Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
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(Auguri a Padre Aldo per i suoi 43 anni di attività in Mozambico!)
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Padre Aldo
Qui sono archiviate le raccolte delle lettere di Padre Aldo a partire dalla data di origine del presente sito.
Qui è contenuta una importante storia di alta professionalità, di grande altruismo, una cronaca quasi quotidiana degli enormi problemi di un popolo senza colpa e della silenziosa ed eroica lotta di un piccolo grande medico che, incurante delle difficoltà, riesce a curare persone malate grazie all'aiuto di molti benefattori.
Una storia da rileggere e da non dimenticare.


LETTERE

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[Dopo la lettera del 4 dicembre 2004, p. Aldo scrisse altre lettere che, non essendo particolarmente significative, non sono qui riportate. Il 5 febbraio 2005 p. Aldo venne in Italia rimanendovi fino al 25 febbraio. Rientrato in Mozambico, riprese la corrispondenza in data 2-3-2005]


Quelimane, 2-3-2005

Cara Maria Teresa,
ti ringrazio per la dedizione con cui mi hai accompagnato nel breve soggiorno milanese. Ricordo quei giorni con nostalgia. Al mio arrivo, Teledata era fuori servizio; così solo ora posso riprendere i contatti. Le valigie sono arrivate a Quelimane solo ieri sera, integre. Ho ripreso il lavoro, che va abbastanza bene. La tosse se ne va lentamente e torna a ondate. Lunedì comincerò la nuova terapia.
Tutti mi hanno salutato con affetto. Spero di riuscire a mantenere un ritmo più lento nel lavoro. Me lo raccomandano tutti, ma non è facile. Sono contento di essere di nuovo qui, anche se serbo nel cuore come molto bello il ricordo dei giorni italiani.


Quelimane, 6-3-2005

Ho concluso la prima settimana dopo il mio rientro in Mozambico. Ho trovato una situazione di grande animazione in tutti i settori della vita pubblica e ospedaliera. Il nuovo governo suona la sveglia alla nazione, suscitando l'antico entusiasmo rivoluzionario nel servizio pubblico: dedizione, spirito di sacrificio, disciplina, puntualità, fine della richiesta di mazzette per fare il proprio dovere, cortesia e attenzione alle esigenze della gente. C'è uno spirito di rinnovamento che fa piacere e fa sperare bene. Il governo ha dato la carica a tutti i ministri e direttori provinciali perché alla fine dei primi cento giorni si veda un cambiamento concreto e misurabile nella gestione della cosa pubblica. Tutte le direzioni provinciali e istituzioni (ospedale di Quelimane compreso) hanno redatto già il "piano dei primi 100 giorni". Una delle cose buone immediate è stata la decisione di ridipingere il blocco operatorio, dentro e fuori, perché era stato molto criticato per l'aspetto degradato. Naturalmente è facile suonare la sveglia. Meno facile è trovare i soldi per realizzare il rinnovamento. Così la direzione è venuta a chiedere se non avevo portato nulla dall'Italia, per lo meno per la tinteggiatura del blocco. Ho dato 2500 euro, con cui è stata comprata la tinta. Lunedì 7 marzo si comincerà a imbiancare.
Quanto al mio lavoro, ho già messo in uso i due sportoni portati da Milano per le medicine che mi trascino dietro quando faccio le visite ambulatoriali. Per fortuna nei primi due giorni sono state registrate numerose assenze di malati in lista; così sono riuscito a finire a un orario accettabile. Tutti, direttrice in testa, fanno pressioni perché diminuisca il lavoro; forse mi vedono affaticato. Così s'è deciso che mi aiuti nelle visite ai malati in reparto un tecnico di chirurgia, sostituendomi quando sono sovraccarico. Ho poi pensato di ridurre da tre a due i giorni di operazioni chirurgiche alla settimana, lasciando libero il venerdì. Dovrei cominciare nella seconda metà di marzo. Mi sarà possibile resistere alla pressione?
Il dr Stefano Boriani arriva oggi a Nampula; poi verrà da noi il 19 marzo, per stare pochi giorni.


Quelimane, 11-3-2005

Da alcuni giorni s'è abbattuta sul Mozambico un'ondata di caldo eccezionale. Mentre vi scrivo - ora sono le 22 - in camera il termometro segna 33 ºC e 76% di umidità. Ho un asciugamano che impedisce al sudore che gocciola dagli avambracci di entrare nella tastiera. All'inizio mi sentivo un po' afflitto e oppresso, poi da due giorni in qua mi sento a mio agio. Mi è scomparsa la tosse, mi sento dinamico ed energico. L'appetito è migliorato. Ciò mi ha fatto molto piacere, perché mi ha restituito la salute anche in presenza del caldo, che sembrava destabilizzasse il mio equilibrio. È presto per trarre conclusioni, ma non posso nascondervi la soddisfazione nel constatare che sono uno dei pochi in forma in mezzo alla prostrazione generale. Ci stiamo preparando a ricevere il ministro della Sanità, giovedì prossimo. È il dr Ivo Garrido, con cui sono in rapporti di amicizia abbastanza buoni. Sta cercando un'area di dieci ettari per costruirvi il nuovo ospedale centrale di Quelimane. Corre voce che all'onere si sobbarchi il Ministero della Difesa USA. Vedremo...
Non sono ancora arrivati i pacchetti con gli strumenti per le cataratte. Però dalle Poste mi è giunto un avviso di pacchi in giacenza. Spero che siano quelli.


Quelimane, 21-3-2005

Teledata è quasi sempre fuori servizio. Dicono che stanno cambiando il server, ma ormai sono più di tre settimane di disservizio totale. Di salute sto bene. L'Abacavir, oggi all'8º giorno, non mi ha provocato finora nessuna reazione allergica. È qui con noi il dr Stefano Boriani, con grande nostro piacere. Mi ha regalato un nuovo computer portatile, che è una bomba. Rientrerà in Italia mercoledì sera. [...] Oggi sarebbe stato il 96º compleanno di mamma. Stamani ho celebrato la messa per lei, in comunione con la messa celebrata per i familiari e amici residenti a Milano.
Sto preparando il mio intervento su " Problematiche della deontologia professionale ", all'Istituto di Studi Teologici e Filosofici di Maputo. Sarà il 9 maggio 2005. L'11 maggio, di ritorno a Quelimane, mi fermerò a Beira per operare qualche paziente con fistole.


Quelimane, 29-3-2005

Cara Maria Teresa,
ti mando il testo di padre Gabriele sulle capanne. Sto cercando le foto da inserire nel testo.


...FA CASA !

È la pubblicità che appare tutti giorni sui teleschermi, qui in Africa. Al posto dei puntini vorrei mettere come prima parola "generosità": GENEROSITÀ FA CASA! "Casa": quante sensazioni, quanti ricordi suscita in noi questa magica parola! Torno a casa... la mia prima casa... mi compro una casa nuova... Ma quante preoccupazioni anche: le tasse, le riparazioni e tante altre seccature. Insomma la casa è sempre al primo posto o quasi, perché casa vuol dire famiglia, sicurezza, riparo, e non solo dalle intemperie.
Inizialmente, venendo qui in Africa, a un primo sguardo superficiale falsato dalla "poesia" delle palhotas (le povere capanne con il tetto di paglia, in cui vive la maggior parte di questa gente), si pensa che sono preoccupazioni solo nostre, di noi civilizzati. Ma vivendo con loro, girando nei loro poveri quartieri o nel mato, entrando in qualche povera capanna, sentendo anche passare qualche topo sulle scarpe, si capisce sùbito che non è così.
La casa, anche se di fango, è indispensabile per tutti; è un riparo decente contro la pioggia battente (e qui ne cade tanta), anche se si ha solo un po' di farina, poche stoviglie e una stuoia. È sempre il posto dove si entra con la sposa, dove si vedono nascere e crescere i figli, dove si vedono morire i propri vecchi. Anzi è forse più casa qui che su da noi, perché qui si sente forte il rischio di perderla dato che le pareti di fango minacciano di cadere al primo forte acquazzone o il tetto di paglia intrecciata lascia filtrare l'acqua all'interno. Perché allora non aiutare la povera gente in questo suo diritto?
Tutti i giorni, alla porta della Sagrada Família, viene sempre qualcuno a chiedere un aiuto: anziani rimasti soli o con i nipotini orfani dei genitori a causa dell'Aids, mamme abbandonate dai loro mariti e seguite dallo stuolo dei loro bimbi. Proprio questa mattina è venuta una donna ancora giovane con due coppie di gemelli: " Padre, viviamo sotto i rami e le foglie di palma ". Sono quasi sempre le donne, non gli uomini che si umiliano a chiedere aiuto. Ne abbiamo più di cinquanta in lista d'attesa. A loro bisogna aggiungere quelle persone che chiedono aiuto per rifare il tetto (che deve essere cambiato ogni due anni almeno).
Forse, guardando le fotografie, direte: " Cosa ci vuole? Non costa quasi niente farsi una capanna così! ". Ma anche qui a Quelimane le cose costano. Tenete presente che qui un lavoratore medio guadagna 50 euro al mese, e sono pochi i fortunati che hanno un lavoro. Calcolando i pali, le corde, il trasporto, la copertura, l'uscio (non si usano finestre per difendersi meglio dalle zanzare) e mano d'opera, una capanna come quelle che vedete viene a costare dai 130 ai 200 euro.
Capite allora che questa non è una spesa da poco per loro e che ci vuole la nostra solidarietà. Purtroppo il fondo a disposizione è scarso. Con quello che abbiamo riusciamo a costruire due capanne alla settimana. Ma che soddisfazione vedere il sorriso della gente al momento della " consegna delle chiavi "! Avremmo dovuto fotografare anche quello, ma sarà per la prossima volta.
Padre Gabriele Bedosti scI
Quelimane, 29-3-2005


Quelimane, 4-4-2005

Anche qui in Mozambico la realtà dominante di questi giorni è la morte del papa. La televisione mozambicana ne ha parlato a lungo. Quella portoghese per l'Africa, che si riceve insieme con quella mozambicana, ha fatto lunghi servizi. Alla sagrada Família noi, che riusciamo a vedere Rai international via satellite, abbiamo potuto seguire le lunghe dirette. Oggi ho celebrato la messa vespertina per lui in parrocchia. In questi giorni Teledata continua a non funzionare. Non so quando questa lettera riuscirà a partire.
Oggi sono tre settimane che assumo l'Abacavir e finora non mi ha dato problemi. Di salute mi sento bene. Domani, lunedì, opererò un'elefantiasi, che è una prova fisica non indifferente, perché richiede 5 o 6 ore di duro lavoro. [...] Ho impiegato i ritagli di tempo libero a mettere un po' d'ordine alla corrispondenza inevasa a causa delle feste di Pasqua. Ormai mi manca poco. Spero di finire domani.
La preparazione del mio intervento alla conferenza sulle " Problematiche della deontologia professionale " che si terrà all'Istituto Superiore Maria Mãe de África il 9 maggio 2005 (a Maputo) m'impegna molto. È un campo a me poco noto e per il quale ho bisogno di studiare. Riesco a dedicarvi un po' di tempo solo dal venerdì alla domenica, perché gli altri giorni della settimana sono sempre pieni di lavoro in ospedale. Passo ai saluti, perché vorrei andare a letto presto per essere riposato per l'elefantiasi.

Quelimane, 7-4-2005

Cara Maria Teresa,
grazie per la rapidità con cui ci servi in ogni cosa. Sorgono sempre nuove necessità. Una è quella di un paio d'occhiali per Eugenio Wazanga: sfera -2, 0 bilaterale; distanza pupillare 68 mm.


Quelimane 12-4-2005

Finalmente torno a farmi vivo. Teledata ha avvisato che i problemi del server sono stati risolti. La settimana passata, anche qui in Mozambico, è stata dominata dalla morte e dai funerali del papa.
Riguardo alla conferenza di Maputo del maggio prossimo (quella sulle " Problematiche della deontologia professionale "), ho deciso di scrivere che non mi sento in grado di accettare il compito perché oltrepassa la mia competenza e preparazione. Queste ragioni sono state accolte e quindi ora mi sento molto meglio. [...] L'ospedale di Beira mi ha invitato per una settimana di fistole in maggio. Ora dobbiamo definire le date. [...] Non sono mai riuscito a mantenere il proposito di non operare il venerdì, ma mi è di grande aiuto sapere che in extremis posso utilizzare un giorno alla settimana per risolvere accumuli o imprevisti. Di solito lo occupo con alcune cistoscopie e qualche operazione chirurgica poco impegnativa. [...] Sto cercando di organizzarmi per riuscire a riprendere la penna in mano. Però, finora, sono sempre sopraggiunti ostacoli imprevisti, con qualcosa di più urgente da fare. [...] Di salute sto bene e non ho avuto nessuna allergia con il nuovo trattamento antiretrovirale, che sostituisce la Zidovudina con l'Abacavir. In maggio, quando andrò a Beira, farò il primo controllo dei CD4 e della carica virale con il nuovo regime.


Quelimane, 17-4-2005

La settimana è volata via in un attimo. Sono stato rincorso da molte piccole emergenze di varia natura, sia clinica che burocratica. A giorni inizieranno i lavori di ristrutturazione di un edificio dell'ospedale per farvi il laboratorio di biologia molecolare finalizzato alla misurazione della carica virale e dei CD4. Si spera che possa entrare in funzione il prossimo dicembre. Gli edifici, in cui sono sistemati il day hospital e l'infermeria dei tubercolosi, devono essere abbattuti perché pericolanti. Saranno sostituiti da due nuove costruzioni che sorgeranno sullo stesso luogo. Bisogna quindi pensare a una sistemazione provvisoria. Abbiamo adocchiato alcuni edifici parrocchiali della Sagrada Família abbandonati perché in cattivo stato, ma ben solidi, che la diocesi e la congregazione hanno accettato di porre gratuitamente a disposizione dell'ospedale di Quelimane. In queste settimane ho fatto parte del gruppo incaricato di avviare i contatti e di giungere a un accordo fra Ministero della Sanità e parrocchia, redigendo le clausole di consenso. I lavori cominceranno domani. L'Associazione Progetto Mozambico Onlus finanzierà i lavori con i fondi che è riuscita a ottenere.
Questa settimana verrà qui in visita il Presidente della Repubblica Mozambicana Guebuza. Ho dovuto preparare una presentazione in power point dell'attività dell'ospedale. Ho finito ieri sera.
Domani opererò un'altra elefantiasi dello scroto e per sei ore sarò occupato e concentrato. Queste prestazioni, anche se faticose, hanno un lato paradossalmente piacevole, perché mi mettono in una condizione di intangibilità per alcune ore. Sono ore di silenzio e di pace. Spero sempre di riuscire a trovare la tranquillità per riprendere la penna in mano.


Quelimane 1-5-2005

Il 1º maggio è festa nazionale anche in Mozambico. Penso però che pochi paesi facciano come noi: una festa nazionale, se cade in domenica, deve essere recuperata il giorno dopo. Così anche domani non si lavorerà. Ci siamo accorti un mese fa che il 1º maggio 2005 era domenica, ma ormai avevo già programmato due operazioni per lunedì 2 maggio. Ho dovuto cancellarle e rinviarle a mercoledì, aggiungendole a quelle già scritte sulla grande agenda del programma operatorio. A questo disagio si è aggiunto quello di lunedì scorso: essendo arrivato a Quelimane il Presidente della Repubblica per parlare alla popolazione, è stata proclamata la tolerância de ponto [= la possibilità di non lavorare, la dispensa dal lavoro]. Così ho dovuto ridistribuire i cinque malati in lista. Questi imprevisti rompono molto il ritmo.
Stasera, dopo la messa vespertina, andrò a cena dal direttore di un'organizzazione non governativa chiamata Visão Mundial, il quale ha invitato anche il direttore provinciale cessante dr Mussa, che partirà mercoledì per andare a Maputo a fare il direttore nazionale delle risorse umane del ministero.
Domani, festa, 2 maggio, abbiamo l'incontro conviviale annuale dei religiosi e delle religiose di Quelimane. Quest'anno l'incontro avverrà qui in casa nostra. Abbiamo un grande salone, molto accogliente e adatto agl'incontri. Ci sarà una conferenza di p. Elio su padre Dehon, che sta per essere beatificato. Poi scambio di informazioni, messa, pranzo e ricreazione con canti in coro accompagnati da passi di danza sul posto. È una manifestazione tipica della cultura africana. Martedì si ritorna tutti al lavoro.

Quelimane, 8-5-2005

Tutt'oggi siamo stati senza energia elettrica. Domattina alle 8:15 partirò per Beira, dove resterò fino a domenica prossima. Arriverò alle 9:00 e andrò sùbito in ospedale. Non so ancora quante pazienti vi saranno, ma il tecnico di chirurgia parla di una dozzina. Questo intervallo mi fa bene: è uno stacco salutare dalla routine. Con p. Gabriele e p. Domenico sono andato al mare a vedere le stelle, sùbito dopo il tramonto, dalle 18 alle 19:30. Era una notte limpidissima, senza una nuvola: sembrava di toccare le stelle con le mani. Entrando con i piedi nell'acqua abbiamo assistito al fenomeno che noi chiamiamo del plancton: una fosforescenza incredibile per mezzo metro intorno alle gambe. È stato uno spettacolo molto bello, che ci ha "ricaricati". [...] Sono in attesa che ritorni a Quelimane il dr Rosário, che ha finito la specializzazione in chirurgia due settimane fa.


Beira, 16-5-2005

È sabato sera e sono ritornato da poco dall'ospedale dove oggi ho finito la dodicesima e ultima operazione di quelle previste in questa settimana di fistole vescico-vaginali qui a Beira. La prima di quest'oggi è stata "eroica". Una volta messa la paziente in posizione e preparato il campo, ci siamo resi conto (io, il dr Miranda e il tecnico Dias) che non si poteva fare nulla, perché la fistola era situata in posizione invisibile dietro la parete anteriore della vagina. La si sentiva con il dito, ma non la si vedeva. Stavo ormai per darmi per vinto, quando il dr Miranda ha suggerito di provare a operare con la paziente in posizione ventrale, come facevamo nei primi anni. Lo strattagemma s'è dimostrato utile, perché la parete vaginale superiore s'è venuta a trovare orizzontale sotto gli occhi. Pur così, l'intervento è stato estremamente impegnativo perché la fistola era molto lontana e coperta da un eccesso di tessuto vaginale. Con molta pazienza e con l'aiuto magistrale dei miei due colleghi, alla fine si è riusciti a chiuderla totalmente. Ci abbiamo messo tre ore.
Questi giorni sono stati faticosi, non lo nego, perché i casi difficili sono stati molti e ho sempre finito dopo le 15. Tuttavia, uscire dall'ambiente del solito lavoro, senza la pressione dei malati che ti corrono dietro, fa sembrare il periodo di Beira una vacanza. Le suore comboniane che mi ospitano sono molto gentili e premurose. Ci vediamo solo al mattino per celebrare le lodi e far colazione e poi alla sera per la messa e la cena.
Questa settimana s'è aggregato a noi un ginecologo mozambicano che lavora a Chimoio, 200 km a ovest di Beira. È molto interessato alle fistole ed è pieno d'entusiasmo. Ha circa quarant'anni e vuole diventare un esperto in fistole, perché nella sua provincia nessuno è in grado di operarle. Gli ho proposto di andare da lui per tre settimane in gennaio-febbraio, durante il gran caldo di Quelimane. S'è dimostrato entusiasta e penso che riusciremo a combinare. Chimoio è come Songo, sugli 850 m di altitudine, circondato da montagne. Domani sera rientrerò a Quelimane. Ho lasciato una serie di malati ad aspettarmi per essere operati e quindi non avrò tempo per ripensare con nostalgia a Beira. Saluto tutti quanti con affetto.


Quelimane, 21-5-2005

Questa settimana è arrivato a Quelimane il dr Rosário Nandole, che si è appena specializzato in chirurgia generale a Maputo. Ne siamo tutti contenti. Ora devo finire d'insegnargli a operare le fistole e le prostate per via endoscopica, e in più le stenosi dell'uretra; dopo di che sarò contento di avergli trasmesso il mio sapere in tutti i campi. Ci sarà qualcuno che potrà continuare a mettere a disposizione dei malati tutto quello che in tanti anni ho imparato a fare. È una delle più grandi soddisfazioni. La settimana di Beira s'è conclusa con le due pazienti arrivate l'ultima notte e restate in attesa. Mi ha telefonato il tecnico Dias dicendomi che le hanno già operate con successo lui e il dr Melo, venuto apposta da Chimoio. Questo entusiasmo mi fa ben sperare che persevereranno in questa chirurgia. La temperatura ha cominciato ad abbassarsi sotto i 25º e le giornate sono già buie alle cinque e mezzo. L'inverno si avvicina, ma la temperatura non è mai scesa di notte sotto i 13º negli ultimi 40 anni. La controllava sempre padre Agostino De Ruschi che morì nel 2001.


Quelimane, 21-5-2005

Cari Amici dell'Unifam,
desidero mandarvi i miei saluti ed esprimere la mia riconoscenza per l'aiuto che date alle varie iniziative dell'ospedale provinciale di Quelimane, soprattutto al progetto "Latte Maternizzato" e alla costruzione della Casa d'Attesa "Maria Carosio" per le partorienti di Mocuba.
Da noi, in Mozambico, sta finendo la stagione delle piogge e del caldo. Si è già cominciato a raccogliere il riso e il mais, con giubilo in alcune regioni e con disappunto in altre. Ci sono state province dove le piogge non sono state favorevoli e dove alcune centinaia di migliaia di persone sono alla fame. La "povertà assoluta" è una realtà ben presente nel nostro paese ed è continuamente sulla bocca dei governanti. La lotta alla povertà assoluta è la prima di tutte le priorità del Governo. Non c'è discorso pubblico in cui non se ne parli, non c'è ospite di riguardo in visita alla nazione che non ne sia informato. I dati ufficiali della fine del 2004 indicavano con un certo orgoglio un abbassamento della povertà assoluta a livello nazionale dal 75% al 58%. Questo dato, certo, è incoraggiante, ma non annulla l'allarme per il paese. Più della metà della popolazione vive abitualmente nell'indigenza più assoluta. Il Mozambico riceve aiuti internazionali molto consistenti, che coprono oltre i tre quarti del suo fabbisogno. Ciò consente di avere una vita pubblica più o meno simile a quella degli altri paesi del mondo. La vera povertà si sente nella vita privata delle famiglie.
La vita nazionale è stata movimentata dalle ultime elezioni in cui s'è confermato il partito al governo, ma con un gruppo di dirigenti diverso da quello precedente, che punta su una ripresa dell'impegno e del dovere a livello nazionale. S'è dichiarata guerra allo spirito del "lasciar correre" e alla corruzione. Il Presidente della Repubblica e i vari ministri stanno visitando le province richiamando le coscienze a un cambiamento di condotta.
A noi missionari fa piacere sentire questi predicatori laici della conversione. Da qualunque punto di vista si guardi il mondo, ci si rende conto che l'impegno per il bene del prossimo è il caposaldo della vita civile; e per impegnarsi seriamente è necessaria una conversione del cuore. In fondo le necessità etiche del mondo sono sempre attuali, fin dal tempo degli antichi profeti. Noi, annunciatori del vangelo, non possiamo che essere contenti di questo nuovo vento che percorre il paese da nord a sud e l'accompagniamo volentieri con la nostra preghiera.
P. Aldo Marchesini scI


Quelimane, 21-5-2005

[Sintesi dell'articolo sul latte maternizzato scritto da p. Aldo e inviato agli Amici dell'UNIFAM di Torino, per la pubblicazione sul loro notiziario (le foto dell'originale sono qui state omesse)].

Cari amici dell'UNIFAM,
il vostro costante aiuto per finanziare il progetto "Latte Maternizzato" per i bambini, che nei primi quattro mesi di vita rimangono senza fonte di latte naturale, ci ha permesso di poter continuare questo servizio per un altro anno abbondante. [...] Stamani sono andato al raduno della distribuzione, che avviene una volta al mese, per fare alcune foto e mostrarvi dal vivo la nostra realtà. [...] Vi do qualche ragguaglio sull'andamento di questo progetto. Chi sono i beneficiari? Sono i neonati che nei primi quattro mesi di vita rimangono orfani di mamma, o la cui mamma ha latte insufficiente o una malattia cronica debilitante (AIDS, TBC, tumore maligno, malnutrizione ecc.). Mamme, zie e nonne con i loro piccoli arrivano alla distribuzione del latte maternizzato. I piccoli ci sono inviati dalla consulta di pediatria, dalla maternità, dal servizio di azione sociale dell'ospedale e della Provincia. A volte chi invia è il Segretario del quartiere, che aiuta a risolvere i problemi quotidiani della popolazione. In maggioranza sono bambini di Quelimane, ma c'è sempre una media di cinque neonati inviati dai distretti periferici. Si mantengono ogni mese circa trenta bimbi. Che latte usiamo? I commercianti indiani vendono latte maternizzato nella nostra città e questo ha contribuito molto a mantenere sempre in attivo lo stock nel nostro magazzino. Il latte in polvere si trova in barattoli di 400 gr.; ogni bambino riceve in media 4 barattoli alla volta.
Come facciamo il controllo? La nutrizionista Eugénia Raposo, che a livello provinciale si occupa dei problemi nutrizionali, assiste alla distribuzione del latte, prende nota dei presenti e dei barattoli che ricevono, e infine controlla il cartoncino giallo che accompagna ogni bambino in tutte le prestazioni sanitarie: pesaggio mensile, vaccinazione nelle date fissate, visite mediche e medicazione ricevuta, latte maternizzato ricevuto.
Quanto ne consumiamo? In media si comprano mensilmente 15 casse di 12 barattoli ciascuna. Il costo di ogni cassa è di 1.020.000, 00 meticais, equivalenti a circa 50 euro. Vale a dire che ogni mese si spendono circa 750 euro. Come avviene la conservazione e la distribuzione? I barattoli sono conservati nell'Economato Provinciale sotto la responsabilità della contabile Regina Angelo. Una volta al mese si radunano le mamme o le zie o le nonne che hanno in cura questi bambini. Ogni volta che un nuovo piccolo è inviato, la Sig.a Regina apre il magazzino e dà i primi 4 barattoli.
Cari amici dell'UNIFAM, noi vi siamo immensamente grati, perché, senza di voi, molti di questi bambini non riuscirebbero a sopravvivere ai primi quattro mesi di vita, quando l'unico alimento tollerato dallo stomaco del neonato è il latte materno.
P. Aldo Marchesini s.c.I.


Quelimane, 8-6-2005

Cara Maria Teresa,
ieri mi hanno detto che in ospedale è finito il nitrato d'argento in matite per fare "toccature" di granulomi. Quello che avevamo era ARGENPAL della Braun, nitrato d'argento mitigato, 0, 05 gr, per uso topico. Potresti spedirci una decina di matite? Grazie.


Quelimane, 11-6-2005

Ho ricevuto molti pacchetti di Maria Teresa in questi giorni e sto smistandoli secondo la destinazione delle medicine e del materiale sanitario. Oggi sono venuti alcuni rappresentanti dell'Associazione Donatori di Sangue a chiedere il solito contributo per la loro festa annuale, che sarà il 14 giugno prossimo. Ho dato loro dieci milioni di meticais come contributo alle spese di gestione, 15 borse e undici orologi regalati da Franchini. Sono stati molto contenti per i bei premi da distribuire ai donatori più assidui. È molto importante incoraggiare chi si presta alla nobile iniziativa di donare il sangue.
Il settimanale Nigrizia ha pensato di dedicare un numero della rivista a "Cosa l'Africa chiede a papa Benedetto XVI". La redazione ha scritto pure a me, chiedendomi un "pezzo" per l'occasione. Ho così scritto una lettera a nome dei milioni di africani ammalati di AIDS. Ho saputo che l'hanno pubblicata sull'ultimo numero. Simonetta, che l'ha letta, mi ha sùbito scritto per ringraziarmi di aver esposto certe idee che pure lei, da un'altra angolazione (quella delle Nazioni Unite), cerca di portare avanti. Qui la macchina per curare i malati di AIDS con gli aiuti americani è lentissima. Un vero dinosauro con grandi problemi nel vincere l'inerzia iniziale. Mettere in moto un sistema così esteso e specializzato su un territorio nazionale enorme e senza rete sanitaria efficiente è un'impresa titanica. Tuttavia si va avanti.
Dal 21 al 25 giugno 2005 andrò a Milevane all'Assemblea semestrale della congregazione dehoniana. Spero di non congelarmi. Per fortuna ho saggiamente portato con me dall'Italia il pile e il berretto da inverno.


Quelimane, 12-6-2005

Cara Maria Teresa,
è arrivato il pacco mancante, destinato all'Ortopedia di Nampula, inviati dal dr Boriani. Sono arrivati anche quelli con il materiale destinato a Quelimane: ferri ortopedici, sfigmomanometri e fonendoscopi, nonché nifedipina, atenololo, amlodipina e Kenacort. Ho ricevuto le cartucce di toner per la stampante.


Quelimane, 26-6-2005

Sono felicemente ritornato da Milevane ieri, trentesimo anniversario dell'Indipendenza. Grande è stata la partecipazione popolare alla festa.
L'assemblea della congregazione è andata bene. S'è discusso della situazione presente. La morte di padre Leali, all'improvviso, il 14 giugno scorso, ci ha colpiti tutti dolorosamente. Sono andato a trovarlo al cimitero della congregazione a Milevane.
Ho ripreso in mano il quaderno delle poesie per rivederle e ritoccarle qua e là. Ciò mi ha fatto bene. Mi è ritornata la voglia di scrivere qualcosa. Ho cominciato a mettere giù alcuni pensieri sulla notte, ispirato dalla rilettura d'una poesia composta quasi trent'anni fa a Songo. Vedremo se continuerò a sentirmi in vena anche qui in città. Questa novità mi ha dato una rinnovata energia e ne sono contento.


Quelimane, 9-7-2005

È sabato sera e il cielo qui è imbronciato. Nonostante sia finita la stagione delle piogge, le precipitazioni continuano quasi ogni giorno da tre settimane in qua. Ciò ha abbassato repentinamente la temperatura di cinque gradi. Di notte si toccano i 16º e di giorno si arriva a stento ai 25º. Bisogna indossare un giubbino tutto il giorno. La salute va bene, anche se mi riesce difficile lavorare a un ritmo tale da racimolare un po' di tempo libero. Questa settimana è arrivato a Quelimane il collega cubano di chirurgia; però non s'è ancora presentato in ospedale. Arriva al momento buono, perché il giovane dr Rosário, recentemente specializzatosi, deve andare a Maputo per un corso di gastroscopia e tornerà solo a settembre. Porterà con sé il nuovo gastroscopio che gli sarà fornito dal Ministero della Sanità e che rimarrà in dotazione al nostro ospedale. Ne siamo molto contenti e speriamo di poter fare dei passi in avanti nella diagnostica.
In questi giorni è ritornato in Mozambico fra Giuseppe Meoni, che resterà a lavorare a Nampula, nella nostra parrocchia di periferia, e al tempo stesso farà da referente a un gruppo di medici italiani che vogliono collaborare a turno nell'ospedale che la diocesi di Dom Tomé ha avuto in gestione per cinque anni. Tale ospedale è a Marrere, a 5 km dalla città, ed è in fase di ristrutturazione. Uno dei collaboratori che si danno più da fare è il dr Luigi Bosco.


Quelimane, 17 luglio 2005

È arrivato il collega cubano di chirurgia. Si chiama Leandro e ha una quarantina d'anni. È un tipo comunicativo e molto disciplinato. Penso che sarà facile collaborare con lui. In compenso il dr Rosário è partito ieri per le ferie a Mueda; terminate le quali, scenderà fino a metà settembre a Maputo per impratichirsi nell'uso dell'esofago-gastroscopio. In questi due mesi il dr Rosário ha operato con me varie fistole ed è riuscito a chiuderle tutte, anche se qualche volta abbiamo sofferto per riuscirci. È cresciuto molto in abilità chirurgica durante gli anni di specializzazione a Maputo. Abbiamo pure operato una decina di prostate e anche in questo campo sta acquisendo una notevole perizia.


Quelimane, 13-8-2005

Sono arrivati i vaccini antirabbici senza problemi. Continua sempre la presenza di cani randagi per le strade, anche se si deve ammettere che sono un po' diminuiti. Sono iniziati i lavori di rifacimento della strada che porta a Nampula. Se ne parlava da anni. Vi lavorano due imprese: una italiana, la CMC di Ravenna, e una portoghese. Una volta sistemata, la strada agevolerà molto le comunicazioni verso Nampula. [...] La mia salute va bene. Prima della fine d'agosto farò il controllo dei CD4. Sembra che la carica virale di maggio sia andata smarrita. Ho telefonato per sollecitarla, ma non sono riusciti a evocarla dal profondo del computer. [...] Qui il 15 agosto si lavora come tutti i giorni. Invece facciamo festa il 20 agosto (compleanno della città: 65 anni). Come vedete, sono quasi gemello di Quelimane!


Quelimane, 21-8-2005

Quest'anno il raccolto è stato scarso in molte zone della nostra provincia, perché le piogge sono state tardive. Gli effetti si cominceranno a vedere fra qualche mese, quando il raccolto sarà già stato tutto consumato dalle famiglie e si porrà il problema di comprare il cibo. Nel frattempo i prezzi sono aumentati per il caro-petrolio, che anche qui si fa molto sentire. Tutti i prodotti devono essere trasportati per essere commerciati e il combustibile incide molto. L'ultimo aumento è stato del 40%. Anche i biglietti delle corriere e dei chapa cem (i furgoni che trasportano passeggeri nel cassone posteriore, stipati all'inverosimile) sono aumentati del 40%. Lo stato ha dovuto concedere un aumento ai suoi dipendenti, ma è stato appena del 14%. In questo modo i margini della sopravvivenza si stringono sempre più.
All'inizio dell'anno s'è insediato il nuovo governo del presidente Guebuza, che ha promesso una linea di austerità e di efficienza da parte dello stato, con lotta alla corruzione e alla criminalità. Ma gli effetti pratici non si vedono ancora, soprattutto nel controllo della malavita. La città di Quelimane dopo le ore venti non è più sicura, specialmente nelle aree fatte di capanne, che sono la grande maggioranza. Gruppi di ladri entrano nelle case e rubano le cose semplici, come pentole, coperte, vestiti, seggiole ecc. Spesso sono armati e non esitano a colpire e accoltellare le persone. Il clima di insicurezza è aumentato vistosamente.
A Quelimane ora ci sono due Università, quella Pedagogica, dello Stato, che prepara personale laureato per l'insegnamento nelle scuole, e una privata d'insegnamento tecnico, con le facoltà di economia gestionale, diritto e psicologia.
In questi giorni c'è a Quelimane una commissione che studia la possibilità di fare del nostro ospedale un'unità d'insegnamento superiore, ospitando alunni dell'ultimo anno come interni. Sono alunni che hanno già finito tutti gli esami del curriculum e fanno un anno di pratica, seguìti da un professore della facoltà. Se l'idea che si faranno del nostro ospedale sarà favorevole, cominceremo a ricevere gli alunni dal prossimo anno.
Nel campo dell'AIDS, Quelimane è uno dei tre o quattro centri mozambicani in cui già funziona il trattamento antiretrovirale. Abbiamo diviso il day hospital in due unità, delle quali una funziona in ambienti che sono proprietà della mia congregazione, qui dietro alla Sagrada Família. Per ora è una sistemazione provvisoria, ma potrà diventare definitiva, se tutto funzionerà bene. I pazienti in trattamento antiretrovirale sono più di cinquecento e quelli seguìti clinicamente sono altri cinquecento. La fondazione "Clinton" ha promesso la consegna di un laboratorio di biologia molecolare per la fine dell'anno, da installare nell'ospedale provinciale.
Tutte le altre iniziative continuano ad andare avanti: 1) la fabbricazione e riparazione di carrozzelle; 2) il latte maternizzato per i neonati di mamme che sono morte o che non hanno latte; 3) lo stipendio ad alcune decine di lavoratori dell'ospedale, che non possono essere pagati dallo stato perché sono diminuiti fisici o non sono riusciti ad avere il diploma della scuola primaria di secondo livello (settima classe); 4) il ritorno a casa dei malati che arrivano in ambulanza da distretti lontani e che, quando sono guariti, non hanno i soldi per pagarsi il viaggio di ritorno [queste due ultime forme di aiuto sono rincarate molto con l'aumento dei prezzi dei biglietti e con l'aumento del 14% degli stipendi]; 5) l'aiuto agl'indigenti; 6) la costruzione di capanne per i senza tetto; 7) l'aiuto ai carcerati (coperte, vestiti, pagamento della multa, che, se pagata, permette di essere scarcerati dopo aver scontato il 50% della pena); 8) le adozioni a distanza per gli orfani assistiti dalle suore di Quelimane, del Gurúè e di Ruace (a 60 km dal Gurúè). Aspettiamo l'arrivo del sig. Franchini che verrà a fare foto e documentari, verso la fine di settembre 2005.
Ora vado a vedere alcuni malati gravi e poi partirò per Maganja da Costa con il prof. Vaz, direttore del corso di tecnici di chirurgia, che vuole parlare con calma con me per il futuro stage di cinque alunni a Quelimane il prossimo anno.


Quelimane, 10-9-2005

Ieri è arrivata una lettera - un fulmine a ciel sereno - del Ministro della Sanità, che fa cessare le funzioni alla direttrice Maria João e nomina al suo posto il dr Rosário, appena tornato da Maputo con il titolo di specialista in chirurgia. Per noi è un colpo, perché ora egli potrà fare solo qualcosina in chirurgia. Stava imparando a operare le prostate e le fistole con me. Chissà se riuscirà a proseguire in questa impresa.
Un grazie sentito a tutti i benefattori che sostengono le nostre iniziative con la loro generosità.


P. Aldo Marchesini, s.c.I.
( modificato in data 3-12-2012)
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