo grande medico che, incurante delle difficoltà, riesce a curare persone malate grazie all'aiuto di molti benefattori.
Una storia da rileggere e da non dimenticare.


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Scelta dalle lettere di Padre Aldo
(dal 14-9-2003 al 4-1-2004)

Quelimane, 14-9-2003

Carissimi,
oggi è domenica e ne approfitto per scrivervi due righe. Questa settimana ho fatto un test importante di resistenza allo sforzo fisico: ho operato un'elefantiasi gigante dello scroto di 25 kg, impiegandovi 7 ore e un quarto. Non mi sono mai fermato e sono restato in piedi per almeno cinque ore e mezzo di séguito. Debbo ammettere che mi sono stancato, ma ce l'ho fatta. Questo mi ha dimostrato che posso ancora sostenere sforzi prolungati in caso di necessità. Riguardo al progetto di portare la terapia dell'AIDS a Quelimane, siamo in una fase di dialogo con la comunità di sant'Egidio, per concordare le percentuali di spesa a cui cerchiamo di dare copertura con i vari progetti di raccolta di fondi. Attendiamo una risposta in settimana.
Si sono finalmente liberati i fondi statali, come si suol dire, per cui il nostro camion è partito per Maputo e dovrebbe ritornare in settimana con i rifornimenti di materiale medico-chirurgico forniti dallo Stato. Attendiamo con ansia di vedere se porta fili di sutura, cateteri e guanti, le cose di cui più sentiamo la mancanza. è arrivato ieri il pacchetto con il Kenacort e quindi ora siamo a posto. Insieme c'era una decina di pacchetti di AIFO (gli "Amici dei lebbrosi") pieni di piperacillina e cefalosporine, due antibiotici preziosissimi. L'inverno è ormai finito. Tutti i giorni si arriva ai trenta gradi. Di notte la temperatura scende sui 25°. Si sta bene, dato che l'umidità è bassa, perché siamo nella stagione della siccità. In camera mia ho una temperatura stabile tra i 26° e i 27°, giorno e notte.
Il container statale proveniente da Maputo con le medicine del 3° trimestre è in dirittura d'arrivo: ci sono già giunti i documenti per le operazioni di scarico. Contiene cose molto preziose. Lo aspettiamo a braccia aperte.


Quelimane, 17-9-2003

Caro Stefano [Boriani, n.d.r.],
[...] il progetto di portare gli antiretrovirali a Quelimane procede. Ho avuto colloqui con i rappresentanti a Maputo della comunità di sant'Egidio, i quali sono venuti a Quelimane per accordarsi con me. La nostra direttrice Dr Helena è ora a Maputo, dove frequenta il loro centro alla Machava, per vedere come lavorano. Riguardo all'acquisto dell'appareccchio per contare i CD4, la mia opinione è che sarebbe un grande traguardo se fosse raggiunto con le sole forze della Zambézia. Se si riuscisse a raccogliere la somma necessaria tra commercianti, imprese, banche, congregazioni religiose, comunità musulmana, testimoni di Geova, consiglio ecumenico delle chiese ecc., sarebbe un avvenimento di grande portata politica e civile: per la prima volta una volontà trasversale, locale, riuscirebbe a risolvere un problema con le sue sole forze! Oggi mi ha telefonato un architetto del ministero della Sanità per dirmi che il progetto di costruire il blocco operatorio nuovo è entrato nel piano 8║ FED (Fundo Europeu de Desenvolvimento [... di Sviluppo]). Nel 2004 sarà fatto e disegnato il progetto, nel 2005 sarà realizzato concretamente. Sono tempi ancora un po' lunghi, ma per il Mozambico, dove l'attendere fa parte dell'essenza della vita, è come dire domani. Nel frattempo sto usando i soldi del premio "Cuore Amico" per risistemare la chirurgia 2, super-scalcinata. Abbiamo già rifatto le pareti di blocchi di cemento in tutto il perimetro esterno. Vogliamo stendere un pavimento di mattonelle e rifare i bagni. Al di fuori intendiamo eliminare le lastre sconnesse di cemento con due dita di intervallo tra una e l'altra, perché rovinano tutte le barelle e carrozzelle, per poi sostituirle con una placca liscia. Poi metteremo aria condizionata nelle stanze della chefe e dell'amministratore. Gli addetti al reparto di ortopedia sono venuti da me a chiedere se potevo regalare un condizionatore per la loro sala degli operati e per il gabinetto dei tecnici. Ho detto che dovrò fare i conti con i soldi che resteranno alla fine dei lavori.
Quanto alla salute, direi che va bene. La tosse è molto meno frequente. Soltanto lo stomaco ha una indisposizione di fondo che mi accompagna per molte ore al giorno. è un effetto secondario della terapia a cui sono sottoposto. Comunque non mi dà troppo fastidio.
Padre Onorio è in Angola con padre Madella per concludere l'accordo con i vescovi e aprire la nostra prima casa a Luanda, una parrocchia di 300 mila abitanti in periferia. Metà della popolazione dell'Angola vive a Luanda, che ha 4-5 milioni di abitanti.


Quelimane, 17-9-2003

Carissimi,
oggi sono arrivati i primi due pacchetti di cateteri di Foley! Insieme c'erano antibiotici. Anche questa volta non ci sono stati problemi alla dogana. Il nostro camion, che è andato a Maputo a caricare i rifornimenti statali, annunciati come i maggiori dell'ultimo decennio, è fermo sulla riva meridionale del fiume Zambezi, perché il traghetto è rotto! [...] Passo ora ad alcune richieste:
1) Stugeron in compresse: una decina di scatoline, se non costa molto.
2) Almeno dieci lampadine alogene per il lampadario scialitico della sala operatoria: ora se ne fulmina una ogni settimana. Non si trova la causa [si tralascia l'indicazione del codice e della marca, n.d.r.].


Quelimane, 28-9-2003

Le suore dell'orfanotrofio di irmÔ Berta (che si è trasferita ad Invinha, presso Gur˙è) mi hanno dato dieci fotografie delle ultime bambine entrate nell'Aldeia da paz [Villaggio della pace], perché in condizioni di povertà estrema, insieme con una breve biografia. Ve le invio nella speranza che qualcuno le adotti a distanza. Il costo del mantenimento completo è di 25 euro al mese. è chiaro che l'offerta va a beneficio dell'istituzione e quindi a beneficio di tutte le bambine, e serve a dar loro da mangiare, da vestire e a farle studiare. Vi mando la busta con le foto tramite il padre R. R. che arriverà a Milano il 2 ottobre 2003. Qui le cose sembrano procedere bene. Da Maputo è giunto il materiale medico-chirurgico fornito dallo Stato: fili di sutura, guanti e anche un po' di cateteri. Il container con le medicine del terzo trimestre è arrivato il 24 settembre, con quasi tre mesi di ritardo. Per scaricarlo e avere a disposizione le medicine ci vorranno circa dieci giorni. La lista non la sappiamo ancora. Per averla bisogna prima pagare la tassa del porto... Di salute mi sento bene.


Quelimane, 6-10-2003

Ho preso nota delle tre adozioni a distanza (900 euro) da dare a irmÔ Elisa Alexandre (così si chiama la religiosa subentrata a suor Berta, che ora lavora ad Invinha, presso Gur˙è). Riguardo alle necessità, siamo in un perenne gioco ai quattro cantoni, sempre protési a occupare il cantone rimasto vuoto, e sempre ansiosi di sapere il più in fretta possibile quale sarà il prossimo cantone a svuotarsi. è arrivato il camion da Maputo con i cateteri per tutta la provincia. Al nostro ospedale ne toccano meno di 100 per ogni numero! Beh, per lo meno abbiamo già notizia del primo cantone rimasto vuoto... La settimana scorsa ha smesso di funzionare la video-camera del cistoscopio. Mi sono fermato per due giorni, cercando un tecnico. La risposta è stata che il guasto è nella video-camera (grande come un pennello da barba). Il monitor e l'elaboratore, a detta del tecnico, funzionano bene. Lui crede che in Mozambico non ci sia nessuno capace di metterci le mani. Ho consultato altri due tecnici: niente da fare. Ho rimesso in funzione la video-camera vecchia, ma si vede malissimo ed è un rischio lavorare con quella. Non mi rimane che operare guardando con l'occhio nel cannocchiale, ma ormai il mio collo non riesce a contorcersi come sarebbe necessario. Devo continuamente alzarmi dallo sgabello, rimanendo con i ginocchi mezzo piegati e poi inginocchiarmi per terra, quindi risalire sullo sgabello e così via. Dato che alla fine della settimana giungeranno qui dall'Italia L. B. e L. De F., oltre a p. Nicoli, scrivo sùbito a Zaccanti, per vedere se ne avesse una nuova da inviarmi di corsa. Un'altra cosa di cui avrei bisogno è un medicamento per una paziente afflitta da trichomonas vaginalis, insensibile al metronidazol, che è l'unico che abbiamo qui. Si chiama Fasigin (principio attivo Tinidazol). Si usa in dose unica. Me ne vorrebbero due dosi, una per la paziente e una per il marito. Credo che siano compresse o fiale. Quindi ricapitolando:
1) cateteri di Foley, i più economici possibili, n║ 14, 16, 18, 20, da inviare in pacchetti da 2 kg ogni tanto, ma a ritmo costante. Invece abbiamo ricevuto un ampio stock di fili di sutura.
2) Fasigin, 2 confezioni.
3) Video-camera per cistoscopio da Zaccanti. Gli scrivo oggi stesso. Chiedo a Maria Teresa di prendere in mano la regia di tutta la faccenda.
Quanto a me, sto riallenandomi al lavoro. Tuttavia faccio il possibile per mantenere il ritmo lento. A fine novembre rientrerà in patria il chirurgo ucraìno Dr Sava, grande amico e ottimo chirurgo. Il direttore provinciale mi ha chiesto di informarlo per iscritto: vuole intensificare le pressioni su Maputo perché mandino un sostituto. Speriamo! Ho un gran raffreddore, senza aver preso freddo; quindi sono un po' rintronato. Ma passerà in fretta. La tosse non si è quasi fatta sentire. Questo m'è parso un buon segnale. Mi ha scritto Maldini per il contatore dei CD4. Ma è una matassa complicata.


Quelimane, 10-10-2003

Domenica 19 ottobre arriveranno a Quelimane due medici di sant'Egidio per discutere l'avvio del programma DREAM. Hanno il compito di stringere i tempi e di passare alla fase operativa. Siamo tutti in grande attesa, specialmente i malati, che nell'inizio del trattamento vedono la loro salvezza. Speriamo che tutto vada per il meglio. Il momento sarà favorevole, poiché saranno qui presenti alcuni medici italiani esperti di AIDS. Vi terrò informati.


Quelimane, 12-10-2003

I drenaggi toracici in silicone radiopaco ch 32, sterili fino al 9-2006, è bene che siano spediti per pacchetto. I kits per anestesia peridurale continua sarebbe meglio sterilizzarli, perché il loro uso è piuttosto raro, solo nelle operazioni che oltrepassano le tre ore. Non riusciremmo a usarli prima del gennaio 2004. Anche le sacche di urina con svuotatore, sterili fino al 2008, dovrebbero essere spedite per pacchetto un po' alla volta. Ne consumiamo un'infinità.


Quelimane, 18-10-2003

Sono arrivati i nostri amici medici dall'Italia e hanno sùbito consegnato 95 fiale di siero antitetanico. In questa settimana abbiamo avuto due casi di tetano, quindi sono già in uso. Mi hanno portato anche generose offerte con le notifiche per la loro distribuzione. Ringrazio di cuore tutti i benefattori. Riguardo alla nuova video-camera invece ci sono brutte notizie: non ha risolto il problema. Per cui devo operare con l'occhio incollato all'ottica in posizioni scomode. Tuttavia non mi fermo. Ho già in programma prostate fino alla seconda metà di novembre. Il tecnico, secondo il quale il difetto del cistoscopio era nella video-camera, c'è rimasto male; mi ha consigliato di mandare in Italia l'unità centrale, il "cervello" del sistema, che elabora le immagini. Lo manderò con p. Gianni, sperando che si possa aggiustare. Costò, se non vado errato, sui 14 milioni di lire cinque anni fa... Come mi pare di avervi detto, domani arriveranno da Maputo due medici di sant'Egidio del progetto DREAM, per cercare di risolvere i nodi organizzativi e poter partire con il trattamento antiretrovirale a Quelimane. Vi saprò dire come andranno le cose.
Per il resto, qui la situazione è quella di sempre: lavoro e impegni che si susseguono a ritmo incessante. I malati sono molti. Il rimedio è metterli in fila. Ma il rimedio alla fila è difficile: bisogna riuscire a dominare lo sgomento e l'ansia, che nascono a vedere la sproporzione tra la mia capacità di "smaltimento" e il numero delle visite e delle operazioni e a notare che, ogni giorno che passa, la fila cresce sempre più e occupa vari mesi. [...] Finalmente sta arrivando l'estate. L'umidità è ancora bassa, e la temperatura è sui 35 gradi di giorno e i 28 di notte. Il clima sarà meno sopportabile tra un mese, quando pioverà a catinelle e l'umidità arriverà all'80-90%.


Quelimane, 25-10-2003

In questi giorni ho lavorato molto con i medici infettivologi giunti dall'Italia, con p. Nicoli e con i medici di sant'Egidio. Abbiamo preparato una bozza di accordo per poter cominciare il trattamento antiretrovirale a Quelimane. Il Direttore Provinciale ha portato qualche modifica e poi ha chiesto una riunione a Maputo, presso il Ministero della Sanità, riunione che è avvenuta venerdì, ieri. Il testo dell'accordo è stato ritoccato fino ad arrivare a un consenso generale e alla fine il programma DREAM a Quelimane è stato approvato e l'inizio ufficiale è stato fissato per il 1║ gennaio 2004. Speriamo, però, di poter cominciare in forma ufficiosa a trattare i casi più bisognosi anche prima di gennaio. La dottoressa responsabile del programma sarà Lucia De Franceschi. Vi potete immaginare la nostra soddisfazione! Tra poco a Quelimane non si sarà più obbligati a morire di AIDS.
Domattina partirò per una visita di lavoro a Gur˙è, a 355 km da qui. La strada è asfaltata, tranne un pezzo di 30 km. Andrò con l'anestesista Paulina e la strumentista Catarina a vedere la nuova attrezzatura del blocco operatorio. Torneremo martedì.


Bonassola, 30-10-2003

Carissimo padre Aldo,
siamo Simona e Stefano..., quei ragazzi di Levanto che hanno pensato di devolvere al tuo ospedale e alla tua missione a Quelimane la loro lista nozze. Siamo rimasti sorpresi di come hanno accolto l'idea le persone alle quali ci siamo rivolti. Il giorno del nostro matrimonio ti abbiamo inviato 3400 euro e oggi, tornati dal viaggio di nozze in Canada, ti inviamo altri 750 euro che nel frattempo abbiamo raccolto. Speriamo che questi soldi siano utili alla tua missione. Avremmo piacere di ricevere una tua e-mail da distribuire a tutti coloro che hanno partecipato all'iniziativa... Ti auguriamo buon lavoro.
Simona e Stefano.


Quelimane, 2-11-2003

Cari Simona e Stefano,
spero che il vostro viaggio di nozze in Canada sia stato bello e per le cose viste e per il filtro con cui le avete vissute, che è il vostro amore reciproco. Non so come ringraziarvi per il vostro gesto di generosità che risponde al criterio evangelico dell'elemosina, la quale dovrebbe essere il frutto di un digiuno. In questo caso, del vostro digiuno di regali di nozze. Ne parla Gesù quando dice ai farisei, preoccupàti di lavare il di fuori dei piatti: date il contenuto del vostro piatto ai poveri e tutto sarà purificato. Vi auguro perciò che possiate rallegrarvi della purificazione che il Signore opera in voi a partire dalla vostra generosità. Vi dico come sarà trasformata concretamente la vostra offerta. Vi faccio una lista delle spese abituali comportate dai vari progetti che vanno avanti grazie alla Provvidenza di Dio, la quale suggerisce in anticipo, ai suoi amici, gesti di generosità (la Provvidenza è sempre un passo avanti). Noi abbiamo un fondo comune, chiamato Fundo Sa˙de, dal quale attingiamo denaro per tutte le necessità che sorgono ogni giorno e nel quale facciamo confluire tutte le offerte.
1) Carrozzelle: compriamo il materiale per costruire carrozzelle tipo triciclo, con manovella e catena, per i disabili. Ne facciamo circa 50 all'anno (una per settimana) e ne ripariamo circa 100 all'anno. Ne abbiamo in circolazione oltre 300, sparse in tutta la nostra provincia della Zambézia (108.000 km▓ e 3, 5 milioni di abitanti). Paghiamo anche lo stipendio a quattro operai che lavorano a questa linea e che rinforzano l'organico dello Stato nel Centro Ortopedico. Spesa annuale: circa 25.000 euro.
2) Latte maternizzato: forniamo latte in polvere maternizzato ai neonati fino ai quattro mesi (periodo in cui lo stomaco può digerire solo il latte materno), le cui mamme non hanno latte o perché sono morte nel parto (o sùbito dopo) o perché sono gravemente malate. Aiutiamo anche i gemelli e i trigemini, che sono numerosi. Abbiamo una lista di neonati che oscilla fra i 30 e i 40. Spesa annua: circa 9.000 euro [vedi Appendice 3, n.d.r.].
3) Stipendi a lavoratori fuori quadro: lo Stato non riesce a pagare tutti i lavoratori dell'ospedale. Ce ne sono molti che sono salariati con fondi privati. Noi ne copriamo circa 45, per una spesa annua di 24.000 euro.
4) Ritorno a casa: molti ammalati, specialmente quelli bisognosi di interventi chirurgici, vengono trasportati a Quelimane dalle ambulanze dei distretti e scaricati nel nostro ospedale. Arrivano solo con i vestiti che hanno addosso, senza un centesimo in tasca. Quando guariscono, non hanno i mezzi per ritornare a casa. L'ospedale li può rimandare ai loro luoghi di provenienza solo con l'ambulanza del loro distretto, una volta che questa ritorni a scaricare nuovi pazienti. Nessuno sa quando ciò accadrà. Nel frattempo i malati bivaccano sotto le verande, dormendo per terra e mangiando quello che capita. Dando loro i soldi della corriera o del camioncino che funziona da taxi collettivo, possono ritornare a casa lo stesso giorno in cui sono dimessi. Questo servizio è particolarmente apprezzato dai poveri. Ne ritornano a casa in media una decina alla settimana. Spesa annua: circa 2.400 euro.
5) Spese di manutenzione dell'ospedale: i guasti alle apparecchiature sono numerosi e frequenti. Molte volte l'ospedale non dispone dei soldi necessari, perché nel sistema dell'amministrazione statale l'ospedale non ha un deposito in banca. Può solo presentare all'amministrazione statale i "titoli", cioè le fatture, che vengono liquidate con un foglio di pagamento: il commerciante riceve il foglio di pagamento e va a riscuoterlo in banca. A volte passano mesi. Tante cose non possono aspettare. Altri esempi di manutenzione: acquistare delle panche per le sale d'attesa, mettere le zanzariere alle finestre, sostituire una presa rotta di corrente o le lampade di un corridoio, bruciate per un corto circuito. Spesa annua: circa 2.000 euro.
6) Aiuto agl'indigenti: la povertà assoluta è una realtà di tragiche proporzioni. Le richieste di aiuto sono infinite. Abbiamo cercato di disciplinarle, facendo liste di poveri che aiutiamo con una distribuzione settimanale di farina, riso e fagioli; liste di genitori che hanno molti figli a scuola, ai quali forniamo il denaro per l'iscrizione, libri, quaderni e biro. In più ci sono gli aiuti d'emergenza: una casa bruciata, un tetto di frasche caduto, che bisogna ricoprire con nuovo macubar (foglie di palma secche intrecciate), oppure la morte improvvisa di un familiare, a cui bisogna comprare la bara (che costa sui 50-60 euro). Spesa annua: attorno ai 12.000 euro.
7) Capanne per gl'indigenti assoluti: quando ci siamo messi a indagare più a fondo sulla situazione reale di tanti poveri, abbiamo scoperto un numero impressionante di persone vecchie e sole che vivono senza capanna, riparandosi sotto la veranda di un conoscente benevolo durante la notte o quando piove e mangiando quello che viene loro offerto da persone di buon cuore. Con i giovani della parrocchia e anche con operai assunti ad hoc sul momento, abbiamo cominciato a costruire capanne semplici. Ognuna viene a costare in materiale (pali, liane, chiodi, macubar, porta e finestre) sui 250 euro. Ne abbiamo in lista ancora cinquanta, per il momento, per un totale di 12.500 euro. Data l'entità di queste due ultime voci, abbiamo cominciato a sollecitare offerte specifiche per questi fini, perché il Fundo Sa˙de non riesce più a farvi fronte.
8) Spese in Italia: molti strumenti e materiale d'uso corrente sono comprati in Italia e spediti. Quest'anno, per es., abbiamo acquistato un elettrocoagulatore da elettroresezione prostatica (3.500 euro), uno spettrofotometro da laboratorio (4.000 euro), due aspiratori chirurgici e dieci da corsia (4.000 euro), 300 cateteri vescicali per operare le prostate (3.000 euro), strisce per laboratorio, sacche per l'urina, cateteri vescicali semplici, fili di sutura, siringhe, sonde naso-gastriche, medicinali vari ecc. Spesa annuale: circa 15.000-20.000 euro. Tutte queste cose vengono spedite per container (7.500 euro l'uno) o per pacchetto aereo raccomandato da 2 kg (8, 88 euro l'uno). I containers sono per lo meno due all'anno (15.000 euro) e i pacchetti 300 (2.600 euro).
Come vedete, ci sono molte possibilità di utilizzazione della vostra offerta. Essa è come la pioggia che bagna tutto. Ogni goccia di pioggia non sa quale spiga ha fatto crescere o quale fiore ha fatto sbocciare. D'altronde anche questa indeterminazione è piena dello spirito di Gesù, che diceva non sappia la tua sinistra ciò che ha fatto la tua destra. Dio vi benedica!


Quelimane, 2-11-2003

Oggi è una domenica abbastanza tranquilla, dopo il corri-corri di queste ultime settimane per concludere l'accordo con sant'Egidio per l'AIDS. Ieri l'altro sono partiti p. Nicoli e i dottori, meno L. B., che si tratterrà fino al 6 novembre. Hanno fatto un grande lavoro di valutazione e classificazione dei frequentatori del day hospital, che ammontano a oltre trecento. Tutti siamo rimasti soddisfatti dell'accordo e delle sue modalità. In questi due mesi dovremo completare la preparazione del personale e delle strutture.
Grazie al mio viaggio-lampo a Gur˙è, ho constatato che l'attrezzatura delle sale operatorie è già arrivata e che il materiale è di buona qualità e abbondante. La giornata passata in ospedale s'è conclusa con l'operazione di un bambino nato senza ano. Era arrivato in ospedale mentre stavamo uscendo per rientrare a casa, alle 17. Rapido contr'ordine. Una cena sbrigativa e alle 18 abbiamo iniziato i preparativi per operare il piccolo. Il tecnico di chirurgia aveva timore a mettere le mani in un esserino così minuto; perciò l'ho aiutato a operare. è andato tutto bene. Abbiamo finito alle 21. Il giorno dopo siamo ritornati a Quelimane. Per fortuna s'è aggregato un mio confratello brasiliano, che ha guidato da Mocuba a Quelimane, per gli ultimi 150 km. Alle 14 avevo le visite ambulatoriali, che sono state 24. In altre parole: è stata una faticata, ma ce l'ho fatta. Ora sto cercando di mettere in ordine la mia mail-box, che in questi giorni è stata bersagliata da molte lettere, alcune delle quali di persone che offrono collaborazione e a cui bisogna rispondere ponderatamente. Tra le altre ho ricevuto una lettera di G. C. dell'UNIFAM di Torino, che mi propone di fare un progetto del valore di cinque-sei mila euro. L'UNIFAM è sempre sensibile alle nostre necessità e ci aiuta in tutti i modi.
Sarei dovuto partire questa sera per Beira per operare 13 fistole, ma domani arriverà all'improvviso una commissione dell'Unione Europea e del nostro Ministero della Sanità, per scegliere il luogo in cui sorgerà il futuro blocco operatorio. Abbiamo identificato un'area di circa 550 m▓ priva di costruzioni, occupata da containers e da vecchie vetture. è dentro il recinto dell'ospedale. Speriamo che sia approvata.
A Beira andrò mercoledì prossimo e mi tratterrò una settimana. Ho già preso contatto con suor Donata e con il Dr Miranda. Ovviamente questa modificazione mi scombussola un po' le cose, perché devo infilare da qualche parte le operazioni e le visite già fissate per i giorni di lunedì, martedì e mercoledì della settimana seguente, in cui sarei dovuto già essere di ritorno a Quelimane. [...] Padre Nicoli ha portato con sé in Italia il cistoscopio con le due video-camere. Sono arrivati parecchi pacchetti con grande nostro giubilo. Un grazie sentito a Maria Teresa, Giuseppe e a quelli che s'uniscono a voi per aiutarvi. Un caro saluto a tutti e che Dio vi benedica.


Quelimane, 4-11-2003

Domani andrò a Beira per operare 13 fistole vescico-vaginali. Resterò 7 giorni. Alloggerò nella casetta che suor Donata ha fatto preparare per me nel quintal [cortile, n.d.r.] della sua comunità. Vi pregherei di spedire l'Adalat 10, 20 e 30, crono e no, che qui usiamo molto. Saluti cari.


Beira, 9-11-2003

Sono a Beira in casa delle suore Comboniane, dov'è suor Donata. Mi hanno accolto con molta cordialità, per cui mi sento come a casa mia. Al mattino alle sei e mezza l'automobile dell'ospedale viene a prendermi; entro in sala operatoria e resto lì fino a esaurimento del programma, cioè fin verso le 14. Le fistole da operare sono numerose. La lista, che all'inizio ne prevedeva 13, è passata ora a 19. Ho già operato le prime dieci; me ne mancano 9. Per fortuna gli ultimi casi non sono eccessivamente complicati. Ho trovato un ambiente ospedaliero molto collaborativo; il personale qui lavora fino alla fine senza rimostranze. Non è abituato a veder operare fistole e tanto meno in così grande quantità.
Ho trovato il Dr Miranda di ritorno dal Sudafrica, dov'era andato a operare sua madre di protesi totale dell'anca per frattura della testa del femore. La mamma ha 86 anni e ha reagito bene. Sono passati 20 giorni dall'operazione e già cammina con il girello. Il Dr Miranda mi ha invitato due volte a pranzo a casa sua per farmi conoscere il suo eccezionale cuoco. La prima volta ha presentato una cernia al forno in sugo piccante e la seconda una gallina alla zambesiana, cotta alla brace con cocco, piripiri [peperoncino piccantissimo, n.d.r.] e altre spezie di quaggiù. Ritornerò a Quelimane mercoledì prossimo.


Quelimane, 13-11-2003

Sono tornato da Beira. La serie dei 19 pazienti è stata impegnativa. In due casi le fistole erano vescico- e retto-vaginali contemporaneamente; in altri due le fistole erano associate a un'incontinenza urinaria dell'uretra. In questi casi si fanno le due operazioni nella stessa seduta. Ho dovuto impegnare tutta la mia abilità ed esperienza, per riuscire a risolvere i problemi ricostruttivi. Ma è proprio così che una persona trova piena soddisfazione, quando è impegnata al massimo delle sue possibilità. [...] Vi prego di mandare la Nifedipina (Adalat). Ho trovato al ritorno da Beira una marea di pacchetti: agende, aghi, cannule, cateteri venosi, cateteri vescicali, sacche d'urina ecc. Grazie! Potete inviare fino a una dozzina di pacchetti alla volta e non solo otto. Il rischio che li blocchino alla dogana esiste, ma è abbastanza remoto.


Quelimane, 24-11-2003

Venerdì sera abbiamo salutato il Dr Sava, il chirurgo ucraìno che rientra in patria. è stata una festa d'addio molto bella e piena di amicizia e di affiatamento, ma anche di dispiacere, perché abbiamo perduto un collega straordinario. C'eravamo tutti: medici, infermieri, strumentisti, anestesisti e inservienti legati al blocco operatorio e alla chirurgia. Per ora non è previsto l'arrivo di un sostituto. [...] Non ho ancora ricuperato tutte le operazioni rinviate con il viaggio a Beira. A causa dell'accumulo di lavoro da smaltire, mi sono intasato. Ho 35 e-mail in lista da evadere... Mi metterò in pari con le visite ambulatoriali e con gl'interventi chirurgici solo alla fine di questa settimana.


Quelimane, 28-11-2003

Sono ancora super-ingolfato per il dopo-Beira. Ho mandato l'esito dei miei esami anche al mio medico curante G. F. Attendo una risposta. [A Beira p. Aldo si era sottoposto a un prelievo di sangue per controllare il numero dei suoi CD4 e la carica virale, n.d.r.] Corro in ospedale!


Quelimane, 7-12-2003

Vi comunico che verrò in Italia l'uno febbraio per 3 settimane. Se resterò per un periodo così breve, me lo passeranno come "dispensa" per esami, senza detrarlo dalle ferie. Ho pensato che è meglio restare poco in Italia, ma avere un secondo periodo di respiro, più avanti, da passare in silenzio e solitudine in Mozambico. Tra giorni andrò a Milevane agli esercizi spirituali, che quest'anno saranno dal 26 dicembre all'1 gennaio. Un'altra piccola pausa per riprendere fiato. Sono arrivati qui a Quelimane i medici dell'ospedale Maggiore di Bologna, due chirurghi vascolari che ci aiutano in sala operatoria. Hanno fatto un intervento difficile per noi, un tumore maligno all'inguine, che toccava l'arteria femorale: loro lo hanno isolato con arte e l'hanno sfilato dal tessuto periarterioso con eleganza e sicurezza. Ripartiranno venerdì prossimo. Mi hanno portato l'unità centrale e le due video-camere del cistoscopio, che ora funziona a meraviglia. Dopo un mese di forzata mancanza, ho apprezzato la sua utilità oltre ogni dire! [...] Ho saputo che il Dr Carlo Tarozzi, il cui futuro genero ha adottato a distanza l'ultima bambina di cui ho spedito le foto, vorrebbe scrivere qualcosa su tali adozioni nel sito di Internet a me dedicato. Penso che questa iniziativa potrebbe incentivare altre persone a seguire quell'esempio. Gli manderò le foto di ulteriori adottande, quelle accudite da suor Elisa Alexandre (dell'Aldeia da paz di Quelimane). Così potrà inserirle nella pagina web, assieme a brevi notizie biografiche delle bimbe. [...] Qualcuno mi chiede se sopravvive l'idea "Adotta un malato di AIDS". Ebbene, sì: non solo sopravvive, ma s'impone con drammatica urgenza [vedi Appendice 2, n.d.r.]. Nell'accordo firmato con il Ministero il 24 ottobre scorso, ci siamo impegnati ad assicurare il trattamento gratuito a 200 malati per cinque anni. [...] Vi allego il testo di una lettera scritta al direttore di Nigrizia che mi chiedeva una testimonianza della mia esperienza di malato, da usare per la Giornata Mondiale dell'AIDS, il 1║ dicembre [vedi Appendice 1, n.d.r.].


Quelimane, 14-12-2003

Questa è una domenica in cui posso riposare un po', perché non sono d'urgenza. Ieri sera ho impiegato una buona ora ad aprire le decine di pacchetti accumulati. Molti aghi-cannula e anche generi alimentari: tortellini, zuppa imperiale, dolcetti e cantuccini, panforti Sapori, calendari, agende, dreni toracici, borsette, dentifrici, sapone da barba ecc. Una vera manna! Ringrazio coralmente tutti i donatori. I nostri ospiti medici sono ripartiti e arrivano oggi a Bologna. Ho dato loro le foto delle bambine di suor Elisa che ancora non hanno un padrino o una madrina. [...] Finalmente è arrivato in nuovo contaglobuli per il Day Hospital di Quelimane, a servizio dei malati di AIDS. Quello dell'ospedale è ancora fuori servizio, ma hanno promesso di venire a sostituirlo nei prossimi giorni. Nel frattempo abbiamo finito tutte le strisce degli apparecchietti per la rilevazione del diabete: One Touch II, Glucometer élite e Accu-Chek Sensor Comfort Control. Appena potete, mandatene qualche scatolina. Non riusciamo a far funzionare il nuovo spettrofotometro, che perciò è ancora inutilizzato. Ciò ha contribuito a far finire le strisce, visto che non c'è altro mezzo per diagnosticare la glicemia in ospedale. In questi giorni ho dato fondo ai soldi del premio "Cuore Amico", concludendo le molte opere rese possibili dai 100 milioni di lire: la nuova stanza per la piccola chirurgia, la nuova stanza per l'ecografia (munite di aria condizionata, acqua corrente e bagno rimesso a nuovo), la nuova pavimentazione di tutte le verande dell'ospedale, che era sconnessa e rovinava le barelle e le sedie a rotelle, l'aria condizionata nella stanza degli operati di ortopedia e nel gabinetto medico, la sostituzione di tre condizionatori nel blocco operatorio, la risistemazione del reparto di chirurgia, con nuovi bagni per la sezione maschile, la creazione di due stanze per la chefe e l'amministratore, con aria condizionata, la nuova pavimentazione di tutto il reparto con piastrelle di ceramica al posto di un linoleum tutto rotto e sollevato. A questo punto s'è visto che bisogna ridipingere tutto il reparto. Per quest'ultima opera dovrò usare i soldi delle offerte. Siamo in buone condizioni, dopo che il Dr Boriani ci ha mandato 5.000 euro avuti da un benefattore anonimo.


Quelimane, 22-12-2003

Due belle notizie: i membri di un'associazione di Verona ci regalano 140 carrozzelle da spingere, che loro hanno raccolto e rimesso a nuovo; inoltre ci offrono 200 ruote di ricambio. [...] Lo Studentato delle Missioni offre 50.000 euro per le opere legate a me a Quelimane: 40.000 per il progetto AIDS, 6.000 per le capanne agl'indigenti e 4.000 per pagare due mesi di salario ai 45 lavoratori dell'ospedale, che altrimenti sarebbero licenziati per mancanza di fondi statali. Auguro a tutti un Santo Natale e Buon Anno.


Quelimane, 4-1-2004

Ieri è arrivata la dott.sa Lucia De Franceschi, accompagnata da Rita Borghi, del 3║ anno di malattie infettive di Modena, che resterà tre mesi. Domani dovrebbero presentarsi entrambe al Direttore Provinciale e iniziare il lavoro. Siamo coscienti che ci vorrà un po' di tempo per avviare la macchina e portarla a regime, ma dovrebbero riuscire a fare un buon lavoro e salvare molte vite.
Domani riprendo in pieno il lavoro, dopo la pausa di Milevane, dove ho partecipato a esercizi spirituali dal 26 dicembre al primo di gennaio. Mi sento riposato e spero di mantenere un ritmo sostenuto. Ho già riempito quasi tutti i giorni di gennaio con operazioni e visite; spero che non arrivino molti casi dai distretti, le cui ambulanze sono capaci di scaricare due o tre fistole e altrettante prostate, che, venendo da lontano, necessiterebbero di essere operate prima della mia partenza. La dott.sa Helena, la direttrice dell'ospedale, ha finito il suo mandato e sta imballando tutto per trasferirsi a Xai-Xai, duecento chilometri da Maputo. La nuova direttrice è una pediatra, originaria di Ile; ha lavorato nell'ospedale di Tete. Non si sa esattamente quando arriverà. Vedremo se con la nuova gestione continueranno i miglioramenti dell'ospedale. Ormai è notte e vi saluto tutti. Buon proseguimento dell'anno nuovo!


P. Aldo Marchesini, s.c.I.


APPENDICE 1


LA MIA ESPERIENZA DI SIEROPOSITIVO

Caro padre Carmine,
rispondo alla tua lettera in cui mi chiedi di raccontarti in forma confidenziale la mia avventura interiore, messa in moto dalla notizia che mi ero infettato con il virus dell'HIV/AIDS.
Io ho sempre amato il caldo. Tutti gli anni ho ringraziato il Signore per avermi fatto vivere a Quelimane, in Mozambico, celebre per il solleone e famigerata per la sua umidità. Quest'anno, invece, il caldo mi ha stritolato. Ero oppresso e frastornato. Per la prima volta, una notte andai a curiosare nelle stanze degli ospiti, per cercare un ventilatore. Lo trovai. Tutto contento, lo portai sùbito in camera mia e l'accesi per avere un po' di sollievo. Non mi capacitavo di cosa mi stesse succedendo. Dopo due giorni mi svegliai di notte, scomodato dalla febbre. Misurai la temperatura: 38, 5║. Mi alzai a prendere un paracetamol e mi rimisi a letto. Il giorno dopo avevo diverse operazioni chirurgiche in programma e mi dispiaceva dovervi rinunciare. Decisi, tuttavia, di restare a letto a dormire. Ma, all'alba, l'orologio biologico del mio subconscio mi svegliò inflessibilmente alle quattro e mezzo. Misurai la febbre: 37, 5°. Beh, con un secondo paracetamol ce la potevo fare. Non volevo lasciare operazioni pendenti, visto che di lì a pochi giorni sarei dovuto andare in ferie. Alle sette, prima di entrare in sala operatoria, andai in laboratorio per fare il test della malaria. Risposta negativa. Concordai in pieno. Quella che sentivo non era febbre da malaria. " Sarà una virosi africana, come tante. Mi barcamenerò per questi pochi giorni a forza di antipiretici e poi, in Italia, mi riprenderò ". Nel frattempo cominciò una tosse secca, insistente, un'irritazione dietro lo sterno che a ogni respiro mi faceva venire la voglia di tossire, ma non usciva niente, né catarro, né alcun tipo di secrezione.
Gli ultimi giorni prima della partenza furono pesanti: il caldo, la febbre, la tosse e un senso di prostrazione mi opprimevano. Comparvero inappetenza e disgusto per il cibo. Pensai che fosse un'altra epatite di tipo A, da contagio alimentare; ce n'è tanta in Africa! Un'epatite anitterica, visto che non ero diventato giallo e l'urina era rimasta chiara.
Il 10 marzo 2003 arrivai in Italia, dove tutti, familiari e amici, mi dissero che avevo una brutta cera e dovevo fare esami. Chiesi a fratel Amedeo della nostra casa provinciale dei Sacerdoti del Sacro Cuore, se poteva andare dal dottore della casa a richiedere un controllo a tappeto che potesse spiegare il mio malessere. Nella lista volli aggiungere anche il test dell'HIV: " Non si sa mai! ".
Arrivarono gli esiti degli esami: transaminasi a 180, creatinina mossa, leggera anemia. Ma niente test dell'HIV. Probabilmente il medico della casa l'aveva depennato dalla lista. Decisi di andare a Bologna, in clinica medica, dove avevo amici che mi potevano dare un parere clinico. Prima di tentare un'interpretazione, mi proposero di fare un'indagine per vedere di quanti virus africani avevo gli anticorpi nel sangue. " Possiamo mettere nella lista anche l'HIV? " mi chiesero. Acconsentii.
Dopo due giorni tornai per sapere i risultati. " Li hai presi proprio tutti, nel tuo ospedale! Ti mancano solo l'epatite C e la sifilide. Riguardo all'HIV i nostri analisti non hanno mandato la risposta e chiedono di ripetere il prelievo. Lo rifaremo questa mattina stessa ".
Gli anticorpi che avevo erano tutti del tipo delle immunoglobuline IgG, indicatori d'infezioni avute nel passato e superate. " Strano " dissi io. " In Africa non mi sono mai ammalato se non di epatite e di malaria ".
" Devi avere un sistema immunitario a prova di bomba! Hai anticorpi contro il citomegalovirus, la toxoplasmosi, l'epatite A, l'epatite B, l'herpes zooster, l'herpes simplex, la rosolia, l'Epstein-Barr e il parvo virus. Per l'HIV il risultato sarà pronto domani ".
Il giorno dopo alle otto di mattina m'incontrai con il mio amico e collega: aveva in mano un foglio e, con un certo imbarazzo, me lo mostrò. " è risultato che sei positivo per l'HIV 1 p24 e gp41 ".
Rimasi senza parole. Per uscire dal punto morto, presi con una mano il foglio e lo lessi ad alta voce, tenendolo davanti a tutt'e due.
La richiesta di ripetere il test dell'HIV mi aveva già fatto intuire che probabilmente ero sieropositivo, ma la possibilità che potesse esserci un errore mi aveva trattenuto dal preoccuparmi prematuramente. Ma la verità era lì, l'avevo appena letta assieme al mio collega.
Non provai nessuna emozione particolare e tantomeno sconforto (ancora adesso non so rendermene conto). Nella mia qualità di medico avevo dovuto comunicare già parecchie volte, a miei pazienti, che erano sieropositivi e che i loro sintomi e il loro malessere erano dovuti all'AIDS. Era un dovere molto pesante per me e, varie volte, m'era capitato d'immaginare d'essere io nelle vesti di paziente. Avevo sempre scacciato il pensiero con una certa angoscia, tranquillandomi con il dirmi che non ero malato e che quelli erano solo fantasmi mentali.
Rimasi a guardare il foglio per un attimo in silenzio. La verità era che ero io il paziente! Tuttavia l'angoscia che accompagnava i miei fantasmi mentali non c'era. Non provai né angoscia, né ribellione, né paura; ma un cambiamento radicale di stato s'era realizzato senza rumore nel mio intimo. Ebbi la sensazione d'essere il vagone d'un treno che fino a quel momento aveva viaggiato sullo stesso binario degli altri e che, all'improvviso, aveva infilato uno scambio nascosto e si trovava ora a procedere su un binario parallelo. Quel foglio, che entrambi tenevamo con una mano e che esteriormente ci univa, era invece la prova della nostra effettiva separazione.
Tutto era rimasto uguale e simultaneamente tutto era cambiato, e cambiato per sempre. La consapevolezza della definitività della mia nuova situazione era acutissima. Fu forse questo l'aspetto drammatico che riuscì ad affiorare alla mia coscienza.
Il mio collega ruppe il silenzio. " Ora, Aldo, dobbiamo approfondire le cose e scoprire a che stadio ti trovi dell'evoluzione dell'infezione. Bisogna fare la ricerca della carica virale e il conteggio dei linfociti CD4 ".
A questo punto, padre Carmine, lascia che ti spieghi brevemente alcuni particolari di questa malattia.
Il virus dell'HIV entra nel sangue e, una volta in circolo, penetra nelle cellule di molti organi del corpo. Lì impone alle cellule di fabbricare continuamente tante copie di virus uguali a sé stesso e di mandarle in circolo. I virus attaccano i linfociti della famiglia dei CD4, che hanno il compito di mettere in moto la macchina del sistema immunitario dell'organismo, quando un'infezione l'attacca o una cellula del corpo degenera in cellula tumorale. Per alcuni anni, sette o otto, il numero di virus nel sangue si mantiene basso e i linfociti CD4 sono distrutti in piccola quantità, di modo che il numero di quelli continuamente prodotti dal corpo controbilancia quelli uccisi dal virus. Nella persona normale i linfociti CD4 sono intorno ai 1.000 per mm│. Nei primi anni dell'infezione si mantengono attorno ai 700-800 per mm│.
A un certo punto, però, i virus cominciano ad aumentare e uccidono più linfociti di quelli che l'organismo produce. Essi pertanto scendono di numero e, quando sono fra i 350 e i 200, la situazione diventa di preallarme. Sotto i 200 è pericolo rosso. Possono apparire le infezioni opportunistiche, che finiscono per condurre a morte, nel giro di un anno o due, il paziente.
Mi sottoposi a questi esami e dopo alcuni giorni arrivò il risultato: 350 CD4 e 22.000 copie virali per ml in circolo. Il mio collega mi portò alla clinica delle malattie infettive e qui fu deciso di ripetere le analisi per due mesi consecutivi, per appurare con una certa sicurezza la mia situazione reale. Dopo di ciò si sarebbe presa la decisione se iniziare o no la terapia, considerando anche il fatto che dovevo rientrare in Mozambico.
La mia condizione mostrava che mi dovevo essere infettato già diversi anni prima. Quando? Non riuscivo a ricostruire un episodio. Io faccio il chirurgo ed è facile pungersi o farsi piccole ferite nelle dita, mentre si opera. Considerando che il 20% circa dei miei operati è sieropositivo e che, cinque o sei volte all'anno, càpita a qualunque chirurgo di ferirsi, le occasioni non erano certo mancate. Per cinque anni, inoltre, avevo lavorato nella maternità dell'ospedale di Quelimane: anche lì le occasioni d'imbrattarsi di sangue infetto erano state molte.
Dovevo, pertanto, restare in Italia ancora due mesi, come minimo. Avevo tutto il tempo per interiorizzare la mia situazione e scegliere una condotta. Riconoscevo che la grazia di Dio m'aveva aiutato a ricevere con serenità la notizia, e gliene ero molto grato. Pensavo però che una parte importante della mia tranquillità derivava dal sapere che esistevano medicine altamente efficaci e che le speranze di vita residua erano buone. Avrei dovuto prendere per via orale un cocktail di tre farmaci, diviso in due dosi, una la mattina e una la sera, per tutto il resto della vita. I virus circolanti erano rapidamente uccisi o ridotti a un numero insignificante, in modo che i CD4 potevano ricominciare ad aumentare, perché prodotti in quantità superiore a quelli distrutti. Non erano però toccati i virus situati all'interno delle cellule. Questi continuavano a vivere e a costringere le cellule a produrre sempre nuove copie di sé stessi. Ecco il motivo per cui la terapia non poteva più cessare per il resto dell'esistenza.
Cominciai a riflettere che io potevo contare su una vita ancora abbastanza lunga e qualitativamente accettabile, grazie al fatto d'essere italiano e di poter avere accesso alla terapia. E i miei concittadini del Mozambico che speranze potevano mai avere? Fino a quel momento non esisteva terapia accessibile: il suo costo era superiore alle possibilità di quasi tutti. Sentii che dovevo impegnarmi per far sì che anche gli altri abitanti, perlomeno quelli di Quelimane, potessero avere la stessa mia speranza di vita. Avevo sentito dire che la Comunità di sant'Egidio di Roma stava iniziando un'esperienza pilota proprio in Mozambico, con lo scopo di offrire gratuitamente lo stesso trattamento d'eccellenza, disponibile nei paesi ricchi, ai malati africani di AIDS. Decisi di andare a Roma per parlare direttamente con i responsabili del progetto. L'incontro fu molto positivo e ritornai pieno di speranza. Esisteva una possibilità che anche a Quelimane si potesse cominciare una terapia antiretrovirale efficace e gratuita. Entrai in contatto con molte altre persone ugualmente interessate, che già avevano iniziato a fare dei passi, ma che non sapevano bene come muoversi. Unendo le forze avremmo potuto aiutarci a vicenda.
Dopo due mesi i miei esami erano peggiorati e quindi era necessario cominciare la terapia, senza più indugio. Il sistema sanitario italiano passava gratuitamente il trattamento e tutte le analisi. Prima di tornare in Mozambico dovevo fare due controlli a tre settimane di distanza l'uno dall'altro. Dopo il primo, i virus erano scesi da 54.000 (ultimo valore riscontrato) a 225 per ml, mentre i CD4 erano aumentati da 265 (anch'esso ultimo valore) a 320. Al secondo controllo, alla vigilia del mio rientro in Mozambico, i virus erano 154 e i CD4 345. La terapia era efficace e quindi potevo tornare in Mozambico senza paure! I farmaci me li avrebbero inviati ogni tre mesi. Per le analisi potevo servirmi del laboratorio di biologia molecolare di sant'Egidio a Maputo o a Beira.
Tornai a Quelimane l'8 agosto. Le trattative per creare le condizioni richieste per iniziare in forma sicura la terapia antiretrovirale con l'assistenza della Comunità di sant'Egidio andarono avanti speditamente e il giorno 24 ottobre 2003 fu firmato un accordo tra il Ministero della Sanità, la Direzione Provinciale della Sanità della provincia della Zambézia, di cui Quelimane è il capoluogo, la Comunità di sant'Egidio e l'Associazione Progetto Mozambico Onlus [ONLUS significa Organismo Non Lucrativo di Utilità Sociale], di cui è presidente un mio confratello dehoniano. L'accordo prevedeva l'inizio delle attività ai primi del 2004.
Scelsi la condotta di non nascondere a nessuno la mia situazione di sieropositivo. Ne parlai più volte in pubblico, qui a Quelimane, sia con i lavoratori dell'ospedale sia con i cristiani della città. Ora tutti sanno che il padre Dr Marchesini è sieropositivo, sta facendo la terapia, è vivo, sta bene e continua a lavorare. Da pochi giorni sanno pure che la terapia è ormai disponibile anche per gli altri malati e che quindi non c'è più motivo di nascondersi, di non voler fare il test per paura di sapere. Molte persone sono già venute a parlare con me, per essere consigliate e incoraggiate. Mentre le trattative erano in corso, abbiamo saputo che un altro grande progetto di cura per tutti i malati di AIDS del Mozambico è in fase avanzata, grazie ai finanziamenti della Fondazione americana "Bill Clinton". L'inizio effettivo sarà per la fine del 2004.
Caro padre Carmine, qui finisce il mio racconto, ma l'avventura interiore continua, in compagnia di una moltitudine d'altri sieropositivi del Mozambico. Non posso che ringraziare il Signore d'avermici introdotto e d'aver pilotato le cose in modo tale che il seme della speranza potesse, in così breve tempo, trasformarsi in un grande albero, che offre a tutti quelli che ne hanno bisogno i suoi frutti.
Ricevi i miei saluti nel Signore.


P. Aldo Marchesini s.c.I.


Quelimane, 9 novembre 2003.



APPENDICE 2


ADOTTA UN MALATO DI AIDS!

Premessa: I dati ufficiali dell'O.M.S. [Organizzazione Mondiale della Sanità] dicono che il 13, 8% della popolazione del Mozambico era infettato alla fine del 2002. Fino al Congresso Mondiale sull'AIDS di Durban, nel 2000, il parere unanime dell'organizzazione mondiale era che per l'Africa non si poteva fare altra cosa se non la prevenzione. La terapia era fuori della portata, per via del suo altissimo costo e per il numero impressionante di infettati (oltre 30 milioni nell'Africa subsahariana). Un fatto nuovo fu l'inizio della produzione degli antiretrovirali a basso costo (senza cioè il pagamento dei diritti di scoperta) da parte dell'India, del Sudafrica e del Brasile. Così il costo di un trattamento passò da 15.000 dollari annuali a 330. Questo fatto dette l'avvio a una serie d'iniziative internazionali, con le prime esperienze di terapia per i malati africani.

In Avvenire del 31 agosto 2003, a pag. 7 della "Diocesi di Bologna", apparve un articolo intitolato " Padre Marchesini, un'iniziativa per curare l'Aids ", firmato C. U., che riportiamo:

Padre Aldo Marchesini è un missionario dehoniano bolognese, che da oltre 28 anni vive e lavora in Mozambico. è molto noto per la sua opera, oltre che di sacerdote, di medico (si è laureato a Bologna e specializzato in malattie tropicali a Lisbona). Ha ricevuto diversi premi, tra i quali il prestigioso "Cuore Amico", definito il "Nobel dei missionari". Da più di 15 anni padre Aldo lavora nell'ospedale provinciale di Quelimane; da lì tiene costanti contatti con Bologna, in particolare con l'ufficio diocesano per l'attività missionaria. Don Tarcisio Nardelli, direttore di tale ufficio e delegato arcivescovile per le missioni ad gentes, ci parla della più recente iniziativa di padre Aldo, rivolta ai malati di Aids. " In Mozambico - spiega - il 13, 8% della popolazione è affetto da Aids. Questa terribile malattia oggi può essere controllata e ritardata a prezzi accessibili anche in Africa, grazie alla produzione di farmaci antiretrovirali a basso costo da parte di paesi come India, Sudafrica e Brasile. Per questo, padre Marchesini ha lanciato un progetto per portare la cura dell'Aids anche a Quelimane. Tale progetto - prosegue don Nardelli - s'appoggia a quello nato nel settembre 2001 per iniziativa della Comunità di sant'Egidio di Roma e chiamato DREAM ("sogno"). Esso è rivolto alle donne sieropositive in gravidanza e ai loro figli, al personale sanitario (medici, infermieri e inservienti) e agl'insegnanti della scuola dell'obbligo; prevede la diagnosi, la terapia, un supplemento alimentare per i malnutriti e latte per i neonati figli di sieropositive. Il progetto DREAM vuole che questo tipo di assistenza venga diffuso in tutto il Mozambico. Però occorrono condizioni locali per le quali il Sistema Nazionale di Sanità non ha per ora risorse sufficienti. Padre Aldo sta cercando di creare le condizioni perché il piano diventi operativo anche a Quelimane. Esso fornisce gratuitamente medicinali, esami del sangue e formazione del personale; ma tutto il resto, dalle spese di gestione del day hospital al supplemento alimentare per i malati malnutriti, dai farmaci per le malattie collegate all'Aids all'assistenza domiciliare, dalla spedizione dei campioni di sangue al laboratorio biomolecolare di Beira tramite corriere rapido DHL [il sangue deve arrivare in giornata] all'assunzione di personale che mantenga efficiente l'assistenza domiciliare, deve essere fornito dall'autorità locale. Ciò ha grossi costi. Sono stati calcolati circa 360 euro all'anno per malato. L'iniziativa lanciata da padre Aldo chiamata Adotta un malato di Aids - conclude don Nardelli - si basa proprio su questo calcolo dei costi: propone infatti di "adottare" un malato di Aids di Quelimane offrendo "1 euro al giorno" ". Le offerte possono essere versate sul conto corrente bancario n. 121011262, presso la Cassa Rurale della Valle dei laghi (Trento), ABI 08132, CAB 34442, intestato a "Progetto Mozambico Onlus - Padri Dehoniani", indicando come causale Adotta un malato di Aids.



APPENDICE 3


QUANDO IL LATTE è UGUALE A VITA

PROGETTO DI AIUTO PER L'OSPEDALE PROVINCIALE DI QUELIMANE
(MOZAMBICO)

1) Il punto della situazione
Lo stomaco del neonato è capace di digerire solo il latte. Alla fine del quarto mese di vita comincia a digerire anche altri alimenti. Quando la mamma muore nel parto oppure è tanto malata da non riuscire ad allattare, o quando le nascono due o tre gemelli, la vita e la crescita dei piccoli sono a rischio, se non si fornisce loro latte maternizzato.
Negli ultimi tempi s'è aggiunta un'altra drammatica situazione per i neonati, dovuta al dilagare dell'AIDS in Africa. Se il bambino riesce a nascere sano (cosa non tanto facile) nonostante la mamma sia sieropositiva, si ammalerà senz'altro anche lui, se ne viene allattato. La via di trasmissione dell'AIDS attraverso il latte è infatti una scoperta recente.
In Mozambico, e in particolare a Quelimane, il numero dei bambini che hanno bisogno di aiuto si aggira sui trenta/quaranta al mese. Ora, con il pericolo della trasmissione dell'AIDS, il loro numero è destinato ad aumentare significativamente.

2) Gli aiuti che arrivano
Grazie a fedeli benefattori, l'iniziativa di fornire latte maternizzato ai bambini che ne hanno necessità è in corso già da alcuni anni. Guardiamo perciò con fiducia al futuro, convinti che gli aiuti non vengano meno, anche se ora si aggiunge quest'ultima categoria: quella dei figli di mamme sieropositive. Al tempo stesso, in Mozambico ci si impegna a creare le condizioni per iniziare la terapia dell'AIDS anche alle mamme sieropositive.

3) Le modalità concrete
Il latte maternizzato in polvere può essere comprato direttamente a Quelimane. Il suo prezzo è di circa 4 euro al kg. Il consumo è di circa 1 kg la settimana per ogni neonato.
Per chi desiderasse collaborare, ecco le possibili forme di contribuzione:

1 settimana di latte maternizzato = 4 euro;
1 mese di latte maternizzato = 16 euro;
4 mesi di latte maternizzato = 64 euro.



P. Aldo Marchesini s.c.I.
Hospital Provincial de Quelimane
Mozambico



Quelimane, 7 luglio 2003.
( modificato in data 3-12-2012)
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