Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
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28-1-2019
Riceviamo da padre Aldo la quarta parte della serie "I fratelli di Giuseppe"


4 Nordinho

Sto uscendo dal cancello per andare a celebrare la messa in prigione.

Quando il guardiano apre il cancello, mi circonda un gruppo vociferante di persone, che gridano forte e battono con le mani sul vetro del finestrino, "Fermati, fermati! C’è un malato per terra che ti vuole parlare."

Lo sollevano di peso, per farmelo vedere. È Nordinho!

Una lunga storia di incontri e di disgrazie. Deve avere poco meno di 30 anni. È semi paralizzato nelle due gambe e cammina appoggiandosi, ad ogni "passo", due palmi più avanti, col sedere.

Così, sollevato da terra, sulle mani degli accompagnatori, si sporge verso di me, gridando:
"Papà! Una latta di granturco! Voglio soltanto una latta di granturco!".

So che ci vedeva molto male, ma oggi mi sorprende con una novità terribile: il suo sguardo non è diretto come sempre in un punto vicino alla mia faccia. Non ho ancora avuto modo di aprire la bocca, in mezzo a tutto quel baccano, e quindi, senza l’aiuto del suono della mia voce, ha come unico punto per localizzarmi ciò che vede di me. Guarda proprio da un’altra parte! Capisco, con profonda tristezza, che ormai ha perso la vista, è diventato cieco!

"Buongiorno, Nordinho. Cos’è successo? Non mi vedi più.?"

Non riesce a rispondermi, in mezzo a tutta quella confusione, mentre si fa avanti tra la gente, con voce lamentevole, sua moglie, poco più che adolescente, con un bambino piccolo in braccio.
"Papà, cado sempre! Perché non mi dai i soldi per comprare la capulana per far smettere gli attacchi?" La capulana è un panno colorato che tutte le donne usano per metterselo attorno ai fianchi o per assicurare il bambino dietro la schiena. Gli attacchi sono le crisi epilettiche che la fanno spesso cadere. C’è una fede cieca sui poteri di una capulana, fatta cucendo un panno bianco e uno rosso, che preserva dagli attacchi chi la indossa, perché allontana gli spiriti.

"La capulana non può fermare gli attacchi. Quello che serve sono le pillole contro l’epilessia. Hai smesso di prenderle?"

"SÌ, sono finite, ma gli attacchi sono una malattia tradizionale e per guarire ci vuole la capulana!"
Mi rendo conto che in quella confusione non è possibile risolvere nulla.

"Nordinho e Mena, io sto uscendo per andare alla prigione a celebrare la messa. Non posso scendere dalla macchina. Quando torno a casa a mezzogiorno, parleremo insieme." Non si lamentano per il rinvio ed io posso dirigermi alla prigione.

Conobbi Nordinho alcuni anni fa. Venne a domandarmi aiuto ed io chiesi al Centro ortopedico dell’ospedale che gli costruissero una carrozzella; e sempre cercavo di tenergli da parte un po’ di soldi delle offerte perché riuscisse a mangiare. Un giorno giunse accompagnato da una giovane che spingeva la carrozzella e me la presentò:

"Questa è la mia sposa. Si chiama Mena, ma soffre di attacchi di "e-gile gile". Cade per terra anche più volte al giorno. È molto malata. Papà, stiamo molto male. Non abbiamo un posto dove dormire."

Le diedi una ricetta di antiepilettici, insieme ai cinque meticais per comperarli.

"Con queste pillole smetterai di cadere, ma devi prenderle tutti giorni!". Poi parlai col signor Donato, che è l’incaricato delle costruzioni, e in poco tempo fu possibile costruire loro una capanna. Con la capanna e con la carrozzella iniziò un periodo di vita migliore. Vennero a trovarmi e Nordinho mi mostrò la sposa coi segni di una gravidanza già evidente.

"Papà, abbiamo già un figlio in arrivo. Io sono il papà di questo figlio!"

Il bambino nacque e ci fu bisogno di comprare il necessario per vestirlo. E così via …

Ed ora è arrivato con la triste novità di aver perso la vista!


Finita la messa in prigione, torno a casa. Nordinho e Mena mi aspettano sotto la veranda dove parcheggio la macchina. Nordinho spiega che devono andare a Maganja, da un curandeiro per fare la cerimonia con la capulana. Purtroppo sono rimasto senza soldi… Spiego loro che i soldi per Maganja non ci sono, ma vado in camera a prendere quanto basta per una latta di granturco. Mena mi corre dietro, perché non mi dimentichi della capulana. Vado e torno. Metto nella mano di Mena i soldi per la capulana, con un dito sulla bocca perché non dica più nulla e raggiungo Nordinho.

"Questi sono cinquecento meticais. Servono per la latta di granturco e per comprare un po’ di pesce secco."

"Grazie papà!". Poi aiuto Mena a farlo salire sulla carrozzella. Il bambinetto nella capulana dietro la schiena mi guarda con grandi occhi.

"Ciao!", gli dico e poi gli stringo la mano, come si fa coi grandi…

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