Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
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6 Novembre 2017: Notizie di P.Aldo


divertente cronaca di una domenica irripetibile da ricordare




Una domenica differente

La domenica scorsa mi hanno rubato il telefono portatile. Me ne sono accorto quando ormai era troppo tardi. Feci ricerche fino alle due del pomeriggio e poi tornai a casa. Mi accorgevo di vivere una situazione completamente nuova. Non potevo avvisare nessuno di essere diventato irreperibile e non avevo modo di comunicare cose urgenti alle persone cui ero legato da impegni, soprattutto di lavoro. Non sapevo a memoria il numero di nessuno e non potevo neppure controllare che ore erano: da anni non portavo un orologio da polso. Mi resi conto all'improvviso che gli straordinari servizi che mi faceva il telefonino si erano tramutati in una situazione di fragilità e di incapacità, perchè non avevo nessuna alternativa ai suoi servigi.

C'era tuttavia anche una conseguenza positiva per me, che ero continuamente bombardato da telefonate e sms senza posa. Il mio numero telefonico era diventato di dominio pubblico, usatissimo da qualsiasi persona che cercasse un soccorso per qualche bisogno economico. Studenti che avevano accumulato debiti nei versamenti delle mensilità dei loro Istituti, madri di famiglia vedove con numerosi figli, in ritardo con l'affitto della capanna, persone che avevano preso in prestito una bicicletta o una motocicletta per accompagnare all'ospedale un loro parente e, giunti all'uscita per tornare a casa, la bici o la moto non c'erano più. Altre volte era una famiglia che, dopo una pioggia molto violenta con raffiche di vento, aveva visto cedere una parete di pali e argilla della propria capanna. Succedeva anche che il tetto di foglie di palma non era stato cambiato in tempo e, durante i primi solenni acquazzoni, l'acqua cominciava a filtrare nella capanna bagnando il letto, la tavola e i sacchi di mais o di manioca accumulati lungo le pareti dell'abitazione.
A tutte queste cose pensavo, mentre tornavo a casa senza telefono e non posso negare di aver provato una certa soddisfazione per essere, una volta tanto, irraggiungibile e, per di più, senza colpa! Tutto sommato la cosa non era spiacevole...

Appena arrivai a casa, scrissi una e-mail a mia sorella e mio fratello, per informarli che al momento l'unico modo di comunicare era la posta elettronica. Mi risposero subito, inviandomi i loro numeri telefonici e quelli di alcune persone-chiave. Il vuoto maggiore rimaneva quello dell'ospedale, ma l'avrei risolto al mio arrivo al lavoro, la mattina dopo.
Era ormai sera e potevo concedermi alcune ore di tranquillità, sicuro che nessuno mi avrebbe telefonato o mandato un sms. Era una sensazione nuova, che dava ali alla mia libertà. La scomparsa del giogo del telefono mi rivelava di colpo quale fosse l'entità della libertà che mi era abitualmente negata e, per contrasto, mi mostrava com'era stato pesante quel giogo: ora che era scomparso, avevo un metro per poter misurare quale ne fosse stato il peso.
Quando salii in camera, compresi che dovevo fare qualcosa per uscire dall'irreperibilità. Andai a ricercare il vecchio cellulare. Lo trovai e lo misi sotto carica. Sul display apparve la scritta 'carta sim bloccata' e non ci fu modo di andare avanti. Sarebbe stato forse necessario comprarne uno nuovo, di quelli da quattro soldi, giusto per mantenere una via aperta. L'indomani avrei valutato meglio.
Il giorno dopo, all'uscita dal cancello della Sagrada Famiglia, per andare in macchina all'ospedale, vidi la ressa di sempre, di persone che volevano mostrarmi un documento che comunicava loro una spesa urgente, tipo un'ingiunzione della squadra di polizia del quartiere di presentarsi a pagare i debiti. Oppure c'era chi mi faceva vedere il foglio di libertà provvisoria (avendo già scontato metà della pena), e mi scongiurava di pagargli il biglietto per tornare a casa, in un distretto lontano. C'era anche chi mi chiedeva qualche soldo per comprarsi da mangiare, perchè in casa non era rimasto nulla.
Il giogo del telefono si era rotto, ma la realtà sottostante, con tutto il suo peso per le spalle di ognuno che mi cercava, restava intatto.

Riuscii a far riattivare il vecchio cellulare, con il numero della Mcel che cominciava con 82. L'impiegata del banco mi disse che erano rimasti attivi ancora 53 meticais.
Misi una ricarica di 150 e cominciai a telefonare ad alcune persone-chiave, per informarle del cambio di numero. Per lo meno avevo aperta una via di uscita verso gli altri.

Con soddisfazione mi resi conto che la memoria del telefono era rimasta funzionante e avevo i numeri dei vecchi contatti. Potevo riprendere l'abitudine di lasciare aperta la suoneria, sicuro che ormai sarebbero stati pochi quelli che sapevano del furto del telefono e che mi avrebbero chiamato.
Arrivò l'ora di cena e del telegiornale e poi quella di andare in cappella a recitare compieta e poi di salire in camera. Cominciai a sentire molti sms in arrivo e riconobbi gli stessi nomi di quelli che mi bombardavano continuamente. Stavano riattivando il numero antico, salvato nella loro memoria. Certamente, pensai, ricominceranno a chiamarmi come sempre nelle ore notturne prima di mezzanotte o subito dopo le quattro del mattino. Dico la verità: mi mancò il coraggio di lasciare il telefono suonare liberamente, fosse chi fosse!

Al risveglio, era ancora buio, aprii la memoria del telefono: c'era già stato qualche irriducibie che aveva tentato di chiamarmi!
Capii che non c'era modo di liberarmi dal giogo. Avevo solo la possibilità di lasciare il telefono in silenzio e senza vibrazioni.
Ero ritornato a essere parte del panorama di Quelimane, visibile da qualsiasi punto della città!
Era martedì, giorno delle visite ambulatoriali. In lista figuravano circa trenta persone. Ogni tanto, come sempre, arrivava qualcuno a implorare l'infermiere che chiamava i pazienti, di farlo entrare a presentare il suo caso molto urgente...

Poco dopo mezzogiorno, uno di questi fuori-lista batte insistentemente alla porta. Il tecnico Jofresse, che mi accompagna nelle visite ambulatoriali, apre per vedere chi sia. È il comandante delle guardie della prigione che mi vuole parlare, dicendo che si tratta di una cosa urgente. Lo faccio entrare. Si siede davanti a me. Poi apre un panno e tira fuori il mio telefono rubato!
"Signor dottore, abbiamo messo tutto l'impegno nella ricerca e finalmente abbiamo scoperto dove l'avevano nascosto. Sono venuto personalmente, per restituirglielo in forma ufficiale".
Lo osservai attentamente. Era scarico, ma intatto. Nessuno era riuscito a farlo funzionare.
"Grazie, signor Comandante. Le sono molto grato. Era necessario che me lo rubassero, per scoprire quanto fosse importante per me".


Padre Aldo Marchesini

Quelimane, 20 ottobre 2017. Festa di sant'Irene.

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